La tornata elettorale che inizierà domenica prossima si annuncia estremamente importante e interessante. Soprattutto a Roma il responso elettorale dovrà dare il segno sia dell’orientamento politico degli italiani dopo l’insediamento del governo Letta a maggioranza PD-PDL, sia formerà una giunta chiamata a risolvere i gravi problemi in cui versa la nostra Capitale.

Problemi che molto, troppo spesso riguardano tematiche ambientali. Per questo motivo non ci sottraiamo alla sfida di presentarvi i vari programmi politici per quel che riguarda le tematiche ambientali. Fra i vari candidati, abbiamo concentrato la nostra attenzione su quelli che ci sembrano i 6 principali.

Alcuni possibili temi, per quanto centrali, non saranno affrontati in questa sede. Sarà il segno dei tempi e della crisi ambientale che stiamo vivendo, ma tutti i candidati parlano di sostenibilità, fotovoltaico e protezione delle campagne. Inoltre, in tutti i programmi abbiamo trovato una certa attenzione ai diritti degli animali, tanto che diverse associazioni animaliste si sono schierate con candidati diversi.

Iniziamo la nostra guida conoscendo meglio tali candidati, per poi approfondire 5 tematiche secondo noi cruciali per la città di Roma: mobilità cittadina, problema della raccolta e smaltimento della spazzatura, edilizia e problema casa e gestione dell’acqua pubblica.

I candidati sindaco

I candidati presentano tutti delle storie biografiche molto diverse fra loro. Probabilmente anche solo da questo punto può essere possibile capire chi può avere delle attenzioni maggiormente ambientaliste, almeno su certe tematiche.

Il primo della lista non può che essere il sindaco uscente:

Gianni Alemanno

A queste elezioni si presenta con l’appoggio elettorale del Popolo della Libertà, de La Destra e di alcune liste civiche. Ha 53 anni ed è nato a Bari, pur risiedendo a Roma dagli anni ’70. Militante della destra sociale fin da giovane, è animatore di varie associazioni politico-culturali, anche ambientaliste.

Ignazio Marino

Il candidato del Partito Democratico ha 58 anni ed è arrivato alla politica abbastanza tardi. Medico chirurgo di fama internazionale è sostenuto anche da Sinistra Ecologia e Libertà, il Partito Socialista Italiano, la lista Verdi Ecologisti Reti civiche animalisti e da altre liste civiche o locali

Marcello De Vito

È il candidato del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. Originario del quartiere di Montesacro, si presenta come avvocato e padre di famiglia. Come spesso accade ai candidati del suo Movimento, non ha una lunga tradizione di attività politiche alle spalle.

Alessandro Bianchi

Ex ministro dei Trasporti e proveniente dall’area del Partito Democratico, Bianchi si presenta con una lista di nome ProgettoRoma.

Alfio Marchini

Il candidato della lista Cambiamo con Roma Alfio Marchini Sindaco nasce a Roma nel 1965. Imprenditore di successo, fa parte di varie associazioni oltre aver fatto parte di consigli di amministrazioni di varie società e banche.

Sandro Medici

L’ex giornalista de Il Manifesto e attuale “minisindaco” di Cinecittà è originario del quartiere di San Lorenzo. Una vita di militanza politica a sinistra è stata coronata a partire dal 2001 con la vittoria in ben 3 tornate elettorali per la guida del X municipio. Amministrazione che porta avanti in maniera radicale, che gli ha attratto sia critiche, sia favori. Medici è appoggiato da Sinistra per Roma (Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani), #RomaPirata e la lista Repubblica Romana

Mobilità

traffico roma

Il problema della mobilità urbana è forse quello la cui urgenza è più evidente. Un giro nell’ora di punta su via Nomentana o sulla Togliatti bastano a capire la gravità della situazione.

Vediamo di capire in breve, che cosa pensano di fare i vari candidati sindaco, cominciando sempre da quello uscente.

Gianni Alemanno presenta un programma articolato in più di 100 pagine. In queste, il tema della mobilità pur presente e considerato nominalmente una delle priorità, quasi scompare, frammentato in diversi capitoli.

Nel capitolo “Mobilità sostenibile e adeguamento infrastrutturale” a pag. 69, comunque, leggiamo i seguenti punti:

  • Il potenziamento del trasporto pubblico in sede propria (corridoi del trasporto
    pubblico, tram, sistemi a fune, etc.);
  • L’incentivazione per la “mobilità dolce”, in particolare per la ciclabilità, su percorsi sistematici casa-lavoro o casa-studio utilizzabili quotidianamente;
  • L’incentivazione della mobilità dolce a scala di quartiere: ristrutturazione del traffico e della sosta secondo il concetto delle isole ambientali;
  • La realizzazione dei nodi di scambio intesi come poli o centri di servizi e attrezzature;
  • La realizzazione degli snodi Pontina – Civitavecchia, Pontina-A1 e A24;

Altre priorità per Roma, secondo il programma del candidato PDL sono il completamento della Metro C, il prolungamento della B1 fino a Conca D’Oro, la chiusura dell’anello ferroviario e la costruzione di varie linee tram.

