L’Unione Europea non riuscirà a centrare i target sulla riduzione delle emissioni di CO2 fissati alla COP21 di Parigi. A rivelarlo è una nota della Commissione Europea divulgata dal quotidiano britannico The Guardian. Le proiezioni degli analisti rivelano che l’UE emetterà 2 miliardi di tonnellate di CO2 in più, rispetto agli obiettivi assunti all’ultima conferenza internazionale sul clima.

Lo sforamento comprometterà le strategie climatiche comunitarie, ostacolando il contenimento dell’aumento delle temperature al di sotto dei 2°C. La causa del fallimento paventato dalla Commissione Europea va ricercata nel Sistema europeo di scambio di quote di emissione, noto come “EU ETS”. Lo strumento mette a disposizione delle industrie europee più energivore un numero limitato di diritti di emissione.

Le imprese sono libere di acquistare o vendere le loro quote. In questo modo l’impatto ambientale degli impianti produttivi più inquinanti viene compensato dalla riduzione delle emissioni di CO2 delle industrie più virtuose.

Lo schema del cap & trade europeo presenta però diverse criticità. Il costo del carbonio, fissato attualmente a 5 euro a tonnellata, dovrebbe aumentare a ritmi più rapidi per poter centrare l’obiettivo di un’economia a zero emissioni entro la fine del secolo. Se il sistema adottato dall’UE resterà invariato non sarà possibile centrare neanche gli obiettivi fissati per il 2050, che prevedono una riduzione delle emissioni dell’80% rispetto ai valori registrati nel 1990.

Il costo dei crediti necessari a coprire le emissioni di CO2 in più generate negli Stati membri ammonta a 146 miliardi di euro. Per rispettare gli accordi di Parigi l’Unione Europea dovrebbe ridurre il numero di crediti a disposizione delle 11 mila industrie e centrali energetiche aderenti al sistema.

La mossa farebbe lievitare il prezzo del carbonio, spingendo gli Stati membri a rinunciare più velocemente alle fonti fossili. Una simile strategia potrebbe essere ostacolata da Stati membri ancora molto dipendenti dal carbone come la Polonia, che lamenterebbero un’ingiusta penalizzazione della loro economia.

Secondo Bas Eickhout membro della Commissione Ambiente del Parlamento Europeo l’UE ha sempre stimolato gli altri Paesi a impegnarsi maggiormente per ridurre le emissioni. Le falle nel mercato delle emissioni potrebbero minare la credibilità dei leader europei nei negoziati climatici, inviando un segnale sbagliato al resto del mondo.

1 marzo 2016
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Walter Santoro, martedì 1 marzo 2016 alle18:42 ha scritto: rispondi »

Diminuire sensibilmente l'emissione di CO2 è possibile intervenendo sulla pubblica illuminazione. Solo In Italia ci sono 10mln di lampioni con una spesa di oltre 2mld di euro/anno, in continuo aumento. 1.000 pali emettono 250 tonnellate di CO2/anno oltre al consumo di TEP (Tonnellate Equivalenti Petrolio) Diminuire il consumo di elettricità, mediamente del 50%, a mezzo di innovazioni tecnologiche significherebbe diminuire l'emissione di CO2. Tali innovazioni sono a disposizione delle 8.500 amministrazioni comunali che non ne fanno uso, se non poche circa il5%, nonostante il costo zero perché pagate solo e soltanto con il risparmio energetico. Tranquillamente si terrebbe fede alle disposizioni della COP21 di Parigi

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