Il Parlamento Europeo, ieri mattina, ha bocciato la proposta di riforma dell’Emission Trading Scheme (ETS). Cioè il mercato di scambio dei crediti di carbonio che le aziende con Emissioni di CO2 particolarmente elevate devono acquistare in compensazione delle loro attività climalteranti.

Un mercato che, sostanzialmente, non ha mai funzionato bene a causa dell’eccessiva quantità di crediti immessi sul mercato e del loro prezzo, di conseguenza, bassissimo. Essendo una sorta di tassa indiretta sulle emissioni di anidride carbonica (più ne emetti, più crediti dei comprare), l’ETS ha senso solo se il prezzo dei crediti è alto.

Se è troppo basso, infatti, le aziende non hanno alcuna convenienza nel migliorare le proprie attività aumentandone l’efficienza energetica: è molto più economico comprare crediti di carbonio a “prezzo stracciato”.

La proposta europea, in realtà, non era neanche una vera e propria riforma. Il “backloading”, questo il termine tecnico usato a Bruxelles, altro non era che una rimodulazione nel tempo dell’immissione sul mercato di nuovi crediti per 900 milioni di tonnellate di CO2 emesse dalle industrie.

Spostando ai prossimi anni i nuovi crediti si sperava di farne risalire il prezzo, ma ieri la proposta è stata affossata con 334 no e 315 sì. Tutto ciò, purtroppo, ha anche un effetto secondario da non sottovalutare: mette in dubbio gli incentivi al fotovoltaico, alle altre rinnovabili e alle batterie di accumulo.

Soprattutto la Germania, infatti, aveva legato la copertura economica degli incentivi statali ai ricavi derivanti dalla vendita dei crediti di carbonio. Incentivi messi in dubbio dal prezzo bassissimo dei certificati.

>>Leggi le novità sugli incentivi alle batterie per il fotovoltaico in Germania

Di poche ore fa la notizia che la banca statale KfW sarebbe pronta a erogare i finanziamenti agevolati alle batterie e del tentennamento del ministro dell’Ambiente Altmaier che, molto probabilmente, aspettava proprio il voto dell’Europarlamento per avere una visione più realistica del futuro.

Futuro che sarà identico al presente: crediti di carbonio a prezzi stracciati (ieri sono scesi sotto i 3 euro a tonnellata di CO2) e incentivi a rischio. In Germania e non solo, visto che i sussidi tedeschi sono spesso d’ispirazione per quelli di altri Stati membri dell’UE. L’Italia, ad esempio, seppur con cinque anni di ritardo rispetto alla Germania, a metà anni 2000 lanciò il Primo Conto Energia che era assai simile per impostazione agli incentivi tedeschi per il fotovoltaico.

17 aprile 2013
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