Potere in mano ai privati anche per quanto riguarda le sfide di questo secolo come lotta ai cambiamenti climatici e tutela della natura, in tutte le loro accezioni. Propositi che si traducono soprattutto in un’attenzione, da parte dell’Unione Europea, per l’efficienza energetica e la tutela del patrimonio naturale.

È quello che propongono il Commissario per l’Ambiente Karmenu Vella, insieme al Commissario europeo responsabile per Clima ed Energia, Miguel Arias Canete, in partnership con la Banca Europea d’Investimenti (BEI). Si tratta di due meccanismi di finanziamento ad hoc, che sosterranno con credito agevolato, gli investimenti indirizzati ad agire verso una riduzione degli impatti ambientali da consumi energetici e per la tutela di situazioni di rischio dei territori.

È già previsto un consistente investimento da parte di banche nazionali, che renderà disponibili 500 milioni di euro di prestiti a lungo termine “low cost” per progetti “taglia-bolletta”, con una garanzia del credito di 80 milioni di euro e con il supporto tecnico del programma Life dell’Unione Europea.

Che effetto questo avrà sul panorama italiano è facile da prevedere: la spinta più forte sarà soprattutto nel settore della riqualificazione energetica degli edifici, che già nell’anno 2013, grazie anche agli Ecobonus (prorogati anche per il 2015) ha visto investimenti di 4 miliardi di euro, destinati a crescere nei prossimi anni fino ai 6-8 miliardi, come afferma Gianni Silvestrini, presidente del Green Building Council Italia.

Secondo dati del Cresme le ristrutturazioni dovrebbero crescere ancora di un ulteriore 2%, non limitandosi più solo ai singoli edifici, ma passando a coinvolgere interi quartieri.

Buone possilità anche sul fronte della prevenzione da alluvioni, ma si creerebbero situazioni di frammentarietà, in quanto sarebbero le singole aziende che si muoverebbero per mettere in sicurezza le loro attività. Questo però non coprirebbe la mancanza di una gestione efficiente e integrata di tutela, ripristino e valorizzazione dei territori, tanto più critica in quelli con forte rischio idrogeologico.

Altro flop ci sarebbe sul fronte della conservazione della natura, come sostiene anche Sandro Bertolino, coordinatore del progetto Life per la tutela dello scoiattolo rosso nel Nord Italia e ricercatore associato dell’Università di Torino:

non conosco enti privati che potrebbero essere interessati: un credito si chiede se si pensa di poter avere un ritorno economico, anche nel lungo termine, cosa molto complicata per chi investe nella conservazione.

Insomma da Bruxelles arrivano iniziative che non convincono in quanto a vocazione puramente green e che risultano anche controverse se messe a confronto con recenti mosse come quella di permettere l’importazione di sabbie bituminose, le cosiddette “tar sands”, dal Canada, che sono tra le maggiori produttrici di CO2 tra le fonti fossili. L’Europa è sicura di fare le scelte giuste per risolvere il problema del surriscaldamento globale? Un dubbio legittimo sorge.

17 febbraio 2015
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