Più avanti, alla voce “Altri interventi per una mobilità sostenibile”, leggiamo:

Roma deve coniugare sostenibilità ambientale e qualità urbana, contemplando anche progetti ciclopedonali innovativi. In particolare, sulla scia di quanto fatto a New York con la High Line e a Parigi con la Promenade Plantée, anche a Roma proporremo la realizzazione di un boulevard pedonale e ciclabile attrezzato e dotato di impianti fotovoltaici lungo 7 km, di alto profilo paesaggistico e di grande utilità urbana, che correrà lungo il tombamento del percorso ferroviario da Monte Mario a San Pietro, raggiungendo il Tevere e collegando la periferia nord al Centro di Roma. Questo progetto è in piena coerenza con le linee guida di Agenda 21: il programma di azione scaturito dalla Conferenza ONU su Ambiente e Sviluppo di Rio de Janeiro (1992), che costituisce una sorta di manuale per lo sviluppo sostenibile del pianeta da qui al XXI secolo e di riqualificazione ambientale e sociale del territorio.

Per finire nel programma sono previsti l’istituzione di un programma di car-sharing e il rafforzamento dell’attuale servizio di bikesharing (al momento non esattamente un successo).

Ignazio Marino presenta invece un programma molto più ampio sul tema. Programma che inizia con una dichiarazione d’intenti precisa:

La prima cosa che deve funzionare in una grande metropoli è il sistema di trasporto pubblico: il centro della nostra agenda per i trasporti è il diritto alla mobilità dei cittadini.

Le proposte variano dalla cosiddetta Cura del ferro, con nuove linee tram; prolungamento e completamento delle esistenti linee metro e infine nuovi opere come:

  • La chiusura dell’anello ferroviario;
  • Ammodernamento della linea Roma-Lido fino a farla diventare una linea metro.

Per quanto riguarda i bus, Marino propone di aumentare le corsie preferenziali. e in generale vorrebbe abbassare il prezzo dei biglietti, aumentando la qualità.

Nel programma del grillino Marcello De Vito, la mobilità non poteva non avere un ruolo chiave. La situazione nella Capitale è descritta come inaccettabile e le iniziative da prendere sono forti e urgenti, anche se con un occhio alla trasparenza e alle necessità di bilancio. Come prova del malgoverno del traffico della città, è stata scelta la guida TomTom che classifica Roma come decima città più trafficata del mondo:

Questi dati invitano a imboccare una “strada” diversa da quella seguita fino a oggi, agendo per trasformare un circolo vizioso in un circolo virtuoso attraverso misure sinergiche che inducano gli utenti ad abbandonare l’automobile, ma che, al tempo stesso, garantiscano a ogni cittadino il diritto alla mobilità attraverso valide soluzioni di trasporto pubblico.

La sfida per rilanciare la sostenibilità dei trasporti passa per il riequilibrio della ripartizione modale, avendo ben chiaro che ogni politica di contenimento della domanda di mobilità individuale dovrà essere compensata da strumenti per rafforzare l’offerta di strumenti collettivi di trasporto;

Al tempo stesso ogni ipotesi di rafforzamento o di implementazione di servizi dovrà essere controbilanciata da politiche di lotta agli sprechi risparmio e rigore finanziario. Soltanto l’utilizzo combinato di siffatte misure potrà garantire un diritto alla mobilità “sostenibile per tutti”. Per fronteggiare l’emergenza si provvederà comunque al ridisegno e al potenziamento delle attuali reti dei trasporti pubblici – accompagnate da provvedimenti per garantire una più equa ripartizione dei costi del servizio -, specie per rispondere ai bisogni e alle inadeguatezze che si riscontrano nelle zone più periferiche, a rendere immediatamente operativo il “Bici Plan”, per incentivare l’uso della bicicletta anche elettrica integrato con il trasporto pubblico e a promuovere la condivisione organizzata dei mezzi di trasporto (car-sharing e bike-sharing)

La Cura del ferro già evocata è, insieme alle pedonalizzazioni, la cura principale pensata anche da Alessandro Bianchi. Per il candidato di ProgettoRoma la situazione nella Capitale è grave e la soluzione può arrivare solo nel medio periodo:

A Roma la quantità di veicoli circolanti, la diffusa pratica della sosta in doppia e terza fila, l’incontrollata circolazione dei mezzi turistici, l’invasione dei motocicli, la mancanza di regole e controlli, hanno creato guasti tali che la situazione non è più tollerabile: ore perse nelle file, consumo di carburante, inquinamento dell’aria, rumore assordante, elevata incidentalità, stress, comportamenti aggressivi e un costo economico stimato in 8 miliardi di euro l’anno. Misurata in termini di mobilità sostenibile, Roma è al trentesimo posto tra le cinquanta principali città italiane. 

