Trenta giorni al 24 e 25 febbraio

Manca esattamente un mese alle elezioni politiche 2013 del 24 e 25 febbraio prossimo. È ora di spulciare i programmi elettorali delle coalizioni principali per capire quanto spazio avrà l’ambiente nella futura politica del Governo che uscirà dalla consultazione elettorale. Analizzando per ragioni di spazio solo i partiti con un consenso elettorale (o una previsione di consenso) più sostanzioso, prendiamo in considerazione le alleanze:

  • Centro-Sinistra: Partito democratico, Sinistra, Ecologia e Libertà, Partito Socialista Italiano, Centro democratico, Moderati, Sud Tiroler Volkspartei, Lista Crocetta – candidato premier Pierluigi Bersani;
  • Centro-Destra: Popolo della Libertà, Lega Nord, Grande Sud, Movimento per le Autonomie, Fratelli d’Italia, Partito dei Pensionati, La Destra, Liberi da Equitalia, Intesa popolare, Moderati in Rivoluzione, Lista del Popolo, Rinascimento Italiano, Basta tasse – candidato premier Silvio Berlusconi;
  • Centro: Scelta civica con Monti per l’Italia, Udc, Futuro e Libertà – candidato premier Mario Monti;
  • Movimento 5 Stelle – candidato premier non dichiarato;
  • Sinistra: Rifondazione comunista, Comunisti Italiani, Italia dei Valori, Verdi, Arancioni di De Magistris – candidato premier Antonio Ingroia.

Centro-Sinistra

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Il programma elettorale del PD è un documento molto snello, di poche pagine, diviso per grandi temi. L’ambiente viene trattato nel breve capitolo “Sviluppo sostenibile”, anche se meglio sarebbe definirlo “Sviluppo locale”. La parte del programma del PD dedicata all’ambiente, infatti, è molto generica e sembra più che altro limitarsi alla sfida tra locale e globale:

Sviluppo sostenibile per noi vuol dire valorizzare la carta più importante che possiamo giocare nella globalizzazione, quella del saper fare italiano. Se una chance abbiamo, è quella di un’Italia che sappia fare l’Italia. Da sempre la nostra forza è stata quella di trasformare con il gusto, la duttilità, la tecnica e la creatività, materie prime spesso acquistate all’estero.

Il programma, poi, parla di una politica industriale “integralmente ecologica”. Senza però specificare minimamente di cosa si tratti, limitandosi a parlare di:

tipicità, mobilità sostenibile, risparmio ed efficienza energetica, le tecnologie legate alla salute, alla cultura, all’arte, ai beni di valore storico e alla nostra tradizione, l’agenda digitale. Bisogna inoltre dare più forza e prospettiva alle nostre piccole e medie imprese aiutandole a collegarsi fra loro, a capitalizzarsi, ad accedere alla ricerca e alla internazionalizzazione.

Il programma elettorale di SEL è molto più lungo e dettagliato e l’ambiente è un tema frequente. Tra le motivazioni della attuale crisi economica e finanziaria SEL riconosce anche l’aggressione all’ambiente:

Contemporaneamente il livello di aggressione alle risorse del pianeta ha raggiunto un punto critico che richiede l’attivazione immediata e incondizionata di politiche di risanamento: crediamo fermamente che soltanto una società fondata sul lavoro, e non sulla rendita finanziaria, possa porsi l’obiettivo di migliorare in tutti i sensi la qualità della vita, salvaguardando il pianeta dal surriscaldamento e dall’inquinamento e promuovendo lo sviluppo delle energie alternative.

E poi:

L’attuale modo di produzione delle merci impone il consumo di risorse naturali a un ritmo abnormemente più veloce rispetto a quello di ricostituzione delle risorse stesse, anche con l’utilizzo della migliore scienza e tecnologia disponibile, cambiando gli equilibri planetari così in pericolo la vita stessa delle future generazioni, e di molte specie animali e vegetali.

