Le autorità di Bangkok hanno sequestrato 4 tonnellate d’avorio proveniente dall’Africa, per un valore totale di 6 milioni di dollari. È quanto comunicano gli organi istituzionali thailandesi, per una delle operazioni di blocco del commercio di frodo più importanti per la storia della nazione. Provenienti dal continente africano, i resti d’elefante pare fossero destinati ai mercati del Laos.

739 zanne d’elefante sono state rinvenute all’interno di alcuni container giunti il 18 aprile nei porti di Bangkok, all’interno di un trasporto denunciato come spedizione di fagioli a uso alimentare. Provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo, le quattro tonnellate di avorio sarebbero state inizialmente dirette al Laos, forse per alimentare il mercato del commercio illecito.

Le autorità ritengono che le zanne in questione, derivate probabilmente da attività di bracconaggio, sarebbero state destinate a facoltosi acquirenti di Cina e Vietnam, quindi non si esclude potessero tornare nella stessa Thailandia sotto forma di oggetti lavorati e altri monili. Secondo la legge thailandese, all’interno della nazione può essere venduto solamente avorio proveniente da elefanti d’allevamento, regolarmente registrati alle autorità. L’importazione di parti dall’Africa, o da altre zone del mondo, sarebbe invece vietata, sebbene secondo gli esperti la possibilità di vendita autoctona verrebbe comunque sfruttata dalla criminalità organizzata per immettere prodotti sui mercati locali.

Dal 2013 la Thailandia ha aumentato gli sforzi contro la distribuzione illecita di derivati da animali in via d’estinzione, assecondando parte delle richieste del CITIES. Lo scorso anno, lo stesso CITIES ha fissato per agosto 2015 il termine per l’adeguamento di tutte le disposizioni di legge, con la totale messa al bando dell’avorio.

Come emerso qualche settimana fa, l’elevata domanda asiatica è una delle principali fonti di sostentamento del bracconaggio di elefanti in Africa. In particolare in Cina, dove si stima che il mercato nero del lusso sia stato responsabile dell’uccisione di oltre 100.000 esemplari dal 2010 a oggi.

20 aprile 2015
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