Elezioni 2013 e ambiente: intervista al presidente di Legambiente

Dopo l’incontro con Andrea Boraschi di Greenpeace, la nostra indagine sul tema ambiente ed elezioni dal punto di vista della società civile continua: l’ospite questa volta è il Presidente di Legambiente nazionale, Vittorio Cogliati Dezza, personalità che nel mondo dell’ambientalismo non ha certo bisogno di presentazioni.

Leggi anche l’intervista ad Andrea Boraschi di Greenpeace

Si ha l’impressione che il tema ambiente sia relegato ai margini del dibattito elettorale e lo stesso onorevole Ermete Realacci (Presidente onorario di Legambiente e candidato lista PD alla Camera) ha detto, recentemente, di condividere questi dubbi e perplessità. Qual è il punto di vista di Legambiente?

Mi sembra che il problema sia più vasto e l’assenza nella discussione elettorale dei temi ambientali è solo la punta di un iceberg. I temi di cui si discute hanno ben poco a che fare con i problemi concreti della gente (lavoro, costo della vita, caos delle città, arretratezza dei servizi,…) ma manca anche, e soprattutto, un confronto sull’idea di paese, sulla prospettiva verso cui si vuole guidare il paese. Sui mass media si discute solo delle future possibili alleanze e di debito pubblico. Un pochino di Europa. Mentre i leader fanno a gara per lanciare proposte acchiappavoti, più o meno credibili su IMU e tasse. Ma quali sono le linee strategiche lungo le quali dovrebbe svilupparsi il paese? Come a partire dalla crisi economica e climatica si costruisce un paese nuovo, capace di utilizzare le sue intelligenze, senza costringere i giovani a emigrare, capace di affrontare le grandi emergenze: il dissesto idrogeologico, il consumo di suolo e la crisi urbana, il rischio sismico, le bonifiche ecc. ecc.? e ancora, affrontare le emergenze ambientali può essere un modo per sviluppare il paese riducendo le disuguaglianze? Nessun italiano può oggi capire quale Italia le forze politiche che si candidano a governare il paese vuole costruire. Se poi si va a vedere i programmi elettorali il capitoletto sull’ambiente non manca mai, ma a leggerli c’è da mettersi le mani nei capelli, per l’approssimazione e la genericità delle affermazioni, per non parlare delle palesi contraddizioni come nel programma Monti dove si rivendica lo stop alle energie rinnovabili e il rilancio delle trivellazioni! Unica eccezione è il programma di SEL, articolato e competente.

La mia impressione è che, trasversalmente, le rappresentanze politiche ritengono che sia politicamente corretto parlare di ambiente, ma è sempre qualcosa che riguarda il secondo tempo della partita, quando le vere emergenze saranno risolte. Sicuramente non è visto come leva per rispondere alla crisi e risollevare il paese.

Parlando di energia, un eventuale nuovo governo dovrebbe sciogliere il nodo Conto Energia, visto che il Quinto Conto è ormai agli sgoccioli. Quali sono le vostre proposte in merito e come giudicate quanto fatto dall’attuale esecutivo nell’ultimo anno?

Il giudizio è fortemente negativo, perché concretamente si è compiuto l’assassinio delle rinnovabili, in un momento di crisi economica, senza alcun vantaggio per le casse dello Stato, anzi la politica di Passera ha rinforzato la recessione. Contestualmente si è voluto rilanciare l’estrazione del petrolio, scelta incomprensibile visto che le riserve oggi ipotizzate darebbero all’Italia l’autonomia di 12-14 mesi !! Infine la Strategia Energetica Nazionale, che rappresenta anche un passaggio positivo, parla di scenari da qui a sette anni, troppo poco! È molto ambigua sul ruolo del gas e reticente sul carbone, non delinea un’assoluta priorità nella riduzione delle emissioni di CO2.

