Uno studio e una ricerca condotti dall’Università della California (UCLA), e pubblicati sulla rivista Trends in Ecology and Evolution, confermerebbe l’impatto negativo dell’ecoturismo sulla vita degli animali selvatici. Dan Blumstein, professore e presidente del dipartimento di ecologia e biologia evolutiva presso la UCLA, è certo che questa ingerenza rende gli animali più vulnerabili, esposti, quindi prede facili. Gli esemplari hanno difatti mostrato maggiore tollerabilità nei confronti della presenza dell’uomo all’interno del loro habitat, senza nutrire diffidenza o un atteggiamento più accorto. Queste immetterebbe gli animali in un percorso automatico di domesticazione, rendendoli meno indipendenti dalla presenza umana.

Inoltre la vita all’interno delle riserve viene monitorata costantemente dall’uomo che, spesso, interviene in soccorso degli animali selvatici. Questo incide sulla loro vita, rendendo i loro istinti naturali più blandi e offuscati. Un comportamento che verrà assorbito, compreso e quindi tramandando di generazione in generazione, sia geneticamente che attraverso l’apprendimento dato dalla convivenza. Un’azione che incide forse in minima parte sulle specie più diffuse, come cervi e scoiattoli, ma che può avere ripercussioni gravi su esemplari in via di estinzione. La presenza dell’uomo potrebbe tradursi in un’incapacità alla fuga dai predatori, una deriva piuttosto grave e pericolosa che condizionerebbe il numero degli esemplari in vita.

La ricerca è ancora in corso e gli studi che ne sono derivati potrebbero aiutare i gestori delle riserve naturali, tramutando le aree in spazi interdetti alla presenza umana. Chiusi al traffico e alle visite, come ad esempio safari e gite turistiche. In questo modo gli animali subirebbero relativamente meno questo genere di umanizzazione, azzerando ogni tipo di interazione con l’uomo. Ciò avviene già con successo nelle isole Galapagos, ma potrebbe essere estesa anche in altre parti del mondo. Il vero ecoturista comprende l’importanza di questi limiti, rispettandoli e informandosi sulle abitudini delle specie animali. Del resto, la natura stessa possiede ritmi e regole precise, gerarchie alimentari specifiche che è bene non interrompere o sconvolgere. Questo porterebbe alla creazione di un’anomalia comportamentale e ad atteggiamenti non consoni agli animali, principalmente negativi per la loro sopravvivenza.

14 ottobre 2015
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