Torna a crescere le emissioni di CO2 nel 2012. Questo è quanto diffuso nel rapporto dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (International Energy Agency o IEA), che registra l’andamento difforme tra le prestazioni di Paesi come la Cina, ancora il maggiore emettitore globale, e i ridimensionamenti ottenuti da Stati Uniti ed Europa.

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Aumento globale di CO2 che secondo l’Agenzia Internazionale tocca quota +1,4%, equivalente a circa 31,6 miliardi di tonnellate di anidride carbonica. Nel suo “World Energy Ouylook” la IEA spiega come la responsabilità del 60% delle emissioni mondiali sia da imputare a Paesi non appartenenti all’OCSE, tra cui spicca per il suo contributo la Cina. Un contributo che tuttavia risulta inferiore rispetto agli anni passati, frutto del massiccio ricorso alle rinnovabili e di cambio nella gestione energetica nazionale.

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Il bilancio IEA per l’andamento della produzione di CO2 negli Stati Uniti sembra invece del tutto positivo, con un abbassamento delle emissioni di circa 200 milioni di tonnellate. Una prestazione che riporta i dati USA indietro di quasi vent’anni e che sarebbe frutto del progressivo passaggio dell’economia statunitense dalla dipendenza dal carbone a quella dal gas.

L’Europa presenta invece una situazione molto particolare per quanto riguarda le emissioni di CO2 e la gestione energetica. Malgrado alcuni Stati abbiano incrementato l’utilizzo di carbone per alimentare le proprie centrali energetiche, sfruttandone la diffusione a basso costo, le emissioni europee si sono ridotte nel 2012 di 50 milioni di tonnellate. Il merito in questo caso va all’aumento diffuso del ricorso alle fonti rinnovabili, ai tetti imposti alle aziende e infine alla contrazione energetica imposta dalla crisi economica.

11 giugno 2013
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