Non trova freno la piaga del bracconaggio in Africa e, a farne le spese, sono purtroppo gli elefanti. Presi di mira per le loro lunghe zanne, molto richieste sul mercato nero e soprattutto in Asia, i grandi pachidermi stanno crollando l’uno dopo l’altro sotto i colpi dei fucili e degli avvelenamenti da parte dei cacciatori di frodo. E ora si teme per il rischio estinzione: gli ultimi dati disponibili, infatti, parlando di una diminuzione del 30% di questi grandi animali, il tutto soltanto nell’arco di 7 anni.

Questa preoccupante prospettiva è emersa dal programma Great Elephant Census, un’iniziativa finanziata con 8 milioni di dollari da Paul Allen, cofondatore di Microsoft. L’obiettivo del progetto è tanto semplice, quanto complesso da realizzare: censire minuziosamente il numero degli elefanti in Africa, per capirne le chance di sopravvivenza, i rischi a cui sono sottoposti quotidianamente e imbastire quanto possibile, anche a livello internazionale, per la loro conservazione.

Per raggiungere questo scopo, il team africano ha fatto ricorso alle riprese aeree, grazie a mezzi specializzati, quali gli elicotteri. Dopo aver sorvolato ben 18 paesi africani, per 10.000 ore di volo e 463.000 chilometri percorsi, è emerso un dato allarmante per la sopravvivenza dei pachidermi. Oggi ne esistono solamente 352.271 esemplari, un calo del 30% tra il 2007 e il 2014, con una diminuzione di 144.000 elefanti nel giro di sette anni. Una prospettiva del tutto allarmante, se si considera come nel 1979 questi animali raggiungessero rapidamente quota 1.3 milioni e, ancora, come, prima della colonizzazione dell’Africa, fossero per 20 milioni in tutto il continente.

Continuando con questi ritmi, pari alla perdita dell’8% di elefanti ogni anno, si rischia di raggiungere le 160.000 unità entro il 2025. Un fatto che potrebbe decretarne, poco dopo, un rischio d’estinzione quasi irrecuperabile. La gran parte dei pachidermi africani muore per mano del bracconaggio, così come già accennato: sui mercati illegali, in particolare in Asia, l’avorio raggiunge prezzi anche più elevati dell’oro, perché impiegato per la medicina tradizionale e anche per la produzione di sculture e monili di lusso.

1 settembre 2016
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