Elezioni 2013 e ambiente: intervista ad Andrea Boraschi di Greenpeace

Con l’avvicinarsi delle elezioni politiche Greenpeace ha lanciato la campagna di sensibilizzazione “Io non vi voto”. Come chiariscono bene nella presentazione, si tratta di tutto meno che di un invito all’astensione. Piuttosto, viene chiesto agli italiani, di non votare per candidati che non promettano di votare a loro volta dei provvedimenti precisi per la riduzione delle emissioni di CO2 (ed in genere una riduzione dell’inquinamento). Contemporaneamente viene data a tutti i candidati la possibilità di firmare un documento con cui si impegnano in tal senso.

Molti sono i politici che si sono fino a ora rifiutati di rispondere, da Monti a Berlusconi, passando per Bersani e Grillo. Ma tanti sono anche i candidati che si sono prestati all’iniziativa, segnando tanti Sì (e qualche No) alle domande/test sottoposte loro. Parliamo di gente come Vendola, Ingroia, Maroni, Meloni, Puppato, ecc.

Ma qual è realmente al posizione di Greenpeace, cosa chiede esattamente e in che modo si orienta in questa campagna elettorale? Per saperne di più abbiamo deciso di intervistare Andrea Boraschi, responsabile Greenpeace per la campagna Energia e Clima:

La vostra iniziativa sta avendo un certo successo. Nomi della politica, spesso di spicco, hanno firmato importanti impegni (anche se non sempre si tratta di 10 sì): leggiamo, fra gli altri, i nomi di Vendola, Ingroia, Puppato, Meloni, Maroni, ecc. Dunque, secondo voi, possiamo aspettarci un Parlamento attento alle questioni ambientaliste?

Mi piacerebbe rispondere in maniera affermativa a questa domanda, ma per il momento la realtà induce a qualche pessimismo. I principali contendenti alla poltrona di primo ministro – Bersani, Berlusconi e Monti – non hanno sin qui risposto alle nostre domande e alle oltre 50mila persone che le hanno fatte proprie. Non solo: i temi ambientali sono relegati in secondo piano tra gli argomenti di campagna elettorale, molti parlamentari di sensibilità ambientalista non sono stati neppure ricandidati, di ambiente si parla poco o nulla.

Spulciando i programmi elettorali delle liste più importanti notiamo che, salvo forse il Movimento 5 Stelle, il tema ambiente sembra più che altro accessorio. Ne abbiamo parlato anche insieme ad altri giornalisti in una videoconferenza svoltasi la sera del 25 gennaio, sperando di stimolare un dibattito in merito. Non pensate che sia strano che debbano essere associazioni o giornalisti a porre con urgenza ai politici temi così scottanti?

È una dinamica naturale quella per cui la società civile tenta di mettere sul tavolo del confronto politico i temi che le premono. La cosa strana è che la politica si riveli sorda a questi tentativi, almeno sin quando non possano essere riassorbiti in logiche consociative o corporative. Per altri versi, poi, i nostri tentativi si scontrano con altre e ben più consistenti richieste: quelle delle lobby delle fonti energetiche fossili. a oggi la maggior parte delle forze politiche si rende disponibile a promuovere questi interessi invece di quelli alla salute, all’ambiente, alla crescita economica sostenibile, all’occupazione espressi da molti cittadini.

io non vi voto

Leggendo i vostri documenti, sembra che il nemico numero uno da sconfiggere in Italia sia il carbone. Eppure, nessun programma elettorale, in fondo neanche quello di Grillo, sembra prevedere un’uscita di questa fonte per il 2030 dal mix energetico nazionale. Questo è, però, il vostro obiettivo dichiarato. Qual è la vostra proposta, allora, volendo entrare più nel dettaglio, e perché sarebbe fattibile?

La proposta è semplice: superare questa fonte che, in Italia, causa 570 morti premature l’anno e determina 2,6 miliardi di euro di danni ambientali, sanitari ed economici. Non sono numeri tirati a sorte: li abbiamo elaborati applicando ai dati di emissione certificati dall’azienda una metodologia di misurazione degli impatti già in uso presso l’Unione Europea. Su questi numeri abbiamo una “certificazione” ulteriore, per così dire: quella della magistratura, che ha respinto un ricorso di Enel contro Greenpeace sostenendo che le nostre ricerche sono veridiche e in linea con quelle della comunità scientifica internazionale. Col carbone, oggi, facciamo il 13% della nostra elettricità in un Paese in cui vi è peraltro un problema di overcapacity produttiva. Si tratta quindi di una quota relativamente residuale del nostro fabbisogno energetico, che possiamo superare presto rimettendo a pieno regime gli impianti a gas (oggi quasi fermi: parliamo di una fonte tutt’altro che pulita ma molto meno impattante del carbone) e puntando sulla crescita delle rinnovabili. L’ostacolo è che chi oggi col carbone fa montagne di quattrini non risarcendo neppure un centesimo dei danni che determina non è disponibile a cedere il passo.

