La piaga del bracconaggio in Africa non cenna a placarsi: sempre più rinoceronti ed elefanti finiscono nelle grinfie dei cacciatori di frodo, affinché zanne e corni possano essere smerciati a peso d’oro sul mercato nero asiatico. E le tecniche si affinano: come già emerso in alcuni recenti aggiornamenti, dalle armi da fuoco si sta passando al sempre più frequente avvelenamento, una metodologia meno rumorosa e, per questo, più difficile da intercettare. Nello Zimbabwe, però, qualcosa si muove: sette persone sarebbero state arrestate nei pressi dello Hwange National Park, con l’accusa di aver avvelenato dei pachidermi con il cianuro.

La notizia è stata resa nota da una delle tante organizzazioni di salvaguardia presente sul territorio, per poi essere rilanciata dall’Independent. Secondo quanto riferito dal Bhejane Trust, gli uomini sarebbero stati fermati con il sospetto di attività di bracconaggio e alcuni sarebbero stati rinvenuti in possesso di alcune zanne. Degli arrestati, uno pare sia stato condannato a 10 anni di carcere dalle corti di Hwange, mentre un secondo a sette mesi per il possesso di munizioni non consentite. Per gli altri, sembra che i processi siano ancora in corsoi. Così ha spiegato Trevor Lane, direttore di Bhejane:

La polizia e le autorità del parco stanno facendo sforzi molto seri.

Come già accennato, l’uccisione degli elefanti tramite cianuro si sta facendo sempre più frequente. Un report recente, pubblicato dal National Geographic, spiega come solo lo scorso mese ben 26 esemplari siano deceduti per avvelenamento. La sostanza tossica è iniettata all’interno della frutta di cui i pachidermi sono soliti nutrirsi. Dopodiché, i bracconieri seguono gli spostamenti degli elefanti attendendo pazientemente la loro morte, quindi agirebbero di notte per non destare troppi sospetti. Non è però tutto, poiché alcune settimane fa è emerso come l’avvelenamento coinvolga anche gli avvoltoi: i malintenzionati li ucciderebbero poiché, volando in cerchio sopra le carcasse dei pachidermi, potrebbero essere visti anche a lunga distanza e allertare, di conseguenza, guardie del parco e autorità.

Le organizzazioni locali spiegano come sia necessario un urgente provvedimento a livello legislativo, poiché il possesso illegale di cianuro non è attualmente un crimine maggiore, quindi i malintenzionati potrebbero cavarsela con blande multe qualora venissero scoperti con la sostanza velenosa. Oppah Muchinguri, Ministro per le Acque, il Clima e l’Ambiente, ha spiegato a inizio mese come vi sia un traffico del veleno dallo Zambia e dal Sudafrica, per un mercato nero della distribuzione. Un problema non di poco conto poiché, oltre a determinare una dolorosa morte per soffocamento agli elefanti, la sostanza rimane in natura: altri animali potrebbero rimanerne vittima ingerendo frutta e vegetali o cibandosi di esemplari defunti. Una questione di salvaguardia dell’ecosistema, spiegano le autorità dello Zimbabwe, che dovrà essere affrontata con il massimo del rigore.

26 novembre 2015
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