Con il decreto legislativo 4 luglio 2014, n.102, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 165 del 18 luglio scorso, l’Italia ha recepito, con un mese di ritardo, la direttiva europea numero 27 del 2012 in materia di efficienza energetica. Gli Stati membri avevano tempo fino al 5 giugno del 2014 per ratificare il testo.

Gli obiettivi fissati dall’Unione sono davvero ambiziosi, ma il nostro Paese è già abbastanza avanti sul fronte dell’efficienza energetica. Per il Governo potrebbe però non essere facile reperire i fondi necessari, in un momento in cui è già difficile far quadrare i fragili conti del Paese.

Ciononostante, i benefici economici della rivoluzione verde voluta dall’UE supereranno di gran lunga la spesa sostenuta. Secondo quanto stabilito dall’UE, entro il 2020 ciascuno Stato membro dovrà ridurre i consumi di energia del 20%, risparmiando 68 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, pari a 4279 terawatt/ora.

Per riuscire a conseguire questo considerevole risparmio energetico, l’Italia utilizzerà le risorse del Fondo Nazionale per l’Efficienza Energetica. Per il 2014 verranno erogati finanziamenti e garanzie per un totale di 5 milioni di euro, fondi che saliranno a 25 milioni nel corso del 2015. Altre risorse dovrebbero provenire dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.

I due enti dovranno reimpiegare il ricavato delle aste sulle quote di emissioni di CO2, fornendo alla rivoluzione verde italiana rispettivamente 15 e 35 milioni di euro all’anno. Il Governo potrebbe attingere anche ai fondi inutilizzati per il teleriscaldamento, giacenti nella Cassa conguaglio per il settore elettrico. Tra 90 giorni sarà pubblico l’ammontare delle risorse disponibili e verranno rese note le modalità di gestione del Fondo Nazionale per l’Efficienza Energetica.

Tra gli interventi principali figurano la riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare dell’amministrazione pubblica italiana. Per quanto riguarda le grandi imprese private, invece, ogni 4 anni scatterà l’obbligo di sottoporsi a diagnosi energetiche effettuate da enti terzi certificati.

Saranno esentate, ovviamente, le aziende che hanno già provveduto alla certificazione ambientale. Le piccole e medie imprese, invece, godranno del supporto delle Regioni per mettersi in regola. Una volta “fatti i compiti”, l’Italia dovrà presentare una relazione annuale per aggiornare l’Unione sui progressi compiuti.

Secondo le stime dell’ENEA, il recepimento della direttiva UE sull’efficienza energetica frutterà all’Italia risparmi per 20 miliardi di euro all’anno e la creazione di 400mila nuovi posti di lavoro. Una vera e propria manna dal cielo, in un momento di così grave crisi occupazionale ed economica.

24 luglio 2014
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