Nel regno animale potrebbero nascondersi dei musicisti provetti. È quanto dimostra una recente ricerca, pronta a confermare come gli elefanti marini riescano perfettamente a comprendere, e sfruttare, i concetti di ritmo e intonazione. Uno studio utile non solo per analizzare le modalità di comunicazione di questi animali, ma anche per vagliare le origini della percezione del ritmo nell’uomo.

La ricerca è stata condotta dall’Università di Lione Saint-Etienne, per analizzare il rapporto degli animali con la bioacustica, ovvero come gli esseri viventi producano e reagiscano ai suoi. È quindi emerso come gli elefanti marini siano in grado di riconoscersi l’un l’altro dall’intonazione e dal timbro della loro voce, tanto da creare un vero e proprio network sociale grazie ai suoni del branco.

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Il team di studio, guidato da Nicolas Mathevon, ha osservato i comportamenti di diversi elefanti marini nelle acque gelide a nord dell’Oceano Pacifico. Gli esperti, dopo aver identificato i maschi alfa dei vari branchi, ne hanno registrato i versi. Dopodiché, tramite l’uso di appositi altoparlanti, tali versi sono stati riprodotti all’interno della colonia, con risultati sorprendenti. Nel riconoscere la voce della guida del branco, infatti, i maschi non dominanti hanno assunto comportamenti sottomessi e spaventati.

A questo punto, i ricercatori hanno deciso di modificare i versi registrati con un software per l’editing audio, variando l’intonazione, il ritmo e il timbro della voce del maschio alfa. È quindi emerso come, non riconoscendo più i tratti vocali caratteristici di questo individuo, gli altri maschi non abbiano più assunto atteggiamenti di paura o sottomissione.

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La ricerca ha portato a esiti unici nel suo genere, soprattutto sul fronte del ritmo. Sebbene molti mammiferi possano essere addestrati per riconoscere specifici ritmi, quali ad esempio i leoni, non vi fanno ricorso nella vita selvaggia. Lo stesso anche per scimpanzé: possono coordinare i loro movimenti a ritmo di musica, ma non usano questa capacità per precisi scopi comunicativi.

I leoni marini, tuttavia, potrebbero non essere gli unici esemplari “musicisti” del regno animale. Simili capacità sono state riscontrate nelle balene, capaci di creare vere e proprie melodie per riconoscersi reciprocamente. Nel mentre, la ricerca prosegue per capire se l’identificazione di ritmo e intonazione nei maschi di elefante marino possa estendersi anche agli esemplari femminili.

21 luglio 2017
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Fonte:
NPR
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