La vendita di avorio e altri prodotti derivati dagli elefanti sbarca online, tra la preoccupazione delle organizzazioni per la conservazione e la sopravvivenza dei pachidermi. In un report pubblicato questa settimana, l’International Fund for Animal Welfare (IFAW) e la Wildlife Conservation Society (WCS) hanno confermato di aver rilevato annunci online di prodotti originati dagli elefanti, anche all’interno degli Stati Uniti. Il valore complessivo dei beni sfiorerebbe 1,5 milioni di dollari.

522 annunci di vendita, incluse zanne d’elefante, pelle, gioielli e mobili: sono queste le pubblicazioni identificate in 28 città statunitensi tra il 16 e il 20 marzo, per un totale di 615 prodotti. Il tutto sulle piattaforme comuni di scambio e di vendita, come Craiglist, popolare ritrovo d’annunci per gli utenti a stelle e strisce. Così spiega John Calvelli, vicepresidente esecutivo per gli affari pubblici di WCS:

Credo mandi un messaggio importante: abbiamo un problema qui negli Stati Uniti che deve essere gestito. Non dobbiamo essere ipocriti e puntare il dito agli altri, quando abbiamo problemi qui negli Stati Uniti.

Gli USA hanno firmato un divieto globale per la vendita d’avorio da esemplari asiatici nel 1975, a cui ha fatto seguito nel 1990 lo stesso provvedimento in favore di quelli africani. I prodotti entrati nel Paese prima di questa data possono essere venduti, ma solo il 3% degli oggetti rinvenuti in Rete farebbero parte di questo gruppo, anche per assenza dell’adeguata documentazione di conferma. Alcuni di questi oggetti, di conseguenza, potrebbero essere effettivamente antecedenti al divieto, ma in assenza di adeguate verifiche non è possibile stabilirne né la datazione né la provenienza. La preoccupazione principale è che, così come avviene di sovente sui mercati asiatici, sia impossibile riconoscere l’avorio proveniente da recenti azioni di bracconaggio: non è insolito, infatti, che strumenti e monili vengano esteticamente alterati per sembrare prodotti antichi.

Così come informa la testata The Verge, sia l’IFAW che la WCS hanno notificato i gestori del sito d’annunci della presenza di queste pubblicazioni, ottenendo l’inserimento dell’avorio nella lista degli oggetti non ammessi per la vendita tra privati. Le organizzazioni cercano ora, sfruttando anche la tecnologia già oggi disponibile, di impedirne la vendita online su simili portali, considerato come colossi del settore quali eBay ed Etsy già da tempo abbiano efficacemente implementato un blocco di questi prodotti.

Il commercio d’avorio e altri prodotti derivati dai pachidermi è una delle principali cause del declino degli elefanti in libertà, in particolare in Africa. In un report dello scorso anno, è emerso come più di 100.000 animali siano stati uccisi dai bracconieri per alimentare la domanda di avorio in Cina, uno dei paesi mondiali di destinazione di zanne e altre parti d’elefante.

30 aprile 2015
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F, mercoledì 12 agosto 2015 alle18:11 ha scritto: rispondi »

In Italia la Dogana della Spezia ha sequestrato, nel mese di marzo 2015, oltre 400 kg. di avorio di elefante (principalmente zanne) partendo proprio da un'indagine effettuata on-line per un valore di circa 1 milione di euro. La notizia è stata pubblicata su molti giornali, ma come si sa se una cosa la fanno gli americani e non gli italiani allora è destinata a diventare famosa... Mi sa che, almeno questa volta, gli americani hanno scoperto l'acqua calda...

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