Il mondo sta fallendo gli obiettivi per la riduzione dei gas serra con il rischio di non riuscire a contenere l’aumento delle temperature globali sotto i 2°C, soglia fissata dagli esperti dell’IPCC per evitare il punto di non ritorno. Il quadro tracciato dall’ultimo report di Germanwatch è sconfortante. I dati presentati ieri alla Conferenza sul Clima di Lima mostrano che nessun Paese ha adottato strategie realmente incisive per il contenimento dei cambiamenti climatici.

I Paesi più virtuosi sono la Danimarca e la Svezia che occupano rispettivamente il quarto e il quinto posto del Climate Change Performance Index (CCPI). Le prime tre posizioni della classifica sono rimaste vuote perché nessun Paese è riuscito a raggiungere risultati soddisfacenti nei vari campi analizzati, che spaziano dalle fonti rinnovabili all’efficienza energetica, dalle politiche internazionali per la mitigazione dei cambiamenti climatici alle strategie nazionali a medio e lungo termine per tagliare i gas serra e ridurre la dipendenza dai fossili.

Al sesto posto troviamo il Marocco, per la prima volta nella top ten dei Paesi che stanno facendo più sforzi per ridurre i gas serra, che negli ultimi anni sta scommettendo molto sul solare, sull’eolico e sull’efficienza energetica. Stati Uniti e Cina, che di recente hanno siglato un accordo storico per ridurre i gas serra, occupano rispettivamente il 44° e il 45° posto.

L’Italia invece è diciassettesima grazie alla riduzione delle emissioni correlata alla crisi economica che ha paralizzato la produzione industriale. Come spiega Legambiente, che ha curato insieme a Germanwatch la parte del report dedicata alle politiche climatiche del nostro Paese, siamo ancora lontani dagli obiettivi comunitari di riduzione dei gas serra.

Anche se l’Italia si è posizionata meglio della Germania, che occupa la 22esima posizione, resta infatti indietro in alcuni settori cruciali:

Se si considera solo la sua politica nazionale sul clima, il nostro Paese retrocede in fondo alla classifica occupando il 58° posto. Situazione confermata dal recente rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (AEA) sull’attuazione del pacchetto clima-energia 2020.

Per sbloccare la situazione secondo l’AEA occorrono strategie più incisive. Al momento l’Italia produce nei settori non-ETS, come i trasporti, l’agricoltura e i servizi, 299,4 milioni di tonnellate di CO2 equivalente.

Nel 2020 questa cifra dovrebbe abbassarsi a quota 287,9 milioni di tonnellate. Legambiente spiega che all’Italia basterebbe attuare le misure annunciate nel 2012 per arrivare addirittura a scendere oltre questa soglia, raggiungendo quota 269,9 MtCO2-eq.

9 dicembre 2014
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I vostri commenti
Paolo Remondina, mercoledì 10 dicembre 2014 alle10:41 ha scritto: rispondi »

Qui tutti devono fare uno sforzo in più, anche se gli interessi economici di colossi mondiali non favoriscono il rapido passaggio alle energie rinnovabili e meno inquinanti. L'accordo firmato da Cina e USA può essere un buon passo in avanti, da vedere se questo accordo avverrà nei fatti.

Silvano Ghezzo, martedì 9 dicembre 2014 alle23:28 ha scritto: rispondi »

Finchè Cina e Stati Uniti non passano dalle parole ai fatti, penso che la "battaglia" languirà per lungo tempo.

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