Per affrontare questa situazione, il programma parte dalla consapevolezza che non esiste alcuna soluzione tecnica efficace se non si capovolge completamente il punto di vista, puntando non a limitare gli effetti ma a rimuovere le cause che generano il traffico.

Il primo provvedimento è quello di dimezzare i veicoli circolanti, allineando in tal modo Roma con i tassi di motorizzazione di tutte le grandi capitali europee. Un obiettivo che il programma ritiene possibile raggiungere in dieci anni se accompagnato da una poderosa spinta al riavvio della “cura del ferro”, da un’efficace campagna di sensibilizzazione dei cittadini e dall’incentivazione all’uso del mezzo pubblico.

Alfio Marchini presenta un progetto con un testo più sintetico, ma che pare comunque tenere conto della gravità della situazione:

Ci attiveremo per attirare fondi UE e dotare finalmente Roma di una rete metropolitana idonea. Nel frattempo, tutte le risorse saranno impiegate per migliorare quello che abbiamo, completare le opere indispensabili per i cittadini e fluidificare la mobilità potenziando le corsie preferenziali, aumentando l’uso dei tram e dotando anche le periferie del servizio di mobilità locale con minibus elettrici come già avviene nel Centro Storico.

Il programma di Sandro Medici, per quanto riguarda la mobilità, è forse il più radicale di tutti. Partendo dalla situazione disastrosa di Roma ha messo su un progetto in 7 punti. Gli ultimi 6 sono abbastanza in linea con quelli proposti dagli altri candidati:

  • 2) Il Parco dei Fori
    Eliminiamo il traffico dal centro archeologico di Roma e costruiamo una ‘spina verdÈ che dal Colosseo e dall’Arco di Costantino arrivi verso piazza Venezia, valorizzando i Fori romani, tagliati in due dalla Via dell’Impero e soffocati da smisurate correnti veicolari;
  • 3) Il Tram sul Lungotevere
    Realizziamo una linea tramviaria sul Lungotevere che corre da Ostiense a ponte Milvio lungo la riva sinistra del Tevere trasformata in passeggiata, come ricordava Insolera. La linea incontrerà la ferrovia che va all’aeroporto di Fiumicino, la stazione Tiburtina, i tram 8, 2, 19 e 3 (che va ripristinato), oltre alla ferrovia per Viterbo, le Metro A e B. Collegherebbe tutto il centro storico, dallo Stadio Olimpico a San Pietro;
  • 4) Spazi Car Free nelle periferie
    Ridisegniamo gli spazi e le strade con spazi Car free, per la moderazione del traffico e per facilitare la convivenza tra diversi modi di muoversi. ;
  • 5) Piste ciclabili
    La bicicletta deve diventare una delle principali alternative concrete promosse dalle nuova amministrazione. Il suo utilizzo ,oltre che migliorare la qualità dell’aria e il traffico, riduce lo stress individuale, aiuta l’umore e l’equilibrio psico-fisico.

    Per stimolare nuove abitudini tra i romani estendiamo le piste ciclabili e creiamo una rete organica e strutturata di piste, da affiancare a una rete tramviaria efficiente, e parcheggi nei posti strategici per favorire gli scambi. Accogliamo anche una delle proposte di Salvaiciclisti: realizzeremo un percorso ciclabile in ogni strada di nuova costruzione o sottoposta a manutenzione straordinaria;

  • 6) Gli amici delle bici
    Aggiungiamo un vagone adibito al trasporto delle bici su ogni convoglio delle due linee di metropolitana che sia in funzione durante tutte le ore e i giorni e nel sistema ferroviario locale. Inoltre, facilitiamo la creazione di un sistema capillare di ciclo officine che parta dal centro e arrivi fuori il GRA;
  • 7) Un tavolo permanente per l’accessibilità
    Il modello di mobilità a cui stiamo lavorando è fatto di accessibilità, intermodalità, servizi pubblici. In esso il trasporto su bici non è un’appendice. La politica dell’accessibilità comporta una riorganizzazione della città e per questo bisogna mettere subito fine all’espansione del cemento, con una delibera apposita del Consiglio, e istituire un un tavolo permanente di consultazione per realizzare una nuova mobilità nei municipi, aperto alla cittadinanza attiva e ai comitati, che abbia anche il compito di promuovere iniziative e campagne di sensibilizzazione ed educazione alla mobilità sostenibile. .

