Un rapporto della World Animal Protection ha puntato il dito contro l’utilizzo sconsiderato degli elefanti, in particolare come intrattenimento e mezzo di trasporto. In alcune aree del globo la loro presenza è associata al turismo e al divertimento, condizioni che sottendono sfruttamento e disagio. I tremila pachidermi esaminati dal gruppo vivono in condizioni di pura schiavitù, costretti a esibirsi o sottostare alle necessità dei viaggiatori. La loro vita, al di fuori del lavoro, è condita da miseria e sofferenza. Come specifica il rapporto, tre esemplari su quattro sono costretti a dormire con le catene alle zampe, senza il giusto apporto di nutrimento. Cibo e acqua non vengono garantite in buona misura, anzi spesso sono assenti, con conseguenze gravi per la salute di questi animali, così grandi ma delicati.

La violenza è sempre presente, in particolare per convincere i pachidermi ad apprendere regole e movimenti non naturali. Vengono separati sin da piccoli dalla madre, subendo un percorso coercitivo e frustrante che fiacca il loro umore, che si ripercuote sull’indole personale, sullo spirito libero e sul carattere.

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Moltissimi elefanti, all’apparenza docili e sottomessi, hanno subito punizioni e pestaggi continui. Una situazione deprimente che spezza la loro voglia di vivere, trasformandoli in automi. Di tutti i paesi esaminati, la Thailandia detiene il primato negativo per le pessime condizioni di vita a cui sono costretti gli elefanti.

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Secondo i dati, lo stato del sud-est asiatico possiede i tre quarti degli elefanti obbligati alla cattività e alla reclusione, ma solo per l’intrattenimento turistico. Per questo l’organizzazione World Animal Protection ha chiesto a diverse compagnie di viaggio di rinunciare a questo genere di intrattenimento, abbandonando i vari pacchetti promozionale. La possibilità di interagire forzatamente con un elefante non è una pratica rispettosa, ciò implica che l’animale non conduca una vita libera ma sia costretto a intrattenere i visitatori.

7 luglio 2017
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