Un solo mese di felicità e gioia, questo quello che ha potuto assaporare l’elefante Sao Noi dopo una vita intera di sfruttamento e fatica. L’esemplare femmina, di 60 anni d’età, era stata da poco strappata a una condizione di sottomissione, sfruttata per una vita intera come attrazione e trasporto per i turisti in vacanza in Thailandia. Ma in suo aiuto era giunto lo staff del Boon Lott’s Elephant Sanctuary (BLES) che, dopo aver tratto in salvo l’amica di lunga data Sontaya, aveva recuperato la povera elefantessa ormai provata da tanta fatica. L’animale, dall’animo delicato e triste, aveva subito legato con tutto lo staff e con gli altri ospiti della struttura, godendo delle passeggiate tra il verde della foresta.

Una condizione nuova, inusuale, per un essere da tempo costretto alla schiavitù: Sao Noi era riuscita a trasformare il santuario nella sua nuova rilassante e pacifica dimora. Ma l’idillio è finito purtroppo molto velocemente: una malattia ha colpito l’anziana elefantessa dall’animo e dal corpo fragile e scheletrico. Una vita intera di privazioni alla fine le hanno chiesto il conto, e l’elefantessa ha ceduto alla malattia. Per tutto l’ultimo periodo l’animale ha riposato nella capanna dedicata agli elefanti, accudita dal gruppo e dalla sua amica di lunga data. A turno ognuno ha voluto celebrare la sua esistenza sussurrandole all’orecchio parole dolci di affetto, sottolineando quanto fosse stata amata e quanto amore fosse ora intorno a lei.

Al momento della morte Sao Noi ha emesso un lungo respiro, un ronzio profondo e prolungato. Il personale è rimasto accanto al suo corpo, continuando a parlare e ad accarezzarla nonostante ormai fosse spirata. L’elefante è stato sepolto nella foresta che tanto amava, il suo corpo benedetto dai monaci e la tomba riempita di fiori e cibo per rendere il suo cammino verso l’aldilà più sereno. Una celebrazione in piena regola per un essere che ha potuto assaporare solo qualche piccola goccia di libertà ma, se pur breve, la sua è stata una felicità profonda.

8 luglio 2016
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