I danni che l’ambiente subisce ogni giorno vengono legati a doppio filo al capitalismo:

La crisi ambientale, la questione dell’energia o dell’acqua, la crisi dei modi e dei rapporti di produzione e del lavoro, il ruolo crescente dell’economia della conoscenza manifestano l’inadeguatezza del capitalismo e dei suoi modelli economico-sociali a fronteggiare la questione della sostenibilità e la necessità di mettere a punto un modello di sviluppo alternativo ai guasti del neoliberismo.

Le risposte di SEL ai problemi ambientali, quindi, risiedono in un “nuovo modello di società e di sviluppo” e in una

economia sostenibile che, nel dare risposta ai problemi del clima e dell’energia, progressivamente sposti una parte crescente delle produzioni su attività che, per il loro carattere di servizi alla collettività, non si prestino a meccanismi distruttivi.

Queste caratteristiche sono presenti nella green economy, che spazia dalle energie rinnovabili alla riqualificazione urbana, all’agricoltura pulita (il rifiuto degli Ogm, lo sviluppo del biologico, la valorizzazione della filiera corta), alla ristrutturazione delle produzioni con un uso più efficace delle risorse fisiche e il disinquinamento dei processi produttivi, alla ristrutturazione delle reti dei trasporti, all’istruzione e alla salvaguardia della salute. Dunque consente il passaggio dalla produzione di una quantità sempre crescente di merci destinate al mercato, alla produzione di qualità della vita, col rilancio della buona e piena occupazione e del ben vivere per tutti. […]

Bisogna fermare l’uso distruttivo del territorio, la cementificazione del suolo, ripensare la mobilità dei passeggeri e delle merci che non sono affatto favorite dalla semplice moltiplicazione delle strade extraurbane (gli attuali 400.000 km di strade extraurbane non impediscono le strozzature). La questione della mobilità è un tema decisivo, visto che ormai la maggioranza dell’umanità vive nelle città. […]

Nel campo dell’energia questo vuol dire sostenere la decisione dell’Unione Europea di attuare entro il 2020 la riduzione del 20% delle emissioni di CO2 mediante la riduzione del 20% dei consumi previsti, soprattutto applicando tecnologie più efficienti, e il ricorso per il 20% a fonti pulite e rinnovabili. Tale cifra può e deve essere portata in Europa da subito al 30%, se si realizza un accordo a livello mondiale sui “tre venti”, così come già votato dal parlamento europeo. è giusto infatti che siano i paesi industrialmente più sviluppati, che più di altri hanno sfruttato le risorse del pianeta, ad accollarsi il compito di salvarlo.

Centro-Destra

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Il programma elettorale del PDL è diviso per punti e ha un intero capitoletto dedicato all’energia e uno alla green economy. Quello sull’energia prevede:

  • Piano energetico nazionale: deve tenere conto dello sviluppo delle fonti rinnovabili, dello stato della rete, degli impianti previsti;
  • Diminuzione delle tasse (accise) che incidono sul costo dell’energia;
  • Nuove azioni per favorire la concorrenza nel settore energetico e contrastare gli oligopoli;
  • Sviluppo del sistema di incentivi per le energie rinnovabili evitando di creare rendite di posizione dannose;
  • Più incentivi per gli investimenti in nuove tecnologie finalizzate alla riduzione dei consumi energetici;
  • Incrementare gli investimenti per la realizzazione della smart grid, finalizzati ad aumentare l’efficienza delle reti di trasmissione di energia elettrica.

