Una coppia di elefanti è stata trovata senza vita presso il Tesso Nilo National Park di Sumatra, riserva naturale per la fauna selvaggia dell’Indonesia. E vi è un vero e proprio giallo alla base, così come ipotizzano le sezioni locali del WWF: i due pachidermi sarebbero stati avvelenati.

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Le carcasse di un elefante maschio di circa cinque anni e di una giovanissima femmina sono state rinvenute a meno di 600 metri di distanza l’uno dall’altra, il sospetto è quindi si tratti di una morte tutt’altro che accidentale. Gli esemplari sarebbero stati avvelenati, forse dai bracconieri come vendetta per il loro sempre più ristretto bacino d’azione. Così spiega Syamsidar, una portavoce locale del WWF:

Crediamo che gli elefanti siano stati avvelenati, perché le carcasse sono state trovate troppo vicine l’un l’altra.

Non è il primo caso di morte sospetta che avviene all’interno del parco indonesiano: lo scorso mese, ad esempio, un altro corpo senza vita è stato rinvenuto dai volontari e, anche in questo caso, si è sospettato un possibile avvelenamento. Durante lo scorso anno, invece, ben 15 pachidermi sono morti nella provincia di Riau, proprio nel pressi del parco nazionale.

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Meno di 3.000 elefanti di Sumatra rimangono in libertà, tanto che la specie è ormai considerata a rischio di estinzione. Fra i fattori che mettono a repentaglio la loro esistenza non solo le attività del bracconaggio, ma anche l’espansione forsennata dell’industria dell’olio di palma, colpevole di aver distrutto oltre il 70% dell’habitat naturale dei grandi protagonisti del regno animale. Quella dell’avvelenamento è una pratica decisamente diffusa in Asia, anche se le ragioni di un così simile e crudele gesto non sono mai state indagate fino a fondo, per mancanza di elementi di sufficiente prova. Lo scorso gennaio, ad esempio, la vicenda dell’elefantino Joe ha fatto il giro del mondo: sotto gli occhi di tutti sono passate le immagini del cucciolo accovacciato di fianco al corpo della madre deceduta, irremovibile nella volontà di non abbandonarne il cadavere.

4 giugno 2013
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