Il 2013 è stato un anno nero per l’atmosfera e per gli oceani, pesantemente compromessi dai livelli di CO2 in vertiginoso aumento. Lo rivelano i dati pubblicati dalla WMO, la World Meteorological Organization. L’organizzazione meteorologica dell’ONU ha diffuso come ogni anno il suo bollettino sulle emissioni climalteranti.

Dalle rilevazioni degli esperti è emerso che dal 1990 al 2013 il forcing radiativo ha subito un aumento del 34% a causa di un’impennata nelle concentrazioni di CO2, metano e protossido di azoto nell’atmosfera. Questo parametro misura la differenza tra la radiazione entrante e quella uscente. Più è positivo e maggiore sarà l’impatto del riscaldamento globale.

A far aumentare il valore del forcing radiativo sono sia fenomeni naturali sia le attività umane più inquinanti: dagli allevamenti all’industria dei fossili. In questo vertiginoso incremento la parte del leone la recita la CO2, che rappresenta l’80% dei gas forzanti.

Nel 2013 la concentrazione di CO2 nell’atmosfera ha superato del 142% i valori registrati nel 1750, prima della rivoluzione industriale. Secondo le stime a questo andamento già nel 2015 si arriverà a una concentrazione di CO2 nell’atmosfera di 400 parti per milione.

Le concentrazioni di metano e protossido di azoto registrate hanno restituito percentuali di incremento ancora più alte, rispettivamente del 253% e del 121%. Il metano è il secondo più importante gas a effetto serra. Il 40% proviene da sorgenti naturali come le zone umide, il 60% da attività umane, come gli allevamenti intensivi, le centrali fossili, le discariche e la combustione di biomassa.

Nel 2013 il metano atmosferico ha fatto registrare un nuovo record con concentrazioni nell’atmosfera pari a circa 1824 parti per miliardo (ppb), a causa di un aumento delle emissioni provenienti da fonti antropiche. Il protossido di azoto nel 2013 ha invece raggiunto concentrazioni pari a 325,9 parti per miliardo.

A causa del massiccio impiego di fertilizzanti, della combustione di biomassa e di diversi processi industriali, i livelli di protossido di azoto aumentano, distruggendo lo strato di ozono stratosferico che ci protegge dai raggi ultravioletti nocivi del Sole. Secondo gli esperti della WMO occorre concertare al più presto azioni contro il riscaldamento globale per scongiurare il peggio. Il segretario generale della WMO, Michel Jarraud, punta il dito contro i combustibili fossili:

Sappiamo senza alcun dubbio che il clima sta cambiando e che diventa sempre più estremo a causa di attività umane come la combustione dei combustibili fossili.

L’anidride carbonica rimane nell’atmosfera per diverse centinaia di anni e nel mare ancora più a lungo. Le emissioni di CO2 avranno un impatto cumulativo sia sul riscaldamento globale che sull’acidificazione degli oceani. Le leggi della fisica non sono negoziabili.

Per la prima volta il bollettino della WMO ha dedicato un’intera sezione all’acidificazione degli oceani. I mari sono i principali mitigatori del riscaldamento globale. Se le concentrazioni di CO2 nelle acque sono troppo elevate, la loro funzione cruciale viene compromessa con impatti devastanti sul clima. Come ha spiegato Wendy Watson-Wright, segretario esecutivo della Commissione oceanografica intergovernativa dell’UNESCO:

Se il riscaldamento globale non è una ragione abbastanza forte per ridurre le emissioni di CO2, l’acidificazione degli oceani dovrebbe esserlo, dal momento che i suoi effetti si fanno già sentire e aumenteranno nei decenni a venire.

9 settembre 2014
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I vostri commenti
Silvano Ghezzo, martedì 9 settembre 2014 alle22:46 ha scritto: rispondi »

La solita "solfa". Se l'Umanità vuole perseguire l'intenzione di migliorare la qualità della vita, non può illudersi di raggiungere l'obiettivo senza mettere limiti all'aumento della popolazione mondiale. Possibile che questa semplice ed elementare deduzione non venga presa in considerazione dai "potenti" della Terra...... Forse pensano in ogni caso di poterci "sguazzare allegramente" alle spalle di tutti gli altri, noi compresi .

Mic, martedì 9 settembre 2014 alle20:36 ha scritto: rispondi »

....ma, quando l'uomo ancora non esisteva sulla terra, con valori di CO2 ben più elevati , la vita , gli animali le piante ecc. a quale agenzia si rivolgevano? Chi curava il benessere della Vita di allora , a suon di miliardi di dollari per progetti faraonici, quanto inutili, che oggi finiscono nelle tasche dei soliti noti (Gore, onu , ipcc, green peace ed altre notabilità).Il pressapochismo delle previsioni lo si vede gia' dalla data di scadenza delle medesime sempre fra 35/40 anni., tanto chi oggi le spara grosse, conta sulle amnesie dovute all'eccesso incontrollato di informazioni che il ns. povero cerebro e' costretto a subire quotidianamente......Troppa avidita' contraddistingue la presunta lotta risolutiva al CO2, sempre a discapito del comune cittadino

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