Secondo maxi-sequestro di avorio in Thailandia, dopo le 4 tonnellate intercettate nei pressi di Bangkok lo scorso 18 aprile. E anche questa volta i numeri sono impressionati: ben 511 zanne di elefante, pari a 3 tonnellate e un valore di mercato di qualche miliardo di dollaro. Non trova ancora tregua la pratica del bracconaggio per il commercio con i paesi asiatici, una pratica illegale che starebbe mettendo a repentaglio la sopravvivenza degli elefanti africani.

La spedizione è stata intercettata lo scorso 25 aprile, a pochi giorni dalla precedente. I container, denunciati come “foglie di te”, sono arrivati dal Kenya e sembra fossero destinati al Laos, nazione centrale per lo smercio d’avorio con la vicina Cina. Controllate le spedizioni, però, le autorità doganali hanno rinvenuto 511 zanne d’elefante, alcune delle quali lunghe anche due metri.

Le autorità thailandesi sostengono che l’avorio grezzo, ottenuto probabilmente tramite la caccia di frodo in Africa, sia normalmente diretto ai mercati neri di Cina, Vietnam e, di ritorno, anche nella stessa Thailandia. Chris Shepherd, del gruppo di salvaguardia Traffic, ha voluto però sottolineare il ruolo del Laos nel sempre più frequente commercio illegale, come punto d’approdo e di smistamento di grandi quantità di prodotti di origine animale.

L’aumento di sequestri su larga scale è una grande preoccupazione. Si deve investigare se l’avorio provenga da elefanti di recente uccisi o dalle scorte in Africa.

Il bracconaggio è ormai la principale causa della decimazione delle popolazioni di elefanti in libertà, nonostante gli impegni sempre più profusi per la loro conservazione e la protezione delle riserve. È la domanda dei prodotti in avorio che alimenterebbe la pratica, tanto che un recente report ha ipotizzato come la Cina, uno dei principali consumatori, possa essere responsabile della morte di oltre 100.000 esemplari negli ultimi anni.

In Thailandia è permessa unicamente la vendita d’avorio proveniente da elefanti d’allevamento, ma in molti sostengono questa normativa potrebbe essere sfruttata indebitamente per facilitare lo scambio di prodotti di origine africana. La convenzione CITIES ha richiesto alla nazione dei provvedimenti sempre più urgenti per far fronte a questo commercio, con l’introduzione del divieto totale per la vendita di materiale grezzo e manufatti.

27 aprile 2015
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Cris, martedì 28 aprile 2015 alle11:31 ha scritto: rispondi »

Perché non pitturare le zanne di elefante con una vernice indelebile che renda l'avorio non più commerciabile?

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