È ancora presto per cantare vittoria, ma dopo tante brutte notizie è arrivato il momento di una buona. L’inquinamento nel mondo è rallentato. Non è possibile fermarlo, almeno non adesso, ma rispetto a 10 anni fa è meno preoccupante. Lo ha dimostrato uno studio effettuato dalla Netherlands Environment Assessment Agency, in collaborazione con lo European Commission’s Joint Research Centre, il quale ha dimostrato che per la prima volta dall’inizio della Rivoluzione Industriale la crescita economica non è andata di pari passo con quella dell’inquinamento.

Fino a 10 anni fa infatti ogni anno inquinamento ed economia crescevano di pari passo. Se uno cresceva del 5%, aumentava anche l’altro del 5%. Nel 2012, per la prima volta, questo circolo vizioso è stato interrotto. L’economia mondiale è cresciuta del 3,5%, ma l’inquinamento “solo” dell’1,1%. In termini assoluti si parla delle emissioni di CO2 più elevate di sempre, ma almeno le politiche di riduzione dell’inquinamento stanno funzionando.

Secondo lo studio sono stati tre i fattori che hanno potuto produrre questa riduzione delle emissioni. In Cina hanno funzionato i sussidi statali per quanto riguarda lo sviluppo delle rinnovabili, i quali hanno portato il tasso di inquinamento da un +10% annuo a circa il 3% del 2012. Negli Stati Uniti invece ha funzionato la politica di Obama di puntare sullo shale gas, il gas scisto, che ha ridotto del 4% le emissioni americane. In Europa invece nulla di tutto questo: il fattore che ha ridotto le emissioni è stata la crisi economica. Migliaia di fabbriche hanno chiuso e quindi ci sono state meno emissioni. Nel complesso il miglioramento maggiore è comunque dovuto alle rinnovabili, cresciute del 733% dal 1990 a oggi, contro il 51% dei fossili e 41% dei combustibili a basso impatto.

La cattiva notizia è che il calo non c’è stato dappertutto. Le emissioni infatti si sono ridotte nei Paesi industrializzati, passati dall’essere responsabili del 69% dell’inquinamento mondiale al 41%, mentre i Paesi in via di sviluppo adesso inquinano molto più di Europa, America, Giappone e Russia messe insieme. Anche l’Italia, secondo lo studio, mostra un’importante riduzione nelle emissioni, passando dalle 425 milioni di tonnellate del 1990 alle 385 di oggi. Il suo peso sull’inquinamento mondiale è passato dal 2 all’1% in vent’anni. Chi invece ha fatto registrare il picco è ovviamente la Cina, passata dall’essere responsabile di soltanto il 2% delle emissioni mondiali nel 1990 al 29% di oggi.

5 novembre 2013
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