Gli elefanti possono apparire come animali mastodontici e dalla possente forza, incapaci di indietreggiare davanti alla sfida più tenace. In particolare se questa riguarda il cibo di cui necessitano per sopravvivere. Ma l’ingresso dell’uomo anche nelle zone più selvagge ha favorito la deforestazione, quindi una riduzione sostanziale dell’habitat naturale di questi grossi animali. Per sopperire alla mancanza di alimenti e provvigioni, nel tempo gli elefanti si sono spostati sempre più verso centri abitati, in particolare verso le zone agricole e le piantagioni. Questo comportamento ha inciso negativamente sui raccolti, ma anche sulla vita dei contadini spesso travolti dai proboscidati.

Per ostacolare le intrusioni in molti utilizzano tamburi, così da spaventare gli elefanti, ma anche colpi di pistola sparati in aria e petardi. Questa, nel tempo, è diventata una routine che gli stessi animali hanno assimilato: per far fronte alla loro presenza, i contadini sono passati alle maniere forti. In molti hanno imbracciato fucili e armi, oppure disseminato veleno per uccidere questi pachidermi. La scienza ha perciò deciso di correre in soccorso degli elefanti, già numericamente esigui, proponendo soluzioni alternative e valide, quindi l’impiego di metodologie utili a spaventare gli animali senza cagionare la loro salute.

Api, tigri e peperoncino: tecniche per allontanare gli elefanti

Tra le soluzioni più incredibili l’utilizzo delle api da miele che gli elefanti temono, la loro puntura può provocare dolore nonostante la pelle spessa dei proboscidati. Questi tendono a fuggire e avvisare il branco emettendo una vibrazione di bassa frequenza, così da lanciare un allarme. Gli agricoltori hanno imparato ad appendere degli alveari lungo le recinzioni, collegati tra loro con dei fili. Muovendosi nei paraggi della coltivazione gli elefanti possono incrociare gli alveari e urtarne le corde, scatenando la furia delle api. Una metodologia di successo che non implica la morte degli animali, in più garantisce miele fresco da vendere.

Un’altra tecnica molto collaudata nel sud dell’India prevede la presenza delle tigri: questi grossi felini sono soliti condividere spazi e luoghi con gli elefanti. Ma occasionalmente cacciano i loro cuccioli e questo rende i pachidermi molto diffidenti e sempre in allerta. Vivek Thuppil, in forza alla University of California-Davis e ora anche alla University of Nottingham, sta studiando un meccanismo economico che preveda l’attivazione di un suono simile al ringhio della tigre così da dissuadere gli elefanti allontanandoli. Anche il peperoncino potrebbe trasformarsi in un deterrente interessante: gli elefanti poco tollerano l’effetto irritante del prodotto che provoca loro tosse e starnuti. Per questo molte coltivazioni vengono protette da piante di peperoncino, oppure da corde ricoperte con olio di motore e peperoncino spalmato, quindi da fumo creato con un mix di peperoncino, tabacco, fieno secco e giornali da bruciare.

Nella zona del Mysore, in India, la Conservation Foundation Natura (NCF) ha deciso di monitorare il movimento di questi animali segnalando la loro presenza tramite cellulare. Chi avvista un elefante nei pressi delle zone verdi o delle abitazioni può chiamare l’associazione che, con un semplice sms, lancerà un tamtam informativo tra la popolazione del luogo. Per chi non possiede il cellulare il NCF può accendere delle luci rosse lampeggianti a led distribuite in 24 zone mi massimo passaggio, tutte attivabili tramite telefonino dal personale dell’associazione e da chi possiede il numero delle varie postazioni. Per finire, è al vaglio un meccanismo di allerta che si basa sulle basse frequenze emesse dagli elefanti, intercettabili anche a distanze rilevanti. Per ora il team dell’Università di Vienna ne sta ancora studiando il metodo applicativo, così da realizzare un prototipo da presentare sul mercato.

26 gennaio 2015
In questa pagina si parla di:
Fonte:
Lascia un commento