Le emissioni di CO2 legate ai consumi energetici sono rimaste sostanzialmente invariate nel 2015, facendo segnare la crescita più bassa degli ultimi 25 anni a eccezione del 2009, anno clou della recessione economica. L’incremento delle emissioni lo scorso anno è stato dello 0,1%, a fronte dell’aumento medio annuo dell’1,5% registrato nell’ultimo decennio. A rivelarlo è la 65esima edizione della “Statistical Review of World Energy” pubblicata dal colosso energetico BP.

Il consumo di energia lo scorso anno è cresciuto solo dell’1% soprattutto a causa del rallentamento dell’economia cinese. Dopo un trend positivo durato vent’anni le emissioni in Cina per la prima volta sono calate, anche se di appena lo 0,1%.

Anche l’intensità energetica fa registrare un calo globale, grazie a nuove tecnologie più efficienti che consentono di produrre la stessa ricchezza a fronte di un minore dispendio di energia. Gli analisti fanno notare che negli ultimi anni la produzione energetica è stata rivoluzionata da progressi tecnologici che hanno condotto a una maggiore diversificazione delle fonti. Lo sfruttamento dello shale gas negli Stati Uniti ha sbloccato risorse enormi di petrolio e gas.

Le energie rinnovabili trainate dall’eolico e dal fotovoltaico hanno conosciuto una rapida crescita nel 2015. La produzione eolica ha chiuso l’anno a quota +17,4%. La produzione fotovoltaica è aumentata del 32,6%, soprattutto nei mercati emergenti. La produzione elettrica da fonti rinnovabili è cresciuta complessivamente di 213 TWh, pari al 15% in più rispetto al 2014.

L’espansione delle rinnovabili si è consumata a spese del carbone, che lo scorso anno ha subito un nuovo crollo fornendo un contributo del 29% al mix energetico, il valore più basso registrato dal 2005.

La BP saluta come un segnale positivo lo stallo nella crescita delle emissioni di CO2 registrato nel 2015, sottolineando che si tratta di un progresso in direzione degli obiettivi siglati alla COP21 di Parigi. Il colosso invoca però azioni più incisive:

Abbiamo compiuto solo un piccolo passo in avanti. La sfida è ancora tutta da giocare e richiede maggiori sforzi sul fronte dell’efficienza energetica e del mix di fonti.

La partita si giocherà perlopiù nei Paesi emergenti, da cui ormai proviene ben il 58,1% della domanda energetica globale.

10 giugno 2016
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