Ma è la prima proposta, quella che lascia più il segno. Calcolando il costo della produzione di biglietti, dei meccanismi di controllo degli stessi si è visto come, ragionando solo sul trasporto in superficie, esso sia pressoché pari alle entrate. Da qui l’idea di abolire il pagamento del ticket per bus e tram:

La gratuità del trasporto pubblico è un investimento anche dal punto di vista economico: la scelte di mobilità sono caratterizzate anche da ingenti costi esterni, che ricadono sulla collettività (i costi associati all’inquinamento atmosferico, all’inquinamento acustico, alla congestione, agli incidenti e ai costi sanitari connessi e all’emissione di gas serra, responsabili del surriscaldamento del pianeta).

Utilizzare il trasporto pubblico fa risparmiare quasi i tre quarti delle esternalità nel caso di autobus e pullman, e le riduce a meno di 1 cent nel caso del tram. Quindi il trasporto pubblico gratuito risparmia sui costi esterni ,molto inferiori a quelli di altre modelli di mobilità, è una scelta politica che costa zero, anzi fa risparmiare.

Discariche e raccolta differenziata

Discarica di Malagrotta a Roma

Molto più della mobilità, ci sembra che questo tema ambientale sia sentito da Gianni Alemanno. Nel suo programma leggiamo con chiarezza:

Sul tema dei rifiuti si giocherà una delle partite fondamentali per il futuro della nostra città. Anche se tanto è stato fatto in questo ambito, la chiusura della discarica di Malagrotta ci pone di fronte a scelte definitive e improrogabili. L’obiettivo è quello dei “rifiuti zero”, ossia: riduzione della produzione di rifiuti, potenziamento della raccolta differenziata, attività di recupero e di riuso.

Tra le varie iniziative pensate in merito, segnaliamo quelle direttamente riguardanti la differenziata:

Potenziare la raccolta differenziata (già incrementata del 76% nei nostri primi cinque anni, passando dal 17% al 30%) con l’obiettivo, fissato nel “Patto per Roma”, del 40% attraverso il sistema scolastico, in particolare, si possono sensibilizzare le future generazioni per il raggiungimento di un livello elevato e omogeneo di responsabilità ambientale nel 2013, fino al 65% nel 2016, per poi continuare a incrementare la percentuale fino al 2018. Entro l’estate è prevista l’attivazione del servizio di raccolta differenziata in altri cinque Municipi: VI (ex VIII), IX (ex XII), XI (ex XV), I (ex XVII), XIII (ex XVIII),che ci permetterà di raggiungere il 40% indicato dal “Patto per Roma” per il 2013.Il sistema prevede l’applicazione di due modelli: il domiciliare-condominiale (“porta a porta”) e la raccolta stradale opportunamente riorganizzata. In entrambi i casi, la raccolta differenziata viene effettuata separando cinque frazioni di rifiuto: organico; contenitori in vetro; carta e cartone; multimateriale “leggero” (contenitori in plastica e metallo); materiali non riciclabili.

Va anche precisato che, in altri punti, il programma dell’attuale sindaco parla anche di valorizzare al meglio gli impianti di termovalorizzazione esistenti e di chiudere l’impianto di Trattamento Meccanico Biologico (TMB) “Salario”, considerato troppo inquinante.

Il programma di Ignazio Marino, per la questione della gestione dei rifiuti è più schematico, ma non fugge dal problema:

Dobbiamo arrivare al 50% di raccolta differenziata entro il 2014 e al 65% entro il 2016, per superare la dipendenza dal sistema delle discariche.

  • Diffondere il porta a porta o sistemi di prossimità in tutti i quartieri;
  • Estendere la raccolta differenziata non domestica (uffici, negozi, ristoranti);
  • Educazione, sensibilizzazione e formazione dei cittadini;
  • Investire nelle attività di recupero dei rifiuti per aumentare i ricavi da riutilizzo e riciclo;
  • Controllo dell’efficienza della gestione dell’AMA, che ha numeri da grande impresa ma fragilità derivata dall’assenza di un progetto strategico;
  • Mai più Malgrotta: mai più “mega” discariche, ma solo impianti piccoli di servizio e riqualificazione ambientale di tutta la Valle Galeria;
  • Basta emergenze con la collaborazione Comune-Regione: Roma potrà evitare emergenze drammatiche, avendo la nuova giunta individuato soluzioni concrete grazie all’accordo con Colfelice e Viterbo e con Toscana e Abruzzo.

