Edifici ad alta efficienza malati di muffa tossica. Il problema sta cominciando a presentarsi di recente in circa la metà degli edifici appena costruiti o recentemente sottoposti a lavori di ristrutturazione. Colpa dell’umidità, terreno fertile per le colture di spore che macchiano le pareti e danneggiano la salute degli occupanti.

Secondo le analisi condotte nel Regno Unito dall’Health and Safety Executive (HSE) il problema riguarderebbe una percentuale di edifici compresa tra il 30 e il 50% del totale. Nei casi più gravi, l’improvviso proliferare di muffa tossica ha portato al completo deperimento di mobili e finiture interne.

Caso eclatante in Canada, dove si è dovuto abbandonare dopo un’errata ristrutturazione l’Alberta Court of Appeal (edificio storico di circa 87 anni). Giudici e impiegati era stati colpiti, subito dopo la riapertura, da lacrimazione agli occhi, irritazione ai polmoni e spossatezza.

Dopo un’iniziale incertezza riguardante la causa di tali problematiche alla salute, le successive analisi hanno dimostrato come fosse proprio la muffa a scatenare negli occupanti le reazioni fisiche. Colpa dell’umidità presente nell’edificio, intrappolata nelle pareti a causa dei lavori di ristrutturazione e di efficientamento energetico.

Al disturbo generato da tali condizioni l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha dato il nome di sindrome dell’edificio malato (SBS, Sick Building Syndrome). Un problema che riapre il dibattito, secondo quanto riferisce , sull’importanza dell’efficienza energetica e del rispetto delle condizioni minime di salute:

Non è soltanto far sembrare l’edificio più bello e non è solo farlo essere più efficiente.

La muffa che può colpire un edificio può rappresentare allo stesso tempo una minaccia più o meno seria per almeno il 4% della popolazione mondiale, con problematiche che possono arrivare fino a comprendere febbre ed eczemi. Possibili problematiche legate anche a chi soffre di asma, con la muffa che si ritiene responsabile per oltre la metà dei casi più seri di crisi respiratorie asmatiche.

19 febbraio 2014
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I vostri commenti
Vincenzo, giovedì 20 febbraio 2014 alle20:05 ha scritto: rispondi »

Sia lode agli spifferi e ai ponti termici! - lo dice un operatore dell'efficienza energetica

Giacomo, giovedì 20 febbraio 2014 alle14:54 ha scritto: rispondi »

Ho ristrutturato casa dal 2008 con cappotto esterno in polistirolo da 4cm e nel 2012 ho sostituito tutti gli infissi in alluminio e vetrocamera da 8mm con infissi in pvc con vetrocamera caricati ad argon da 20mm. Nessun fenomeno di condensa e muffe varie, ma temp costante 18°C zona notte e 19°C zona giorno 24h su 24, uniformemente distribuiti grazie al volano termico del pavimento radiante riscaldato da pompa di calore aria acqua, che produce anche acqua calda sanitaria, il tutto alimentato da FV da 5,4kWp in provincia di Pisa.

Angelo, giovedì 20 febbraio 2014 alle12:22 ha scritto: rispondi »

il cappotto non deve essere incollato/appiccicato ai muri esterni, bensì deve essere lasciata una intercapedine di almeno 1 c. in modo che si venga a creare una camera d'aria tra il mattone ed il materiale isolante ! lo sanno anche i bambini delle elementari !

Silvano Ghezzo, giovedì 20 febbraio 2014 alle1:06 ha scritto: rispondi »

Strano che nessuno abbia avvisato loro che necessita ogni tanto un ricambio d'aria e usare un deumidificatore dove internamente si genera umidita, tipo la cucina o il bagno,. Purtroppo non si può avere "la botte piena e la moglie ubriaca", ovvero Il risparmio energetico non si deve ottenere a scapito della salute.

Mario Pagnanelli, mercoledì 19 febbraio 2014 alle23:12 ha scritto: rispondi »

Sarebbe molto importante sapere qualche particolare in più. Esempio: edifici efficienti... come ? Isolamento interno o esterno? Con quali materiali? C'è una bella differenza...

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