Sulle pagine del sito ufficiale italiano di Greenpeace ha fatto nei giorni scorsi la sua comparsa un rapporto relativo all’elenco delle aziende più inquinanti del nostro paese. Cemento, acciaio, carta, vetro, raffinazione e termoelettrico sono i settori che più hanno contribuito all’emissione di CO2 nel 2009, periodo in cui si è registrata una lieve flessione nella quantità di sostanze nocive riversate nell’atmosfera: dai 538,6 milioni di tonnellate del 2008 a 502 milioni.

A guidare questa poco onorevole classifica è la centrale Enel di Brindisi Sud, seguita dall’impianto Edison di Taranto e dalla raffineria Saras di Sarroch, in provincia di Cagliari. Negli ultimi cinque anni, secondo l’associazione ambientalista, si è passati da 147 milioni di tonnellate di CO2 registrati nel 2005 a 122,2 milioni dello scorso anno per quanto riguarda il solo settore del termoelettrico, grazie anche alla diffusione di sistemi per la produzione di energia da fonti rinnovabili.

Si tratta di un indiscutibile passo in avanti, ma non ancora sufficiente per garantire l’allineamento ai parametri previsti nel Protocollo di Kyoto. La strada intrapresa sembra dunque essere quella giusta, almeno in questo ambito, ma è giunto il momento di premere sull’acceleratore e puntare sempre più sull’energia verde, lasciandosi alle spalle il carbone e la tanto discussa ipotesi del ritorno al nucleare.

Pronta la replica di Enel ai dati diffusi da Greenpeace, con una nota in cui si legge che “le emissioni delle centrali sono al di sotto dei limiti previsti e in costante calo, quindi l’Italia non corre alcun rischio di essere sanzionata”. Inoltre, sempre secondo la SpA, “la CO2 non ha alcun effetto diretto sull’ambiente e sulla salute delle regioni nelle quali viene prodotta, ma è da ritenersi responsabile dell’effetto serra a livello globale”.

7 dicembre 2010
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