Secondo il ministro dello Sviluppo Paolo Romani, la normativa italiana sull’elettrosmog dovrebbe essere corretta perché troppo rigida. I limiti imposti attualmente sarebbero infatti decisamente elevati rispetto agli altri paesi e, di conseguenza, rischierebbero di influenzare negativamente lo sviluppo e la diffusione delle reti Lte.

In occasione di un convegno organizzato ieri da Vodafone, il ministro ha infatti affermato che:

La legislazione italiana sull’inquinamento elettromagnetico è troppo rigida, frutto di un’impostazione ideologica piuttosto che di analisi scientifiche: abbiamo limiti di 6 volt/metro contro un limite europeo di 40 volt/metro. Abbiamo la legislazione più penalizzante di tutta Europa.

Attualmente nel nostro paese sono presenti 50.000 stazioni radio, caratterizzate dall’utilizzo di potenze relativamente contenute e da bassi livelli di emissioni elettromagnetiche. Se la normativa non dovesse cambiare, secondo Romani questo numero rischia di triplicare:

Fare la banda larga mobile con queste regole insensate significa obbligare i gestori delle telecomunicazioni mobili a raddoppiare il numero dei ripetitori installati in tutta Italia. Ci preoccupiamo tanto di un’antenna telefonica e poi non si dice nulla per i mega-impianti della Rai che trasmettono a potenze centinaia di volte superiori: quelli non fanno male.

Intanto non si è fatta attendere la replica del senatore del PD, Vincenzo Vita. L’ex sottosegretario alle Comunicazioni ha infatti risposto che in alcuni paesi, quale ad esempio la Svizzera, al primo posto viene sempre la salute dei cittadini e, di conseguenza, i limiti sarebbero addirittura ancora più restrittivi.

Secondo gli operatori del settore, comunque, non sarebbe necessario stravolgere la normativa attuale ma semplicemente raddoppiare il limite di emissioni elettromagnetiche da 6 volt/metro a 12 volt/metro. Questo consentirebbe la realizzazione della rete Lte sostituendo i vecchi sistemi con le nuove antenne multistandard trivalenti.

18 maggio 2011
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