Quanto alle proposte, è chiaro che il problema si è spostato dagli incentivi alle briglie burocratiche. Voglio dire che il problema non è più tanto la disponibilità di incentivi, visto che gran parte delle rinnovabili sono ormai vicine alla grid parity, quanto l’urgenza di liberare il settore dalle pastoie burocratiche dei registri e delle aste, che stanno determinando il crollo di tutta la filiera industriale.

Sempre sull’energia, parliamo di risparmio energetico. Quali sono i provvedimenti legislativi che potrebbero essere presi nei prossimi 5 anni rispetto a tale tema?

Sicuramente, il primo e il più semplice è la stabilizzazione del 55% di detrazione fiscale per le opere di riqualificazione energetica degli edifici, riportando la detrazione per gli interventi di normale manutenzione a quella di un anno fa (36%). Poi occorre un grande piano industriale, sostenuto da incentivi e semplificazioni, per portare le industrie a rinnovare la tecnologia dei propri impianti. Occorre valorizzare la filiera delle materie prime seconde che sono ricavate dalla raccolta differenziata. Infine occorre intervenire sul sistema del trasporto merci, oggi quasi tutto su gomma, e del trasporto urbano, a vantaggio delle ferrovie, dell’elettrico, ma anche e soprattutto del trasporto pubblico locale e dell’intermodalità (sia per le merci, nave-treno-gomma, sia per i passeggeri in città). Non tutte queste misure hanno bisogno di interventi legislativi “pesanti”, in alcuni casi si avviano nuove e buone pratiche con una politica fiscale innovativa, con il coordinamento delle politiche urbane, con la scelta di destinare le risorse pubbliche a queste opere piuttosto che all’ennesima autostrada.

Ogni volta che in Italia piove torna d’attualità il rischio frane. Come intervenire a risolvere il grave problema del dissesto idrogeologico?

Frane e alluvioni direi! Io vedo due problemi. Il primo riguarda il fatto che in Italia si spende molto più per riparare i danni che per prevenirli, e questa spesa negli ultimi due anni è passata da un miliardo a circa tre miliardi all’anno rispetto al decennio precedente. Il secondo è che, per effetto dei cambiamenti climatici, si alternano periodi di siccità e improvvise e violente piogge. A questo si deve aggiungere che, come dimostrano le alluvioni di Orte e Grosseto di questo autunno, anche le zone non fortemente antropizzate sono zone fragili. Tutto ciò significa che vanno ripensati gli interventi fin qui progettati, va semplificato il quadro normativo (ad oggi esistono una decina di “piani” – piano di ambito, delle acque, paesistico, urbanistico,…- che sovrintendono al governo del territorio) per portare a unità sistemica il tutto, va infine individuato un sistema di finanziamento pubblico-privato degli interventi e della manutenzione ordinaria del territorio, a cominciare dalla forte penalizzazione fiscale del consumo di nuovo suolo.

In questa direzione abbiamo organizzato il 6 febbraio una Conferenza nazionale sul dissesto che ha visto come promotori oltre a Legambiente, gli ordini professionali (architetti, urbanisti, geologi, agronomi, ingegneri, geometri), l’ANCI, l’ANCE, la Coldiretti, e molte organizzazioni ambientaliste e non, come Wwf e TCI. Da qui stanno per essere formalizzate alcune proposte concrete che presenteremo ai candidati premier.

Una parola sull’Ilva di Taranto. Soddisfatti da quanto fatto da Governo e Parlamento? Cosa vi aspettare succeda dopo le elezioni a riguardo o, per lo meno, cosa auspicate che succeda?

Innanzitutto auspichiamo che l’Ilva non chiuda e la bonifica parta. Quanto all’azione del Governo noi pensiamo che l’AIA sia sostanzialmente un buon documento, anche se lascia eccessivi margini di tempo all’Ilva, alcune operazioni si potrebbero fare prima, quello che invece risulta inaccettabile è che il così detto decreto Salvailva, per sciogliere il contrasto con la magistrature elimina la possibilità di controllo della magistrature su tutte le aziende italiane con più di 200 abitanti. Un’aberrazione. Non so valutare cosa potrebbe succedere con il nuovo governo, certo mi auguro che questa mostruosità giuridica venga eliminata e che si sciolga il conflitto con la magistratura, ma qui gran parte della responsabilità sta nella famiglia Riva che ha voluto tirare la corda fino all’ultimo.