Marcello De Vito nel suo programma a 5 Stelle affronta il problema ritenendo solo una la soluzione possibile. Si tratta della raccolta porta a porta:

La raccolta porta a porta è l’unica opzione possibile per il rapido raggiungimento delle quote di differenziazione che consentano di risolvere gli enormi problemi irresponsabilmente accumulati nei decenni trascorsi e che pesano oggi sul comune di Roma per quanto riguarda la gestione dei rifiuti.

A tal fine intendiamo trasferire il contratto di servizio di AMA da Roma Capitale ai singoli municipi, procedendo contemporaneamente a una corrispondente ristrutturazione della società che attualmente svolge il servizio prevedendo la separazione delle competenze riguardanti gli impianti di trattamento da quelle inerenti la raccolta, spazzamento e trasporto, nonché la suddivisione in varie unità operative ciascuna per ogni municipio.

Alessandro Bianchi condivide la preoccupazione per il tema dei suoi avversari elettorali, ma come soluzione evoca la figura dell’ex ministro per l’Ambiente, Corrado Clini:

Punto fermo del programma è la messa a punto di una strategia complessiva per lo smaltimento, che chiuda la vicenda della discarica di Malagrotta e metta in moto l’intera filiera del recupero. L’obiettivo di partenza è quello di portare la raccolta differenziata al 35-40% entro dodici mesi, per raggiungere negli anni successivi il 60% previsto dalla legge. Il punto di riferimento è la strategia suggerita dal Ministro Clini.

Alfio Marchini prova a prendere sul tema, invece, una posizione originale. La gestione dei rifiuti non è un “problema”, quanto una vera e propria “opportunità”:

I rifiuti in tutte le grandi città del mondo sono un grande business. Solo da noi la parte onerosa è a carico dell’amministrazione pubblica mentre il guadagno va ai privati. Senza demonizzare il guadagno dei privati, anche i cittadini dovranno beneficiare del reddito generato dal business dei rifiuti. I cittadini, responsabili dei quartieri, potranno vigilare sulla corretta raccolta dei rifiuti.

Su come far fruttare economicamente la gestione della spazzatura Marchini ha anche preparato un approfondimento apposito, disponibile in formato pdf.

Com’era facile da intuire, anche Sandro Medici e il suo staff hanno lavorato sul tema dei rifiuti. L’imperativo è quello di dire intanto un chiaro NO a ogni nuova ipotesi simile a Malagrotta:

SI’ a prevenzione e riduzione della produzione di rifiuti, raccolta differenziata e preparazione per il riutilizzo, “riciclo totale”.

NO a nuove discariche e inceneritori, sanando i siti esistenti.

SI’ all’informazione e coinvolgimento dei cittadini, garantendo un percorso di partecipazione sulle finalità e modalità del sistema di gestione dei rifiuti.

SI’ a una corretta informazione sul valore ambientale dell’acquisto di beni usati. Non c’è niente da inventare a proposito della gestione dei rifiuti solidi urbani, ripetono esperti e comitati: è sufficiente guardare le città che lo fanno già correttamente, all’estero come in Italia. Il nodo è la volontà politica.

E proprio un’affermazione in questo senso va chiesta a chi si candida a governare Roma, per sanare l’autentico scandalo dei rifiuti nella capitale. è di questi giorni la notizia che l’Italia è stata deferita alla Corte di giustizia europea: sono a rischio, dicono a Bruxelles, la chiusura della discarica di Malagrotta e il trattamento dei rifiuti nella regione, oggetto della procedura d’infrazione aperta già nel 2011.

Eppure, dicevamo, non c’è niente da inventare per una corretta gestione dei rifiuti, ma solo da scegliere Riduzione, Recupero e Riciclo, senza nuove discariche né inceneritori. Si tratta, quindi, di mettere in atto le seguenti azioni: riduzione a monte dei rifiuti, a partire da come i prodotti vengono pensati e realizzati, fino alla messa al bando di alcuni, come si è fatto ad esempio per gli shopper; raccolta differenziata porta a porta insieme a un adeguato numero di centri di raccolta, utili anche per la preparazione al riutilizzo; riuso della materia attivando le filiere per il “riciclo totale”.

Ne deriverebbero grandi opportunità di occupazione.

Ultimo, ma certo non per importanza, è il tema dell’Ama, un’azienda con circa 8.000 dipendenti che però non riesce a far decollare la raccolta differenziata.

E che, fatto veramente allarmante, ha un contratto di servizio con il Comune scaduto ormai da 10 anni e quindi è di fatto senza controllo, con i controllori che coincidono con i controllati.

Edilizia e problema case

Parco giochi fotovoltaico a Roma

La speculazione edilizia e il diritto negato alla casa sono due gravi problemi per la nostra Capitale. A fronte di costi immobiliari comunque altissimi, negli ultimi 20 anni sono sorti quartieri periferici secondo logiche urbanistiche che sembrano più rispettare gli interessi di chi costruisce che non quelli generali della città o, meglio ancora, di chi quelle case andrà ad abitare.

