Il bracconaggio, la caccia forsennata all’avorio degli elefanti, sta spingendo in massa i pachidermi verso il Parco Nazionale di Chobe in Botswana, nel sud dell’Africa. Questi enormi ma sensibili animali sfidano le insidie e i pericoli della natura, ma principalmente i cacciatori appostati al confine della Namibia, Zambia e Angola, pur di raggiungere la sicurezza. Nonostante siano circondati da situazioni allarmanti, la scelta di Chobe è per loro sinonimo di vita, nutrimento e protezione. I confini del Botswana sono maggiormente controllati, in particolare il Parco Nazionale di Chobe riesce ancora a resistere all’ingerenza dei bracconieri. Ma per raggiungere la meta finale, questi animali sono disposti a sfidare la sorte, anche transitando pericolosamente attraverso i fiumi in assetto compatto. Una sorta di piattaforma su cui disporre i piccoli incapaci di guadare le acque del fiume, al contempo esponendosi alle armi dei cacciatori di frodo.

Michael Chase è il fondatore di Elephants Without Borders, un gruppo che opera per tutelare l’esistenza di questi mammiferi e per la loro conservazione. Da tempo creano corridoi privilegiati e sicuri al confine tra due o più nazioni, così da impedire assalti, uccisioni e predazioni immotivate. Un lavoro importante e delicato che agevola la migrazione verso Chobe. L’unica controindicazione è data proprio dall’impatto di questi animali sull’ecosistema del parco, una presenza che si fa sentire a causa del loro formato da sei tonnellate l’uno, per un fabbisogno di duecentosettanta chilogrammi di cibo al giorno. Infatti le riserve idriche stanno lentamente diminuendo e la vegetazione appare molto più rada e fragile.

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In questo periodo caratterizzato dalla scarsità d’acqua in attesa delle grandi piogge, questi enormi pachidermi si spingono verso il fiume e quindi verso i confini pericolosi, esponendosi alle armi dei bracconieri. Il censimento di Great Elephant Census ha decretato una diminuzione delle presenze pari al 30%, con solo 352.000 esemplari ancora in libertà. Oltre al bracconaggio, alla richiesta di avorio e alla caccia, a incidere sugli spostamenti sono stati i conflitti che da anni infiammano l’Africa. Ciò che li guida è l’esperienza, dirigendoli fuori da quelli che loro considerano territori della paura, riconoscendo i confini senza bisogno di recinti, come specificato dal ricercatore George Wittemyer di Save the Elephants. Il loro è un cammino consapevole che, in caso di pericolo, li fa agire solo di notte e con circospezione.

Secondo Joyce Poole, co-fondatrice dell’organizzazione no-profit ElephantVoices, esistono pose e comportamenti che confermano l’azione conscia dell’elefante, ad esempio solo riuscendo a udire e letteralmente annusare il pericolo, oppure solo osservando il comportamento di un uomo. Ma la presenza di molti allevamenti e un aumento demografico umano continuo sta riducendo gli spazi di azione dei pachidermi, a fronte di zone di sicurezza e aree verdi non sempre sono tutelate nel modo corretto. Le associazioni spronano verso una gestione e un’organizzazione più efficace dei parchi naturali, per impedire che altre anime innocenti muoiano in modo cruento. L’interesse nei confronti dell’avorio non sembra però diminuire, nonostante il crollo incisivo del numero degli esemplari ancora a piede libero sulla terra.

29 novembre 2016
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