Il mare italiano è sempre meno pescoso. Nessuno dei politici sembra porsi il problema, ma siamo di fronte a una situazione sia dal punto di vista ecologico, sia dal punto di visto economico decisamente drammatica. Quali interventi in merito dovrebbero essere previsti in un programma elettorale davvero eco-sostenibile?

Sul mare ci sono molte cose da fare, non so quante di queste abbiamo a che fare con la pescosità. Si potrebbe cominciare dal ridurre il traffico di petroliere e utilizzare le tecnologie del controllo a distanza per evitare, come è successo pochi giorni fa a Favignana, che sulle coste e in mare si sversi il lavaggio delle navi cisterne. Bisogna impedire le trivellazioni. è ancora troppo fresco il dramma della Concordia per non ricordare che il decreto anti inchini riguarda solo parti di costa. Infine bisogna dare un nuovo ruolo sociale ai pescatori, favorendo con politiche fiscali adeguate, lo sviluppo delle pratiche virtuose. Poi, c’è il problema del riscaldamento del mare per effetto dei cambiamenti climatici, ma gli interventi qui sono a più ampio respiro.

Mobilità sostenibile. Di questo argomento parlano più o meno tutte le parti politiche, ma tranne forse qualche punto del programma del M5S, non ci sembrano essere idee davvero concrete sul piatto. Quali sono le vostre proposte in merito, sia dal punto di vista urbano, sia sul piano nazionale? Saranno le grandi opere come la TAV a salvare l’Italia?

Come ho detto prima, serve ridurre il peso del trasporto su gomma, sia per le merci che per le persone, sul lungo raggio e sul breve. Favorire trasporto pubblico, elettrico e intermodalità in città. Questa è la priorità.

Sulle grandi infrastrutture bisogna azzerare la legge obiettivo e selezionare le poche grandi opere che servono, soprattutto al sud (ferrovie in Sicilia, AV Napoli-Bari), escludendo quel festival di nuove autostrade che sta nel programma che il Ministro Passera ha pubblicato, ma che è da un decennio sempre lo stesso, approvato da Lunardi, Di Pietro e Matteoli.

Infine sulla TAV, noi non abbiamo nessuna opposizione ideologica o preconcetta. La TAV in Val susa non si deve fare perché è del tutto inutile! Servono opere portuali e ferroviarie che sostengano i grandi traffici che oggi vanno da sud a nord e non da ovest a est.

Leggi l’intervista a Vittorio Cogliati Dezza sulla TAV

La bellezza paesaggistica e artistica è forse il bene più prezioso del nostro Paese. Sappiamo che avete una proposta per salvaguardarla, può illustrarcela?

La proposta di legge che abbiamo presentato, promossa insieme a noi da numerose personalità della cultura e della scienza (Ottavia Piccolo, Dario Vergassola, Giovanni Valentini, Antonello Caporale, Ricky Tognazzi, Don Luigi Ciotti, Moni Ovadia, Neri Marcorè, Francesca Molteni, Filippo Solibello, Luigi Boitani, Marcello Buiatti, Enrico Alleva, Gianni Silvestrini, Marco Frey, Roberto Saviano, Oscar Farinetti, per indicarne alcuni) non riguarda solo la salvaguardia della bellezza esistente, ma propone misure concrete perché questo paese torni a produrre nuova bellezza. La bellezza deve essere il tema portante di scelte concrete e la qualità è la chiave di ogni trasformazione del territorio. è questo il filo conduttore del disegno di legge. La bellezza è la principale caratteristica che il mondo riconosce all’Italia ma anche e soprattutto un fattore decisivo su cui costruire il nostro sviluppo. Puntare sulla bellezza è un obiettivo imprescindibile e una chiave fondamentale per capire come il nostro Paese possa ritrovare le idee e la forza per guardare con ottimismo al futuro. Le periferie, il consumo di suolo, l’abusivismo, l’emarginazione dei giovani, l’individualismo esasperato, i tagli alla cultura e alla scuola sono tutti fenomeni che rubano bellezza al nostro paese. Proprio la bellezza, invece può essere la chiave per rivedere politiche che interessano fortemente il territorio e concorrono in maniera rilevante a definirne caratteri e qualità. Nella nostra idea di bellezza l’attività antropica, il ruolo delle comunità e degli individui, è centrale. L’intento della proposta che avanziamo è di innescare nei territori processi di trasformazione che puntino a rendere più belle, moderne e vivibili le città italiane, a migliorare la qualità della convivenza, del benessere individuale e collettivo e a muovere la creatività. La sfida, insomma, è invertire la tendenza, promuovendo un modello di sviluppo alternativo a quello che ha distrutto la bellezza naturale senza produrne di nuova.