Quello sulla green economy, invece, prevede:

  • Nuovo piano per il riassetto idrogeologico del Paese;
  • Messa in sicurezza del patrimonio immobiliare, da realizzare attraverso benefici fiscali e finanziamenti agevolati;
  • Rifiuti: realizzare cicli integrati regionali di smaltimento, con l’obiettivo dell’autosufficienza; incentivare la raccolta differenziata e la riduzione della produzione dei rifiuti;
  • Valorizzare il sistema dei parchi e delle aree protette, attraverso l’uso della leva fiscale, per favorire nuove imprese e occupazione;
  • Green economy: puntare su quattro settori strategici: eco-innovazione, fonti rinnovabili, riciclo dei rifiuti e mobilità sostenibile;
  • Tutela degli animali da compagnia e affezione e cancellazione delle spese relative agli stessi dal redditometro;
  • Misure contro gli abbandoni degli animali come strumento di lotta al randagismo;
  • Smart Cities: dare impulso allo sviluppo delle città “intelligenti”, coinvolgendo capitali privati e utilizzando stimoli fiscali;
  • Nuovo rapporto sinergico ambiente-turismo.

Sull’edilizia, invece, il programma del PDL è in parte contraddittorio: da una parte un nuovo piano casa, con nuovo cemento per edilizia popolare e convenzionata; dall’altra la promessa di incentivare e agevolare il recupero del patrimonio immobiliare italiano per l’adeguamento a criteri di risparmio e di efficienza energetica e messa in sicurezza antisismica. O l’una o l’altra cosa: l’Italia ha già più case costruite di quante il mercato ne chieda.

Il programma elettorale della Lega Nord, che è molto più regionale che nazionale, in realtà è un insieme di “idee” pubblicate sul sito del partito. Tra le tante idee ci sono anche quelle su “Infrastrutture – Ambiente – Competitività territoriale” e su “Agricoltura – Pesca – Alimentazione”.

Riguardo alle infrastrutture:

  • Potenziare il sistema di attraversamento delle Alpi, proponendo opere stradali e ferroviarie “transfrontaliere”;
  • Investire sul sistema della logistica e del trasporto delle merci con poli logistici e di interscambio diffusi sui singoli territori regionali e con soluzioni intermodali vicine alle diverse zone di produzione, accorciando i tempi di spostamento origine-destinazione degli autotrasportatori;
  • Investire sugli aeroporti del Nord, secondo una programmazione diversificata e specializzata in ogni Regione o macro-area/sistema, diversificando il traffico tra passeggeri, merci, traffico interno nazionale e traffico internazionale e intercontinentale;
  • Investire sulle “autostrade del mare” e l’incentivazione dei porti fluviali, per diminuire l’inquinamento, nonché su tariffe agevolate per gli autotrasportatori che decidono di utilizzare le navi per trasportare alcune tipologie di merci e per le aziende (con sconti percentuali sull’Irap) che nel breve periodo dimostrano di trasferire le merci su ferro o vie d’acqua;
  • sostenere l’hub aeroportuale di Malpensa e gli scali aeroportuali del Nord, differenziando il trasporti passeggeri e merci, prevedendo la realizzazione di tutte le opere di collegamento infrastrutturale, fondamentali per l’efficienza degli scali stessi;
  • regionalizzare e rendere federaliste il settore delle infrastrutture e trasporti;
  • agevolare il sistema tariffario per favorire l’utilizzo dei mezzi di trasporto pubblici per passeggeri.

Per quanto riguarda l’ambiente, invece, la Lega propone

azioni strutturali, che però evitino di determinare svantaggi a cittadini e imprese, promuovendo altresì un’estesa cultura ambientale che favorisca il raggiungimento degli obiettivi prefissati.

L’analisi della qualità dell’aria e la determinazione degli inquinanti presenti costituiscono azioni indispensabili alla protezione della salute della popolazione e alla salvaguardia dell’ambiente che deve essere attuato attraverso un costante monitoraggio delle emissioni in atmosfera delle sostanze nocive provenienti dalle industriale, dalle abitazioni civili e dal traffico veicolare.

Nell’ambito della tutela dei suoli, delle falde acquifere e dei corsi d’acqua risultano essenziali le indagini e la vigilanza delle attività industriali, agricole, ecc., e degli scarichi incontrollati.

