Tra le varie specie animali, è noto da tempo come gli elefanti possano godere di una spiccata intelligenza. Particolarmente sociali, i grandi pachidermi sembrano essere dotati di un’estrema memoria, che permette loro non solo di riconoscere i luoghi e gli habitat di vita, ma anche membri del branco originario a decenni dall’ultimo incontro. Una nuova ricerca, tuttavia, mostra ulteriori caratteristiche di questi unici animali: gli elefanti, infatti, sarebbero capaci di elaborare pensieri complessi.

Lo dimostra un nuovo studio dell’Università di Cambridge, pubblicato su Scientific Reports, e condotto da Rachel Dale e Joshua M. Plotnik. Per scoprire questa caratteristica, i ricercatori hanno elaborato un test solo in apparenza semplice, a cui sottoporre gli elefanti. Dopo aver piazzato sul terreno una sorta di tappeto, con legata una corda e una maniglia, agli esemplari è stato richiesto di trascinare lo strumento con la proboscide, fino a consegnarlo a uno dei ricercatori. Un compito in apparenza facile, in realtà esemplificativo della capacità di pensiero complesso dei pachidermi.

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Gli elefanti, infatti, non solo devono pensare a come raccogliere l’apposita maniglia, ma anche come procedere in direzione del ricercatore, senza calpestare il tappeto con le zampe, bloccandolo così con il loro peso. Una capacità che, per quanto possa apparire scontata all’occhio umano, è tutt’altro che comune nel regno animale: è necessario, infatti, che l’esemplare sia consapevole di se stesso nello spazio.

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Di norma, le capacità degli animali vengono testate tramite il test dello specchio: le specie più intelligenti sono in grado di prendere consapevolezza dell’immagine riflessa, comprendendo come la figura sullo specchio non rappresenti un altro esemplare del branco. Gli elefanti superano facilmente questo esperimento, ma questo tipo di ricerca permette di scoprire unicamente se gli esemplari siano in grado di identificare delle caratteristiche fisiche nei simili, attribuendole anche come proprie. Con l’esperimento del tappeto, invece, viene certificata la consapevolezza del corpo nello spazio, cioè la capacità di analizzare la relazione tra la propria fisicità e l’ambiente fisico in cui è inserito.

14 aprile 2017
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