Non trova freno la caccia di frodo in Africa, nonostante i tentativi di alcuni governi locali di limitare il fenomeno e la sempre più frequente istituzione di riserve. Stando alle ultime rilevazioni del WWF, ogni anno ben 25.000 elefanti muoiono per mano dei bracconieri, per recuperarne le zanne in avorio da rivendere sul mercato nero. Un duro colpo per la biodiversità del continente africano, che oggi conta poco meno di 650.000 esemplari di grandi pachidermi.

Più i controlli si fanno serrati, maggiore è la sofisticazione dei cacciatori di frodo, ormai pronti a lanciarsi con elicotteri a seguire i gruppi di elefanti sin dentro le foreste, dove la fitta vegetazione li terrà nascosti da occhi discreti. Si stima che dal 2002 al 2011 la popolazione dei pachidermi liberi da foresta, quindi non protetti in riserva, sia calata di ben il 62% proprio a causa del mercato nero dell’avorio.

Una vera e propria mattanza deliberata, soprattutto a opera di bracconieri sudanesi, con lo sterminio di interi branchi, piccoli compresi. Molto spesso capita, infatti, che pachidermi privi di zanne vengano comunque uccisi, affinché non traccino nuove piste che potrebbero confondere i cacciatori. E molto spesso di avvelenano le fonti di abbeveraggio, per causare la morte rapida di un ingente numero di esemplari. Si tratta di un mercato che, nonostante i decenni di sensibilizzazione, non incontra alcun calo nella domanda: mezzo chilo di avorio può arrivare a costare fino a 50.000 dollari, spesso acquistati da compratori da Cina, Vietnam e Thailandia per la realizzazione di gioielli, monili e oggetti ornamentali da proporre ai turisti o all’alta borghesia locale. Con un giro d’affari di ben 23 miliardi di dollari l’anno, è facile comprendere perché i bracconieri riescano a intrufolarsi facilmente anche nelle riserve, grazie ai poteri della criminalità organizzata, alle minacce e ad azioni di vera e propria guerriglia. E gli interventi di contenzione messi in atto non sono ancora sufficienti per limitare il fenomeno. Così spiega Isabella Pratesi, direttore dei programmi di conservazione internazionale di WWF Italia:

«Ci sono persone disposte a pagare anche 50.000 dollari per quasi mezzo chilo di corno. Quello del commercio mondiale di fauna e flora selvatica è il quarto più grande mercato illegale del mondo, con un giro d’affari che arriva fino a 23 miliardi di dollari all’anno. […] Sono aumentati i controlli alle dogane, si è intensificata l’attività di indagine dell’Interpol ed è aumentata la collaborazione dei governi a livello internazionale. Ma ci sono ancora trafficanti che si imbarcano con valigie piene di avorio.»

Procedendo con ritmi così rapidi, il rischio è che nei prossimi decenni l’elefante scompaia del tutto dal continente africano. La notizia arriva dopo lo sgomento, lo scorso anno, della scoperta di ben 11.000 pachidermi uccisi in Gabon.

1 luglio 2014
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I vostri commenti
Paolo, venerdì 5 dicembre 2014 alle12:23 ha scritto: rispondi »

Che scempio! Dovrebbero veramente spingere la comunità internazionale a muoversi! Non si può mica continuare in questo modo, stanno decimando gli elefanti. Leggevo su Focus questo mese che il commercio dell'avorio è diventato il quarto business mondiale. Bhe, è l'ora che ci si muova per fare qualcosa.

Ghezzo Silvano, giovedì 3 luglio 2014 alle0:25 ha scritto: rispondi »

Vale lo stesso discorso fatto per la deforestazione, le persone povere e i commercianti, in questo caso d'avorio, se ne fregano altamente dell'ecologia e degli animali selvatici, anche se non hanno le zanne.

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