Sorprende il riferimento esplicito all’inquinamento elettromagnetico, acustico e luminoso, caso più unico che raro in un programma politico:

In materia di inquinamento elettromagnetico accurati controlli devono essere effettuati sulle strutture di telecomunicazione, per garantire i cittadini che da elettrodotti, impianti di diffusione radiotelevisiva e di telefonia cellulare, non provengano emissioni superiori ai limiti di legge, e assicurando al riguardo, una specifica attenzione ai siti sensibili quali scuole, ospedali e nuclei insediativi intensamente abitati.

Un’attenta azione di vigilanza e controllo deve essere esercitata anche nei confronti dei fenomeni rumorosi e dell’alterazione luminosa, coordinando gli interventi delle amministrazioni locali con il supporto delle Agenzie per l’ambiente, in modo da contrastare il disturbo alle attività umane e scongiurare pericoli per la salute degli ecosistemi.

Riguardo l’agricoltura e il cibo, invece, le idee della Lega si limitano a una generica difesa dell’agricoltura padana e del reddito degli agricoltori da difendere in ottica europea (cioè, in sostanza, dai potenziali danni provenienti dalla Politica agricola comune – PAC). Vi è poi la difesa della caccia, tema storico della Lega e il no agli OGM “coltivati in campo aperto”.

Centro

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Nella coalizione di centro tutti i partiti fanno riferimento alla cosiddetta Agenda Monti per l’Italia, che costituisce di fatto il programma elettorale per le elezioni politiche 2013. Nell’Agenda Monti ci sono alcuni passi che hanno a che fare con l’ambiente e l’energia, come questo:

Sfruttare tutto il potenziale dell’economia verde:

La tutela dell’ambiente è investimento per il futuro e presupposto per vivere meglio il presente. Lavoro e salute non devono più essere alternativi, ma complementari. Per questa ragione l’economia verde non può essere “altro” dall’economia, ma è parte integrante dell’economia.

L’industria, i trasporti, l’agricoltura, gli edifici devono riorientarsi secondo i criteri dell’efficienza, del contenimento delle emissioni nocive, dell’impiego di materiali riciclabili e di tecnologie intelligenti per smaltire i rifiuti, bonificare i terreni, ottimizzare il ciclo dell’acqua, mettere in sicurezza il territorio, incentivare la mobilità a basso impatto ambientale. Programmi formativi e incentivi devono facilitare le scelte “verdi”.

Ancora una volta siamo di fronte a intenti generici che, nel caso specifico di Monti, contrastano con la recentissima politica pro petrolio del professore. Riguardo all’energia l’Agenda Monti propone di continuare sulla strada della Strategia Energetica Nazionale varata dall’attuale Governo:

A vent’anni di distanza dal precedente Piano energetico nazionale è stata presentata una nuova strategia energetica nazionale che fa della crescita sostenibile, dal punto di vista economico e ambientale, il proprio imperativo e punta a fare del Paese un hub energetico nel Mediterraneo. è necessario continuare sulla strada tracciata, dando attuazione alle linee guida della strategia per dare all’Italia un’energia meno costosa, più sicura e più sostenibile.

Riguardo al rapporto tra agricoltura e ambiente, invece, l’Agenda Monti propone:

Per aiutare la crescita sostenibile del settore agroalimentare italiano occorre fermare la cementificazione e limitare il consumo di superficie agricola come proposto nel disegno di legge per la valorizzazione delle aree agricole e il contenimento del consumo del suolo, adottare un grande piano di gestione integrata delle acque si può tutelare il territorio sia dal rischio di dissesto idrogeologico che di carenza idrica.

