Endometriosi: il ruolo dell’alimentazione

L’endometriosi è una patologia che origina dalla presenza di frammenti del tessuto tipico della mucosa dell’utero, detto appunto endometrio, in altre parti dell’addome. In molti casi, la dislocazione del tessuto uterino è limitata alle ovaie, ai legamenti dell’utero e a quelli utero-sacrali. A volte può arrivare a coinvolgere la superficie delle strutture limitrofe, come l’intestino tenue, crasso e la vescica, ed estendersi anche fino alla pleura – la tunica sierosa che avvolge i polmoni – o il pericardio, la membrana che circonda il cuore.

La malattia di solito viene diagnosticata in giovani donne dell’età media di circa 25-27 anni e riguarda circa il 6-10% della popolazione femminile in età fertile. Una percentuale molto alta – compresa tra il 30 e il 50% – di chi soffre di endometriosi è infertile e più del 70% soffre di dolore addominale cronico.

L’origine della malattia a oggi non è nota, ma sono tre le ipotesi più accreditate:

  • alcuni frammenti della mucosa dell’utero si sfaldano durante le mestruazioni e le cellule risalgono verso le ovaie, poi nella cavità addominale anziché defluire con il flusso mestruale;
  • le cellule endometriali vengono trasportate in altra sede attraverso i vasi sanguigni o linfatici;
  • alcune cellule si trasformano in cellule endometriali.

L’endometrio dislocato reagisce agli ormoni allo stesso modo del tessuto uterino classico, pertanto può sanguinare e provocare dolore, sopratutto prima e durante le mestruazioni. La gravità dei sintomi e gli effetti del disturbo sulla fertilità e sul funzionamento degli organi varia notevolmente da donna a donna.

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Con il progredire della malattia, il tessuto endometriale dislocato tende a estendersi gradualmente e può anche raggiungere altre sedi. Tuttavia, la quantità di tessuto e la velocità con cui l’endometriosi evolve variano notevolmente. Il tessuto può rimanere sulla superficie delle strutture oppure penetrare in profondità e formare dei noduli.

Vediamo quali sono i sintomi della malattia e l’approccio alla cura.

I sintomi dell’endometriosi

Il sintomo principale di questa malattia è il dolore addominale, spesso accompagnato da intensi crampi: in genere, peggiora nei giorni precedenti e durante il ciclo mestruale. Quest’ultimo è irregolare e, spesso, insolitamente abbondante. L’intensità del dolore non è correlata alla quantità di tessuto che ha invaso l’addome, bensì in base alla posizione. Quest’ultima è anche associabile ad alcuni sintomi specifici:

  • l’interessamento dell’intestino causa spesso gonfiore addominale, stipsi o al contrario diarrea, oltre che sanguinamento rettale:
  • la dislocazione del tessuto uterino sulla vescica si manifesta con dolore e sanguinamento durante la minzione;
  • il coinvolgimento delle ovaie determina improvvisi crampi addominali insolitamente acuiti.

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La diagnosi della malattia spetta al medico ginecologo che, in caso di sospetto, potrà esaminare la cavità addominale e i suoi organi con il laparoscopio: una sonda a fibre ottiche che viene inserita dopo aver eseguito una piccola incisione intorno all’ombelico. Durante l’intervento vengono raccolti campioni di tessuto, che verrà poi esaminato per determinarne l’origine.

Terapia dell’endometriosi

La malattia, in un primo momento, viene affrontata con farmaci antinfiammatori per controllare il dolore. Questi farmaci vengono eventualmente associati a ormoni che reprimono la funzionalità delle ovaie e, di conseguenza, la crescita del tessuto endometriale. Questi ormoni sono rappresentati da contraccettivi orali combinati a base di estrogeni e un progestinico, progestinici da soli e agonisti del fattore di rilascio della gonadotropina, come leuprolide o nafarelin.

Nei casi di endometriosi grave, il trattamento più efficace consiste nell’intervento chirurgico per rimuovere il tessuto endometriale dislocato. Purtroppo, la rimozione è spesso una soluzione temporanea perché l’endometriosi tende a riformarsi.

Alimentazione e endometriosi

Le donne che soffrono di questa malattia dovrebbero seguire una dieta varia ed equilibrata basata sul modello della dieta mediterranea, prediligendo il consumo di pesce azzurro ricco di acidi grassi omega 3, noti per la loro azione antinfiammatoria. Al contrario, andrebbe limitata l’assunzione di carni e latte e latticini, tutti alimenti che promuovono la produzione di prostaglandine e che possono pentano avere una azione pro-infiammatoria.

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Tra gli altri alimenti da preferire vi sono i cereali integrali, frutta e ortaggi e legumi: le fibre alimentari hanno dimostrato di ridurre la concentrazione di estrogeni circolanti, oltre che favorire la normale funzionalità e movimento intestinale.

13 settembre 2017
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