Gli elefanti ricordano sempre il percorso più breve per raggiungere le fonti d’acqua. È quanto rivela uno studio pubblicato su Proceedings of the Royal Society B, a conferma dell’incredibile memoria che tradizionalmente viene associata a questi maestosi pachidermi. Gli elefanti sarebbero dotati di un’ottima memoria spaziale, anche su distanze importanti.

Anche all’interno della savana, con una vegetazione ridotta e pochi punti di riferimento, gli elefanti ricordano tutti i percorsi per raggiungere le fonti d’acqua a loro disposizione, solitamente limitate sul territorio. I ricercatori – Leo Polansky, Werner Kilian e George Wittemyer – hanno studiato e monitorato il comportamento di alcuni esemplari del parco nazionale di Etosha, in Namibia, per capire come i pachidermi si orientassero nella natura selvaggia per procurare risorse utili alla loro sopravvivenza.

Gli animali sono stati seguiti per un periodo di due anni: è emerso come gli elefanti siano davvero degli esperti nel ricordare la locazione delle risorse d’acqua. Dalle osservazioni, infatti, è apparso evidente come i pachidermi scelgano sempre il pozzo più vicino in relazione alla loro distanza, con un margine di correttezza superiore al 90%. In questo modo, sfruttando le loro capacità cognitive e mnemoniche, le popolazioni dei giganti africani minimizzerebbero la durata del viaggio e le risorse vitali sprecate.

Dalle rilevazioni, si è appreso come gli esemplari oggetti di studio riescano a optare per il percorso migliore in distanze comprese da 4.59 a 49.97 chilometri. Un fatto che ha spinto gli studiosi a ritenere come non siano sufficienti i sensi per orientare la scelta, né le caratteristiche ambientali del luogo: il rumore dell’acqua, i suoni emessi da altri animali che si stanno abbeverando e molto altro anche ancora. A distanze così elevate dalle fonti, infatti, deve essere proprio la memoria spaziale a entrare in gioco. Un’evidenza che dovrà essere indagata ulteriormente e che permetterà di ottenere più informazioni sul ruolo del ricordo nel cervello degli animali, considerando come le ricerche oggi disponibili si basino su capacità cognitive riscontrate sulle brevi e ridotte distanze.

30 marzo 2015
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