Movimento 5 Stelle

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Il programma elettorale del Movimento 5 Stelle è uno dei più completi, dettagliati e ambizioni (forse troppo) per quanto riguarda l’ambiente, i trasporti sostenibili e l’energia. è diviso in punti specifici, azioni esplicite con pochi riferimenti ai massimi sistemi. Sull’energia, ad esempio, il M5S propone:

  • Applicazione immediata della normativa, già prevista dalla legge 10/91 e prescritta dalla direttiva europea 76/93, sulla certificazione energetica degli edifici;
  • Definizione della classe C della provincia di Bolzano come livello massimo di consumi per la concessione delle licenze edilizie relative sia alle nuove costruzioni, sia alle ristrutturazioni di edifici esistenti;
  • Riduzione di almeno il 10 per cento in cinque anni dei consumi energetici del patrimonio edilizio degli enti pubblici, con sanzioni finanziare per gli inadempienti;
  • Agevolazioni sulle anticipazioni bancarie e semplificazioni normative per i contratti di ristrutturazioni energetiche col metodo esco (energy service company), ovvero effettuate a spese di chi le realizza e ripagate dal risparmio economico che se ne ricava;
  • Blocco della costruzione di nuove grandi centrali elettriche e stimolo alle nuove centrali piccole e in cogenerazione o trigenerazione (calore/raffrescamento/energia elettrica);
  • Potenziamento e riduzione dell’impatto ambientale delle centrali termoelettriche esistenti;
  • Eliminazione degli incentivi previsti dal CIP6 alla combustione dei rifiuti in base al loro inserimento, privo di fondamento tecnico-scientifico, tra le fonti rinnovabili;
  • Legalizzazione e incentivazione della produzione di biocombustibili, vincolando all’incremento della sostanza organica nei suoli le produzioni agricole finalizzate a ciò;
  • Incentivazione della produzione distribuita di energia termica con fonti rinnovabili, in particolare le biomasse vergini, in piccoli impianti finalizzati all’autoconsumo, con un controllo rigoroso del legno proveniente da raccolte differenziate ed escludendo dagli incentivi la distribuzione a distanza del calore per la sua inefficienza e il suo impatto ambientale;
  • No inceneritori;
  • Incentivazione della produzione di biogas dalla fermentazione anaerobica dei rifiuti organici.

Sui trasporti, invece, le proposte dei grillini sono:

  • Disincentivo dell’uso dei mezzi privati motorizzati nelle aree urbane;
  • Sviluppo di reti di piste ciclabili protette estese a tutta l’area urbana ed extra urbana;
  • Istituzione di spazi condominiali per il parcheggio delle biciclette;
  • Istituzione dei parcheggi per le biciclette nelle aree urbane;
  • Introduzione di una forte tassazione per l’ingresso nei centri storici di automobili private con un solo occupante a bordo;
  • Potenziamento dei mezzi pubblici a uso collettivo e dei mezzi pubblici a uso individuale (car sharing) con motori elettrici alimentati da reti;
  • Blocco immediato del Ponte sullo Stretto;
  • Blocco immediato della Tav in Val di Susa;
  • Proibizione di costruzione di nuovi parcheggi nelle aree urbane;
  • Sviluppo delle tratte ferroviarie legate al pendolarismo;
  • Copertura dell’intero Paese con la banda larga;
  • Incentivazione per le imprese che utilizzano il telelavoro;
  • Sistema di collegamenti efficienti tra diverse forme di trasporto pubblici;
  • Incentivazione di strutture di accoglienza per uffici dislocati sul territorio collegati a Internet;
  • Incentivazione dei mercati locali con produzioni provenienti dal territorio;
  • Corsie riservate per i mezzi pubblici nelle aree urbane;
  • Piano di mobilità per i disabili obbligatorio a livello comunale.

Il linea di massima si può affermare senza timore di smentita che il programma elettorale del Movimento 5 Stelle sia l’unico programma che abbia realmente l’ambiente come pilastro e non come accessorio. Le proposte pro ambiente sono moltissime e sembrano scritte da persone del settore e non da consulenti elettorali.

Tanto che sembrano tanto belle quanto irrealizzabili in un paese come l’Italia. Il tempo ci dirà se anche i deputati a cinque stelle avranno le competenze possedute da chi ha scritto quel programma elettorale e se, di conseguenza, riusciranno realmente a portare avanti quelle battaglie.