Il programma di Gianni Alemanno, allora, inizia prendendo le distanze dal disastro avvenuto:

Prima di elencare le nostre proposte in materia urbanistica, occorre fare un’importante precisazione per rispondere a presunte “colate di cemento” attribuite all’Amministrazione Alemanno dal centrosinistra e da alcuni organi di stampa. Nei cinque anni in cui abbiamo governato, sono state approvate delibere per 5,5 milioni di nuove cubature, a fronte dei 38 milioni di metri cubi approvati dalla Giunta Veltroni (riduzione pari all’85,4%).

Nello specifico, il programma del candidato del PDL propone un complesso di attività normativa che vanno da una modifica di parti importanti del piano regolatore voluto dalla giunta Veltroni, fino a importanti sgravi per demolizioni, ricostruzioni e riqualificazioni urbane.

L’idea è quella di unire gli sforzi di pubblico e privato, col Comune orientato da un lato a dare delle linee guida precisa, ma dall’altro a deregolamentare lì dove le regole sono considerate solo lacci burocratici. Tra gli altri interventi, troviamo lo stimolo a una ripartenza dell’edilizia popolare, e il rilancio del “Piano Casa” in modo da dare una risposta al drammatico problema della mancanza di abitazione di molte famiglie.

Il programma di Ignazio Marino, per quanto riguarda il tema edilizia e urbanistica, costruisce la propria posizione in un intero capitolo. L’attacco è un rimpallo di responsabilità con la giunta Alemanno (proprio come questa accusa la precedente):

Roma ha conosciuto negli ultimi cinquant’anni una crescita vertiginosa, dilatandosi in tutte le direzioni per decine di chilometri, ben oltre il raccordo anulare. Un cambiamento di sostanza, oltre che di forma. La città dentro le mura aureliane – il centro storico più grande del mondo – occupa oggi meno del 3% del territorio urbanizzato. L’arcipelago o la costellazione sono le figure che nella letteratura su Roma sono ritornate con frequenza per descriverne la forma, figure con cui si restituisce una città per pezzi, per frammenti, per isole. Roma ora deve ricominciare a prendersi cura del proprio territorio. Questa crescita senza fine e senza qualità è un danno per il paesaggio, l’ambiente e la città, e non reca alcun vantaggio duraturo né per i suoi abitanti, né per le imprese.

La giunta Alemanno ha utilizzato l’espansione urbanistica solo come “moneta”, continuando a consumare suolo. Un modello fallimentare tutto orientato all’offerta e distante dai bisogni reali della città che è stata trasformata in una sorta di “sottoprodotto” del mercato finanziario. In questi anni si è fatta urbanistica ma non per la città. Il proliferare di comitati e di associazioni attivi nella città, che non nascono più per contrastare ciò che minaccia “il giardino di casa” (la sindrome nimby) ma per difendere l’interesse generale, testimonia un diffuso malessere.

“Riqualificazione” e “riorganizzazione funzionale” sono due connotati del Piano urbanistico vigente, quello predisposto dalle giunte di centro sinistra e approvato nel 2008 (pag. 12-13 della Relazione di Piano) che costituisce il quadro di riferimento programmatico con cui opera l’amministrazione e il sistema di certezze per le forze economiche.

Purtroppo l’amministrazione Alemanno ha agito al di fuori di questo sistema normativo, impostando operazioni di trasformazione urbana in variante e in deroga a tale normativa che hanno garantito il raggiungimento di interessi privati speculativi e hanno alimentato fenomeni di vantaggio per la rendita fondiaria. Da quei caratteri bisognerà ripartire per adeguarlo e dare seguito alla strategia di rigenerazione urbana che intendiamo perseguire.

Concretamente, Marino si richiama allora all’esperienza veltroniana. Le parole d’ordine sono rigenerazione urbana, riportare i romani all’interno del GRA (fermandone l’esodo), ristrutturazioni e stop alla vendita dei beni del Comune ai privati. In questo senso si vorrbbe valutare la riqualificazione di strutture esistenti e abbandonate al fine di crearne nuclei abitavi e rispondere così al dramma del diritto alla casa negato.

