Sorgerà presto in India il primo santuario locale degli elefanti, per proteggere i pachidermi asiatici e avviare percorsi di conservazione e ripopolamento. Il progetto nasce dalla collaborazione congiunta del Bannerghatta Biological Park e di PETA, per una struttura di 49,5 ettari nell’area di Bangalore.

L’obiettivo è quello di creare una zona sicura affinché gli elefanti possano circolare liberi, lontano dall’interferenza dell’uomo e dai pericoli causati da quest’ultimo. Il santuario nasce da una modifica del già esistente Bannerghatta Biological Park, che già ospita 15 pachidermi tra cui l’esemplare Sunder, un elefante di 15 anni liberato lo scorso anno dalla Corte Suprema dopo un’esistenza di reclusione.

Stando a quanto pubblicato sul Times Of India, gli sforzi congiunti dell’associazione animalista con i responsabili del parco avrebbero portato alla definizione di una struttura all’avanguardia, con recinzioni a pannelli solari per recuperare energia, nonché numerosi punti d’approdo e visita per la sicurezza e la salute degli animali. In un habitat che ricorderà da vicino le foreste in cui gli elefanti asiatici sono soliti vivere, il parco prevederà anche diversi specchi d’acqua artificiali affinché gli animali possano trarre sollievo dal caldo.

Così come si apprende dalle prime indiscrezioni emerse sul progetto, il santuario ospiterà elefanti cresciuti e vissuti per molto tempo in cattività, quindi non più idonei per un nuovo inserimento in natura. Il parco attrezzato ricostruirà quanto più fedelmente possibile l’habitat naturale degli animali, per un accudimento e un monitoraggio in semi-libertà, all’interno degli estesi confini dell’area prescelta. Contestualmente, saranno avviate delle azioni di recupero per gli elefanti in difficoltà, poiché vittime di maltrattamenti o di un allevamento pregresso non consono. I lavori per la predisposizione dell’area sarebbero già cominciati, ma non è dato ancora sapere quando il santuario verrà ufficialmente inaugurato.

L’interazione con gli animali seguirà la filosofia del “contatto protetto”: la mediazione tra uomo e pachidermi sarà infatti ridotta al minimo, per non interferire con la loro naturale indole, e l’avvicinamento avverrà tramite tecniche di rinforzamento positivo anziché con la punizione fisica.

29 gennaio 2015
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