Sinistra

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Il programma elettorale dei partiti che sostengono Antonio Ingroia è racchiuso nei 10 temi della rivoluzione civile. Si tratta di una “sintesi del programma”, che però non è pubblicato per intero sul sito del candidato premier.

Di sicuro è il documento più corto tra tutti quelli analizzati: appena due pagine e dieci brevi punti programmatici. Tuttavia c’è un po’ di spazio per l’ambiente:

Vogliamo creare occupazione attraverso investimenti in ricerca e sviluppo, politiche industriali che innovino l’apparato produttivo e la riconversione ecologica dell’economia.

Va cambiato l’attuale modello di sviluppo, responsabile dei cambiamenti climatici, del consumo senza limiti delle risorse, di povertà, squilibri e guerre. Va fermato il consumo del territorio, tutelando il paesaggio, archiviando progetti come la TAV in Val di Susa e il Ponte sullo Stretto di Messina.

Va impedita la privatizzazione dei beni comuni, a partire dall’acqua. Va valorizzata l’agricoltura di qualità, libera da ogm, va tutelata la biodiversità e difesi i diritti degli animali.

Vanno creati posti di lavoro attraverso un piano per il risparmio energetico, lo sviluppo delle rinnovabili, la messa in sicurezza del territorio, per una mobilità sostenibile che liberi l’aria delle città dallo smog.

Anche in questo caso siamo di fronte a dichiarazioni generiche, tranne alcuni accenni a temi specifici quali la TAV e il Ponte sullo Stretto, la lotta alla privatizzazione dell’acqua e il no agli OGM.

24 gennaio 2013
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I vostri commenti
jobs, sabato 26 gennaio 2013 alle21:23 ha scritto: rispondi »

MA è SPAVENTOSO ...  neanche 1 € per centrali LENR  a impatto ZERO e combustibile ZERO.. e 400.000 MILIONI in 20 anni in stupidi pannelli cinesi o inquinanti biodiesel, biomasse,inceneritori , per ottenere disoccupati e affamati armati nelle strade fermate il mondo , devo scendere ..   Chiudete questa sentina del malaffare mondiale , il primo che giura DI NON FARE NULLA  , va votato a occhi chiusi   

jobs, sabato 26 gennaio 2013 alle21:10 ha scritto: rispondi »

pensa al micro Carbon Black  diesel ( anche bio) che respiri e ai 3000 morti che provoca . ops..Grillo se l'è dimenticato

Ziomaul, sabato 26 gennaio 2013 alle16:17 ha scritto: rispondi »

Soprattutto quelli che sputano per terra! :-))

Rcrsab, venerdì 25 gennaio 2013 alle14:33 ha scritto: rispondi »

 aha, si è un'idea che in qualche programma andrebbe scritta.

Pier Luigi Caffese, venerdì 25 gennaio 2013 alle14:13 ha scritto: rispondi »

Ho letto il piano energetico dei futuri leader politici ma non ce n'è uno che abbia una vision di sviluppo 1.Bersani è mal consigliato dal Galli ex D.G.Confindustria che ha la responsabilità del 90% gas che uccide il costo energia industria a 220 euro il MWh.Se mette Galli allo Sviluppo chiudiamo perchè il Galli non capisce che senza il 50% rinnovabili ma stoccate,non c' occupazione e 720.000 giovani stanno a casa.Voto 2 al Galli. 2.Monti e Berlusconi sono per il fossile ,gas,vogliono levare la tobin tax.Monti peggio perchè ha pronti 140 miliardi per infrastrutture fossili,cosi invece di ridurre lo smog dello 80% crescera'. Se non passa il piano acqua con l'energia da hydro a 30 euro il MWh,possiamo chiudere l'industria italiana e mandare all'estero 5 milioni a lavorare perchè i leader non capiscono l'energia moderna.Pensate poi ai burocrati e Ceo fossili che vivono di energia assistita con i soldi nostri.

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