Ogni Regione avrà presto il proprio obiettivo vincolante in materia di fonti rinnovabili. La Conferenza Stato-Regioni ha infatti approvato lo schema di burden sharing regionale, ovvero la ripartizione tra le singole Regioni e le Province autonome dell’obiettivo nazionale in materia di fonti energetiche pulite. A questo punto, manca solo la firme definitiva dei ministri Passera e Clini.

L’Italia si è impegnata, in virtù della direttiva europea 2009/28/CE, a raggiungere entro il 2020 una quota di energia rinnovabile pari al 17% del consumo nazionale lordo, comprendente cioè non solo l’elettricità, ma anche l’energia termica e quella per i trasporti. Attualmente siamo all’8,3% e la percentuale che manca è stata appunto suddivisa tra le varie amministrazioni regionali.

La crescita maggiore, secondo il provvedimento, dovrà avvenire in Basilicata, con il passaggio dal 7,9% attuale al 33% di energia pulita. Un scarto è previsto anche per il Molise (dal 10,8 al 35%) e per la Sardegna (dal 3,8 al 17,8%), ma in termini assoluti le quote più alte sono state assegnate a Valle d’Aosta (52%), Provincia di Trento (36,5%) e di Bolzano (35,5%), che però sono abbastanza vicine ai rispettivi target e quindi dovranno crescere ancora poco.

Oltre a fissare gli obiettivi regionale, il decreto stabilisce che entro la fine dell’anno dovranno essere individuati i criteri per il monitoraggio dei target stessi, che dovrà avvenire con cadenza annuale. Nel 2014 ci sarà la prima verifica, ma le Regioni inadempienti saranno sottoposte soltanto a un richiamo formale.


Dal 2015, invece, le amministrazioni “ritardatarie” dovranno affrontare un vero e proprio contraddittorio con lo Stato, per capire se l’inadempienza è imputabile alle Regioni stesse. In caso affermativo, le amministrazioni avranno un tempo limite per rimediare, scaduto il quale scatterà il commissariamento delle politiche energetiche.

24 febbraio 2012
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