La Commissione Europea era venuta a conoscenza dei test sulle emissioni delle auto diesel truccati grazie a software illegali ben 5 anni prima che esplodesse il dieselgate Volkswagen. A lanciare la bomba è il prestigioso quotidiano britannico The Guardian.

I giornalisti britannici sono riusciti a visionare un documento redatto dal panel di scienziati della Commissione Europea risalente al 2010, in cui gli esperti avvisavano le autorità comunitarie di un dispositivo sospetto installato a bordo dei veicoli, che avrebbe potuto manipolare i risultati dei test sulle emissioni.

Il dieselgate che ha coinvolto la casa automobilistica tedesca è scoppiato nel 2015 negli Stati Uniti, quando le autorità americane hanno individuato un software a bordo dei veicoli della compagnia in grado di far risultare livelli inferiori di NOx durante i test. Le autorità UE hanno sempre sostenuto che il Joint Research Centre (JRC) non era riuscito a individuare il programma.

Il documento visionato dal Guardian dimostra invece che il JRC nutriva da anni dei sospetti. A dispetto dell’avvertimento ricevuto dagli scienziati nel 2010 le autorità UE non hanno ordinato ulteriori indagini. A confermarlo è lo stesso JRC, interpellato dalla commissione d’inchiesta istituita dal Parlamento Europeo sul dieselgate.

Nello specifico i ricercatori europei avevano notato che uno dei veicoli testati mostrava emissioni di NOX elevate durante i test di tipo 6 a basse temperature. Gli esperti si erano insospettiti perché le emissioni di NOx a bassa temperatura non sono disciplinate. Il dispositivo riduceva le emissioni di CO2 aumentando i NOx.

Il nome della compagnia coinvolta non è stato reso noto, ma il dispositivo manomesso è utilizzato da molte case automobilistiche. Secondo l’associazione ambientalista Transport and Environment il programma spegne i sistemi di trattamento dei gas serra quando la temperatura esterna raggiunge i 17°C.

A mostrare apprensione per i test sulle emissioni compromessi da software illegali era stato anche il Dipartimento dell’ambiente europeo. Nel 2013 il dipartimento aveva denunciato pratiche illegali da parte dei costruttori, volte ad aggirare i sistemi anti-inquinamento per incrementare le performance dei veicoli o risparmiare sulla sostituzione delle componenti più costose. Alcuni costruttori avevano implementato sistemi di riduzione delle emissioni che non si attivavano a basse temperature o quando il veicolo aveva bisogno di un’alimentazione supplementare.

Secondo Kathleen van Brempt, a capo della commissione d’inchiesta europea sul dieselgate, le autorità UE avevano il dovere di avvisare gli Stati membri del software sospetto. L’avvertimento avrebbe spinto i Governi ad avviare delle inchieste sul territorio nazionale, togliendo dalla circolazione i veicoli compromessi e approvando normative sulle emissioni delle auto più rigide.

Il fallimento dell’UE ha destato non pochi sospetti e fatto nascere dubbi sulla capacità di vigilanza delle autorità europee. La Commissione, accusata di non essersi voluta assumere responsabilità, continua a negare di essere venuta a conoscenza di frodi, pur ammettendo di sapere del rischio di software sospetti sin dal 2014. Le autorità UE si difendono, sostenendo di non essersi allarmate perché i test in laboratorio danno da sempre risultati molto diversi rispetto alle emissioni in condizioni reali.

20 giugno 2016
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