Elezioni 2013 e ambiente: Stagnaro (Fare) favorevole alla carbon tax

Proseguono le interviste della Rete dei giornalisti e blogger per l’ambiente in vista delle prossime elezioni politiche 2013. Ieri ha risposto alle nostre domande Carlo Stagnaro, cofondatore di Fare per fermare il declino. Stagnaro, che non è candidato, prima di fondare il movimento di Oscar Giannino si è messo in luce con i suoi articoli su Il Secolo XIX, Il Foglio, Chicago Blog e per essere il direttore ricerche dell’Istituto Bruno Leoni.

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Stiamo parlando di uno degli esponenti di spicco italiani del liberalismo, solido sostenitore del mercato libero. Che, parlando di energia e di ambiente, vuol dire niente incentivi alle rinnovabili. Giusto per fare un esempio.

Con Stagnaro abbiamo parlato proprio di energia, della sua produzione e delle sue conseguenze. E del suo costo. Obbligata la domanda sulle esternalità negative derivanti dalla generazione elettrica con le fonti fossili, in una parola: l’inquinamento. Bene, da un ultraliberalista come Stagnaro non ti aspetteresti un’ammissione di queste esternalità e, invece, ecco cosa ci ha risposto:

Vanno considerate: tutti i mercati, in particolare quello dell’energia, ha bisogno di una regolamentazione. In modo tale che ci sia una simmetria tra chi sostiene i costi degli impatti ambientali e chi ne trae beneficio: il produttore e il consumatore di energia.

Qual è il problema? Che da un lato le esternalità vanno correttamente definite: occorre mettersi daccordo su come valorizzarle. Il valore dell’inquinamento di un lago è zero perché nessuno se ne occupa? è pari al costo di ripristino? è il valore che gli assegnano coloro che vivono vicino a quel lago, ad esempio desumibile dal valore dei terreni?

Il problema vero, ammette Stagnaro, è che tipo di regolazione sia da introdurre:

Il tipo di esternalità che ci sono nel mercato dell’energia possono essere corrette da regolazioni compatibili con un’impostazione orientata alla concorrenza e al mercato? A mio avviso sì: faccio l’esempio delle emissioni della CO2 e degli altri gas serra.

Che hanno un costo sociale, che può essere introdotto nel prezzo dell’energia ad esempio con la carbon tax.

Bene la tassa sulla CO2, quindi, anche per un teorico dello Stato che “non deve mettere le mani nelle tasche dei cittadini”. Stagnaro spiega anche perché la carbon tax sia una scelta valida per regolare il mercato dell’energia e perché non sia una violazione dei principi del libero mercato:

Il senso della carbon tax è: esistono delle fonti che non producono emissioni potenzialmente climalteranti e quindi queste fonti non devono essere penalizzate perché non producono un costo sociale. Altre fonti hanno emissioni contenute e devono essere relativamente penalizzate, penso alle centrali a gas a ciclo combinato.

Altre fonti ancora producono un quantitativo di emissioni più elevato, come il carbone, e quindi devono essere penalizzate in maniera superiore e proporzionale.

Nel momento in cui si opera questo tipo di intervento è comunque il mercato, in un contesto concorrenziale, a dire Qual è il mix ideale tra rinnovabili, carbone, gas, nucleare, risparmio energetico e così via. L’esito del processo di mercato non è determinato a monte.

Ma passiamo dalle tasse all’energia vera, quella che si produce realmente partendo dai combustibili fossili. La Strategia Energetica Nazionale di Corrado Passera punta tutto sul raddoppio delle estrazioni di petrolio e gas. La domanda per Stagnaro è semplice e chiara: ne vale la pena?

Soprattutto considerando che molti progetti di trivellazione ricadono in zone pericolosamente vicine ad aree protette o altamente turistiche, come il Parco Nazionale del Cilento o le Isole Tremiti. Ecco come la vede il cofondatore di Fare per fermare il declino:

Se tu trivelli in una zona a vocazione turistica, è possibile che questo crei un danno ad altre attività economiche del territorio?

Ma questa è una cosa che va valutata a livello locale e non nazionale. Per questo a mio avviso una parte della soluzione sta nell’attribuire maggiore potere alle autorità locali e regionali.

Ma, anche facendo decidere alle Regioni, resta sempre il problema delle esternalità ambientali. Ma, su questo argomento, il liberalismo di Stagnaro è massimo:

Questo è un caso dove non esistono esternalità che non siano già considerate. Esiste un percorso autorizzativo, che magari deve essere reso più stringente in alcuni casi, che definisce un perimetro all’interno del quale si può trivellare, con quali modalità, con quali tecnologie, con quali garanzie… e non esistono sussidi pubblici.

E le franchigie? E le royalties più basse del mondo? Non sono anche questi dei sussidi indiretti alle fossili?

Questi non sono sussidi, è una politica che vuole controbilanciare i costi più alti del mondo nella fase autorizzativa. Tant’é che in Italia si trivella meno di quanto si potrebbe.

Ma ok, aumentiamo le royalties… non è questo il problema. è una questione di processo: in assenza di sussidi e anche con royalties molto basse la tentazione di trivellare a vuoto non esiste. Perché ogni buco che fai sono tanti soldi che devi spendere.

Di questo, e di molto altro, abbiamo parlato con Carlo Stagnaro. Le altre domande e le altre risposte sono tutte nel video che vedete in questo post.

Le altre interviste e le discussioni della Rete dei giornalisti e blogger per l’ambiente le trovate sia su Google Plus che su Facebook.

21 febbraio 2013
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