Nel 2011 le emissioni globali di gas serra hanno fatto segnare un nuovo record assoluto. È uno dei dati contenuti nell’ultima edizione del World Energy Outlook della IEA (International Energy Agency, l’Agenzia Internazionale per l’Energia). Il report annuale, disponibile a pagamento sul sito dell’organismo internazionale, è stato diffuso qualche mese fa ma adesso la IEA ha pubblicato un focus dedicato alle emissioni globali di gas serra.

La notizia principale è quella di un incremento del 3,2% rispetto ai valori del 2010, che hanno portato la CO2 emessa nel mondo a un livello complessivo di 31,6 miliardi di tonnellate. Si tratta di un valore record, raggiunto soprattutto con il contributo delle economie emergenti, a cominciare dalla Cina.

Proprio al gigante asiatico, infatti, si deve l’incremento maggiore delle emissioni, con una crescita annua di 720 milioni di tonnellate (il 9,3% rispetto al 2010) dovuto principalmente al maggiore uso del carbone. Decisivo anche il ruolo dell’India, che ha fatto registrare un aumento dei gas serra dell’8,7%, collocandosi al quarto posto dietro Cina, USA e UE come produzione di gas climalteranti.

Sarebbe però un errore, secondo l’Agenzia, demonizzare le nuove potenze asiatiche. Prima di tutto perché, fa notare il World Energy Outlook 2011, i livelli pro capite di emissione sono ancora nettamente inferiori rispetto a quelli dei paesi OCSE. Nel dettaglio, un cinese medio emette in un anno il 63% dei gas serra di un abitante di un paese occidentale, mentre un indiano medio non va oltre il 15%. Per quanto riguarda la Cina, inoltre, la IEA ha registrato un impegno non indifferente in termini di risparmio energetico e promozione delle fonti rinnovabili.

Quel che la Cina ha fatto in un periodo così breve di tempo per migliorare l’efficienza energetica e distribuire l’energia pulita sta già pagando dividendi importanti per l’ambiente globale – sottolinea Fatih Birol, economista capo della Iea – Senza questo impegno, le emissioni di CO2 della Cina nel 2011 sarebbero state più alte di circa 1,5 miliardi di tonnellate.

Molto diversa la situazione delle potenze occidentali, a cominciare da Stati Uniti e Unione Europea. A causa della crisi economica e del rallentamento della produzione industriale, le emissioni sono calate in entrambi i casi. La produzione di CO2 dell’UE, ad esempio, è diminuita dell’1,9%, mentre negli USA il calo è stato dell’1,7%.

28 maggio 2012
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I vostri commenti
Silvano Ghezzo, lunedì 28 maggio 2012 alle22:48 ha scritto: rispondi »

L'Occidente è veramente furbo: Cina e India facevano concorrenza sul costo del lavoro, ora la fanno anche sui costi di produzione, legati anche a quelli di filtraggio e depurazione, complimenti, si vede che in occidente si mangia tutti i giorni "pane e volpe".  E poi ci pontificano sulle cause della crisi europea.   Grazie globalizzazione che ci renderai tutti più poveri, tranne pochi sempre più ricchi.

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