La riconversione della centrale termoelettrica ENEL di Porto Tolle è un affare troppo grosso per gli industriali italiani che, a secco di commesse a causa della crisi, non vedono l’ora di iniziare lavori per 2,5 miliardi di euro. Per questo l’Unione Industriali ha scritto alla Quinta sezione del Consiglio di Stato che il 13 aprile dovrà esprimere il suo parere sulla riconversione.

La cosa ha fatto infuriare WWF, Legambiente e Greenpeace, tutte e tre fermamente contrarie alla scelta del carbone, si sono infuriate per questa ingerenza degli industriali nelle decisioni dei magistrati. In una nota congiunta delle tre associazioni si legge lo sdegno per questa vicenda:

Unindustria non conosce, o vuole intenzionalmente ignorare, le regole minime di condotta a garanzia della terzietà della magistratura. È improprio che un soggetto di rappresentanza di interessi industriali scriva al Consiglio di Stato, a pochi giorni da un suo decisivo pronunciamento, per caldeggiare i piani di Enel riguardo al progetto di conversione a carbone dell’impianto a olio combustibile di Porto Tolle. Si tratta di una pressione diretta e indebita molto grave

ll Consiglio di Stato, in realtà, si è già espresso su Porto Tolle l’anno scorso annullando il decreto di VIA del Ministero dell’Ambiente. La vicenda, però, dal punto di vista giuridico è molto più complicata di quanto possa sembrare perché, pur di far partire il progetto di riconversione, la politica ha dato una grossa mano a ENEL.

La Regione Veneto, sotto la guida di Luca Zaia, ha modificato l’articolo 30 della legge istitutiva del parco regionale del Delta del Po che impediva la creazione o riconversione nella zona di centrali elettriche che non fossero conformi alle BAT, le Best Avaible Techinques. E la tecnica e tecnologia migliore, in fatto di centrali termoelettriche, è oggi il gas naturale e non certo il carbone.

Poi anche il Governo Nazionale con gli allora ministri allo Sviluppo Economico Paolo Romani e alle Finanze Giulio Tremonti che inserirono nella Legge Finanziaria estiva del 2011 un comma “ad centralem” che trasformava Porto Tolle in un impianto strategico per il quale erano concesse deroghe. In questo quadro legislativo tutt’altro che limpido e lineare si andrà a innestare la decisione definitiva del Consiglio di Stato del 13 aprile.

10 aprile 2012
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Fonte:
WWF
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