Marcello De Vito presenta un programma in cui il “non lasciare nessuno indietro” e curarsi delle situazioni di disagio nella città è un punto cruciale. In questo senso, anche il tema urbanistica/diritto all’abitazione è presente, con un’importante declinazione ambientalista. Va detto che in sé le proposte restano un po’ sul generico:

Obiettivo principale delle azioni da mettere in campo sarà fronteggiare il degrado fisico e sociale dei “quartieri-ghetto” della periferia romana mediante l’incentivazione di sistematici interventi di rinnovo e sostituzione del patrimonio immobiliare esistente, agendo contemporaneamente sulla riqualificazione degli spazi pubblici improntata sulla organizzazione e allestimento di piazze e altri luoghi pubblici pedonalizzati in tutti i quartieri della città, dotati di accesso libero WiFi e attrezzati in modo da favorire il rinsaldamento dei legami di comunità e del sentimento d’identità locale.

Per quanto riguarda direttamente il tema dell’edilizia, leggiamo:

Semplificazioni delle procedure amministrative e incentivi anche di tipo fiscale saranno gli strumenti per promuovere la riqualificazione diffusa dei tessuti urbani, in termini di miglioramento strutturale e tecnologico, abbattimento delle barriere architettoniche, di comportamento antisismico ed energetico e delle più generali caratteristiche di sostenibilità ambientale.

Alessandro Bianchi parte da una constatazione diversa: l’immigrazione comporta un nuovo modo di dover pensare l’abitare la città, orientandosi verso pratiche di integrazione e apertura, piuttosto che di esclusione (fatto salvo il rispetto della legalità).

In linea con quanto dicono da anni i movimenti per il diritto all’abitazione, nota poi:

Il programma parte dalla constatazione che a Roma vi è una domanda inevasa di circa 40.000 alloggi e contemporaneamente vi sono 250.000 case vuote.  Un simile paradosso deriva dal fatto che da molto tempo la produzione del mercato edilizio non incrocia più i bisogni delle fasce di popolazione a basso reddito. Le case che si continuano a costruire a Roma sono destinate, sia per l’acquisto che per l’affitto, a una fascia medio-alta, il che ha portato a un incremento esponenziale dei valori immobiliari e a un aumento dei canoni di affitto, con il risultato di escludere dalla possibilità di disporre di una casa non solo poveri, emarginati o immigrati, ma anche persone con un reddito fisso medio-basso.

Il programma del Sindaco prevede di avviare una seria politica di “Social Housing”, con la realizzazione di alloggi e servizi destinati ai ceti meno abbienti, alle giovani coppie, agli anziani, agli immigrati e a quella particolare popolazione, variabile nel tempo, costituita dagli studenti universitari fuori sede che a Roma sono oltre novantamila.

Per il resto Bianchi propone una riqualificazione urbana e dell’Agro Pontino, per permettere uno sviluppo armonico di abitazioni, servizi e turismo.

Nel programma di Alfio Marchini non abbiamo trovato riferimenti espliciti al problema edilizia e diritto alla casa. Certamente, l’attenzione ai quartieri, il desiderio di ripartire dal contatto coi cittadini, così come l’idea di fermare il degrado del suolo e arrestare la cementificazione, sono punti che mostrano una certa sensibilità sul tema. Ma è un fatto che manchi un capitolo organico, pur breve, su queste questioni.

Sul sito elettorale di Sandro Medici, invece, troviamo molto più materiale, a partire da un j’accuse che stavolta accomuna sia le giunte di centrosinistra sia quelle di centrodestra:

Quasi la metà del territorio del comune di Roma è urbanizzato, come raccontano i dati pubblicati di recente: 55 mila ettari è la superficie urbanizzata su 129 mila ettari di superficie comunale.

E sono almeno 250 mila gli appartamenti sfitti. Con questi numeri, sarebbe naturale aspettarsi uno stop al consumo di suolo e a nuove costruzioni. Invece succede esattamente il contrario, col sindaco Alemanno che promuove espansioni edilizie addirittura in aggiunta alla valanga di quelle già previste dal Piano regolatore.

E non sono lontani i tempi delle dichiarazioni di esponenti del Pd di Regione e Provincia, in coro con Alemanno, pronti a “raccogliere il grido di dolore dei costruttori” di fronte a pochi vincoli messi su un’area veramente piccola dell’Agro romano.

Una proposta estremamente interessante, ma troppo complessa per essere riassunta in queste pagine, riguarda l’idea di una riqualificazione ecologica degli edifici pubblici grazie all’uso di fondi europei. I dettagli possono essere letti a questo link (proposta di Riccardo Rifici).

In generale sul tema abitativo è la storia a parlare per Medici. Da anni porta avanti una radicale politica nel X Municipio fatta di case vuote messe forzatamente in affitto con equocanone, attenzione ai problemi di integrazione e riqualificazioni urbanistiche.