Il disegno di legge è composto da 10 articoli, che riorganizzano in un sistema unico i provvedimenti legislativi inerenti alla qualità del territorio e definiscono chiaramente il percorso da intraprendere per rimettere al centro la bellezza nelle sue tante declinazioni operative. La bellezza patrimonio del Paese; Tutela e riqualificazione del patrimonio paesaggistico italiano; Tutela del suolo e contenimento del consumo; Bellezza delle opere pubbliche e concorsi di progettazione; Rigenerazione urbana; Contributo per la tutela del suolo e la rigenerazione urbana; Repressione dell’abusivismo edilizio e recupero ambientale delle aree; Dibattito pubblico per l’approvazione delle infrastrutture di interesse nazionale; Bando di idee per la bellezza; Bellezza dei gesti e senso civico.

Il testo in questi giorni viene sottoposto ai candidati alle elezioni affinché lo facciano proprio e ai sindaci italiani. Tra questi ultimi hanno già aderito Graziano Delrio (sindaco di Reggio Emilia e presidente Anci), Michele Emiliano (sindaco di Bari), Giusi Nicolini (sindaco di Lampedusa e Linosa) e Stefano Pisani (sindaco di Pollica).

Nel ringraziarla per la disponibilità dimostrata, le chiediamo se vuole chiudere l’intervista con un qualche appello ai candidati delle prossime elezioni politiche e/o agli elettori.

Non posso che chiudere da dove ho cominciato. La contestuale presenza di crisi economica e crisi climatica, se davvero il prossimo governo vuole perseguire il benessere delle persone e non garantire gli interessi di grandi lobby finanziarie e non solo, dovrebbe obbligare a operare per mettere a sistema tutte quelle azioni che possano sviluppare una nuova economia low carbon, che vuol dire nuovo lavoro, smart citizens e società più solidale.

12 febbraio 2013
I vostri commenti
Luigi Antonio Pezone, mercoledì 13 febbraio 2013 alle11:51 ha scritto: rispondi »

Sono belle parole. Mai progetti concreti delle associazioni ambientali dove sono? Ho inviato una copia del mio libro da titolo "La chiusura del ciclo antropico ai vertici" di lega Ambiente, Greenpeace e wwf. Come Enel, Eni, Enea, Cnr, non rispondono. Possibile che in Italia e forse nel mondo, l'unico a parlare di "Depurazione globale" e di "Energia protettiva dell'ambiente" sia un pensionato? Nel libro che supera le trecento pagine ci sono anche i progetti. Possibile che non hanno nulla da dire?  Non credo di aver scritto niente di offensivo. Prego la redazione di non censurare il commento, come fa di solito quando  quando scrivo qualcosa sulla depurazione globale, come fosse un'utopia. Quarantaquattro anni di esperienza nelle progettazioni impiantistiche industriali e ambientali mi autorizzano a pretendere delle risposte. Gli utopistici sono coloro che non sanno progettare gli impianti in grado di chiudere il ciclo del carbonio e coloro che si accontentano dei palliativi che non saranno mai in grado di proteggere l'ambiente se non si procede a industrializzare anche la protezione dell'ambiente.     

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