Tra le vostre proposte, c’è quella di cambiare i vertici dell’Enel. La vostra posizione contro la grande azienda energetica (in mano allo Stato) è nota, ma ci interessava sapere quali sono i candidati che hanno appoggiato questa specifica richiesta, che ammetterete, è piuttosto dura.

Potrà apparire dura, forse: ma in un Paese normale un management che aveva puntato su un piano nucleare fallimentare, che sta producendo molti debiti e zero ricavi e che invece di promuovere l’innovazione disinveste sull’Italia cercando solo di realizzare due nuovi impianti a carbone sarebbe stato cacciato da tempo. La pensano come noi Vendola, Ingroia, Di Pietro, Bonelli, Samorì, Maroni e altri ancora.

Altro grave problema è quello delle trivelle in mare e in genere del rapporto estrazione petrolifera/salute del mare e delle coste. Problema di tragica attualità, fra l’altro, come gli abitanti di Favignana possono tristemente constatare in questi giorni. Le vostre proposte sono chiare – allontanare le trivelle dalle coste, aumentare le accise sull’estrazione del greggio – ma noi vorremo sapere chi sono secondo voi i politici attualmente candidati che in questi anni hanno fatto troppo poco sull’argomento o hanno fatto male, sia a livello nazionale, sia a livello regionale.

Il governo Monti è responsabile di un piano di sfruttamento delle risorse petrolifere italiane semplicemente assurdo. Abbiamo riserve di greggio misere in mare, equivalenti a sole 7 settimane di consumi nazionali. Per consentire alle compagnie petrolifere facili guadagni, facendo versare loro le royalties più basse in Europa – dunque con ricavi fiscali esigui per lo Stato – mettiamo a repentaglio il nostro mare. Ovvero il turismo, la pesca sostenibile, l’economia di molte comunità costiere. È un vero scempio.

A breve l’attuale Conto Energia potrebbe esaurirsi e l’Italia non avrà più nessun serio contributo economico per il fotovoltaico. Immaginiamo che la situazione sia per voi insostenibile, come difficilmente comprensibile troverete in generale la politica sulle rinnovabili degli ultimi anni. Quali sono le vostre proposte in merito, che provvedimenti suggerireste al nuovo Parlamento e al nuovo Governo?

  • Rimuovete le barriere burocratiche che affossano le rinnovabili, date alle energie pulite priorità assoluta sulle fonti fossili. Basta percorsi a ostacoli per la realizzazione degli impianti – specie quelli di taglia medio piccola;
  • Dirottate gli oneri di bolletta concessi alle energie sporche (CIP6) alle nuove rinnovabili;
  • Adeguate le reti per la piena integrazione di solare ed eolico ed eliminate la previsione di blocco degli impianti dove la rete è satura. Inoltre: investite nelle reti intelligenti e nell’efficienza energetica. Dovete favorire l’autoconsumo promuovendo lo scambio sul posto, sistemi di distribuzione chiusi (SDC) e sistemi efficienti d’utenza (SEU);
  • Dovete rendere vincolante un obiettivo del 20% in più di efficienza al 2020;
  • Dovete promuovere in modo prioritario l’esportazione della eventuale sovrapproduzione da rinnovabili – e non quella degli impianti a gas – adeguando opportunamente le reti;
  • Infine, occorre una nuova fiscalità energetica. Per ridurre il peso degli incentivi in bolletta dovete detassare e consentire maggiore detrazione IVA per gli investimenti in nuovi impianti rinnovabili. Servono linee di credito apposite a interessi agevolati; e la garanzia di destinazione di una parte significativa dei fondi ETS alla realizzazione di nuovi impianti rinnovabili.

Sono proposte molto precise. Valgono punti di PIL, sviluppo, occupazione, introiti fiscali e molti benefici ambientali.

Leggi anche “Elezioni 2013: l’ambiente nei programmi elettorali dei partiti”

Chiudiamo con una battuta sul Movimento 5 Stelle. Come spiega che, accanto ai tre grandi assenti (Bersani, Berlusconi e Monti), anche Beppe Grillo e i suoi si siano finora rifiutati di rispondere al vostro questionario?

Beppe Grillo sostiene una politica energetica rivoluzionaria da anni. Ovviamente manca la prova dei fatti: non possiamo sapere quanto e cosa saprebbe realizzare il suo movimento il giorno in cui avesse dei suoi rappresentanti “nella stanza dei bottoni”. Ma le posizioni sono chiare e non è Greenpeace a doverle esplicitare. Peraltro il M5S è un soggetto non organizzato in forma partitica, fluido: questo pone problemi di interlocuzione, non solo a noi. In ogni caso non è affatto positivo che non abbiano trovato il modo per risponderci.

Link utili: Tag Elezioni 2013, campagna Io non vi voto.

6 febbraio 2013
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