In questo senso, sul sito della lista Repubblica Romana leggiamo:

Garantiamo a tutti i cittadini il diritto all’abitare, anche attraverso la requisizione degli edifici e stabilimenti che restano sfitti dopo un lungo periodo, come Sandro Medici ha già fatto come presidente di Municipio, quando ha requisito centinaia di case private vuote per consegnarle a famiglie in emergenza abitativa e i tribunali non lo hanno condannato. Sono tantissime le famiglie in emergenza, gli studenti, gli anziani e i giovani in difficoltà abitativa. è intollerabile che Roma, come diceva il sindaco Argan, sia “una città di case senza gente e gente senza casa”. Altre misure da adottare sono il blocco degli sfratti, il sostegno attivo alle politiche dell’abitazione e il riuso di edifici pubblici dismessi per dare nuove abitazioni alle famiglie in difficoltà, agli studenti universitari e ai giovani con un reddito instabile.

Acqua pubblica

acqua pubblica a roma

Volevamo chiudere questa guida, che nei suoi limiti non può coprire tutto lo spazio di discussione che il tema ambiente a Roma meriterebbe, con il problema dell’acqua pubblica.

L’acqua è una delle ricchezze della città e Roma è stata una dei centri delle lotte che hanno portati alla vittoria referendaria sul tema. Ma come intendono comportarsi i candidati sindaco con la municipalizzata della Capitale?

Probabilmente è colpa nostra, che non siamo riusciti a spulciare bene i loro programmi, ma né Gianni Alemanno, né Ignazio Marino, né Alfio Marchini parlano di cosa fare per i servizi idrici nella Capitale.

Diverso è l’atteggiamento di Marcello De Vito. Nel programma del Movimento 5 Stelle il tema dell’acqua è presente ed è considerato cruciale:

Oltre alla programmazione di azioni mirate alla salvaguardia e alla risoluzione delle criticità che riguardano i corpi d’acqua che interessano il territorio romano, da articolarsi nel medio e lungo termine e di concerto con enti sovraordinati (dal Tevere e l’Aniene, per quanto riguarda la riduzione dei livelli di inquinamento delle acque e il controllo degli effetti sull’equilibrio delle coste, alle falde idriche, per quanto riguarda il controllo dei livelli piezometrici e delle percentuali degli agenti inquinanti per l’uso idropotabili), si procederà in via prioritaria a dare attuazione concreta alla volontà popolare espressa con il referendum che vuole pubblica la gestione dell’acqua e delle sue reti di distribuzione.

In questa prospettiva si trasformerà ACEA ATO 2 in azienda speciale, suddividendone la proprietà tra i comuni della provincia pro quota in ragione del numero di abitanti, con conseguente soppressione degli oneri tuttora a carico dei cittadini per pagare dividendi ad azionisti privati come sovraprezzo del costo dell’acqua pubblica, e avvio di sistematici interventi di ristrutturazione delle rete comunale finalizzata all’eliminazione delle perdite.

Alessandro Bianchi non affronta direttamente il problema dell’acqua. Sulle municipalizzate si limita a dire:

La completa ristrutturazione delle aziende municipalizzate e partecipate si realizza escludendo la presenza di politici da tutti gli organi di gestione, riservando loro solo gli organi di programmazione e indirizzo; istituendo organismi indipendenti di vigilanza e sanzione sui fenomeni di corruzione, clientelismo e assenteismo; riformando gli organi di controllo dando loro piena autonomia e sottraendoli a ogni forma di rapporto economico diretto con l’azienda. 

I Consigli di Amministrazione vengono ridotti al numero minimo di legge e i Consiglieri vengono reclutati in base a specifiche competenze, attraverso procedure di evidenza pubblica.

Dal sito della lista Repubblica Romana, legata alla candidatura di Sandro Medici, troviamo una breve ma più chiara presa di posizione:

Salvaguardiamo i beni comuni, fermiamo la privatizzazione dei servizie difendiamo gli esiti del referendum con l’effettiva ripubblicizzazione dell’acqua. Recuperiamo la centralità pubblica nelle aziende e nei servizi comunali. Istituiamo una cassa comunale finalizzata alla tutela dei beni comuni, alimentata dalla riduzione dei costi della politica e delle società municipali, oltreché con i fondi recuperati dall’evasione fiscale e dalla lotta alle rendite e alla speculazione.

Insomma, la battaglia referendaria fu portata avanti da alcuni partiti di estrema sinistra, da molti movimenti sul territorio che ora si riconoscono nella candidatura di Sandro Medici e dal Movimento 5 Stelle. In un modo o nell’altro sono solo queste esperienze a ricordare nel programma elettorale che un referendum è stato vinto e che nella Capitale (come in larga parte del Paese) è ancora disatteso.

23 maggio 2013
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gianfranco, giovedì 23 maggio 2013 alle19:57 ha scritto: rispondi »

Se abitassi a Roma, forse voterei Sandro Medici

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