Tutela dell’ambiente e crescita economica non sono in competizione, ma al contrario, sono “due facce della stessa medaglia”. Decisa apertura alla green economy da parte del ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, ieri durante la conferenza “Enviromentally related taxes and fiscal reform” che si è tenuta al Ministero dell’Economia. Clini ha parlato apertamente di leva fiscale (tradotto: una “ecotassa“) per spingere le energie rinnovabili e disincentivare i combustibili fossili, forse già a partire dal 2012:

Si tratta di disincentivare i combustibili fossili e incentivare invece l’uso di fonti alternative e rinnovabili. I benefici, anche fiscali, possono essere maggiori degli eventuali costi. Questo è il percorso che deve legare Roma con Bruxelles e con Durban. I nuovi impegni ambientali, come quelli decisi a Durban, impongono in tutta Europa un sistema di penalizzazioni e soprattutto di premi per orientare produzione e stili di consumo verso l’innovazione

Tutto questo va deciso insieme all’Europa: l’Unione stroncherebbe sul nascere qualunque manovra nazionale di aggiustamento delle tasse in sfavore dei combustibili fossili e bollerebbe come aiuto di Stato una defiscalizzazione delle rinnovabili. Come spiega Clini:

La scelta spetterà ai consigli europei dei ministri che si occupano di ambiente, finanze (Ecofin) e competitività; in Italia dovranno lavorare insieme i ministeri di Ambiente, Economia e finanze, Sviluppo economico. Chi produce o consuma in modo rispettoso per l’ambiente avrà un vantaggio economico competitivo; l’aggravio per chi non saprà innovare darà i fondi per finanziare e incentivare l’innovazione

Poi Clini cita l’esempio concreto della detrazione fiscale del 55% sull’efficienza energetica che ha portato un beneficio alle casse dello Stato superiore al suo costo:

Oltre al risparmio dei cittadini sulla bolletta energetica e sulle tasse, oltre alla riduzione dei costi per le emissioni di CO2, oltre al contenimento del disavanzo energetico dell’Italia, se non ci si ferma alla sola copertura dei costi, ma leggendo in chiave di conto economico il Fisco (tra Iva e Irpef generate, emersione dell’Iva, occupazione creata), incassa tre volte la spesa sostenuta

Tra il dire e il fare, però, c’è di mezzo il mare. Un mare tedesco, per la precisione: la Germania di Angela Merkel, che ha da poco deciso di abbandonare il nucleare spegnendo già le centrali più vecchie, prevede di aumentare nei prossimi anni la produzione di energia elettrica da tutte le altre fonti: non solo rinnovabili, anche carbone e soprattutto gas naturale.


C’è poi il grande dubbio su come dovrebbe essere applicata l’ecotassa: all’origine, come si fa in parte adesso con la direttiva 2003/87/CE che prevede l’obbligo di acquisto dei crediti di carbonio da parte delle aziende che producono o consumano molta energia (dalle centrali elettriche all’industria siderurgica, passando per il settore minerario e quelli della ceramica e della carta), oppure con una tassa diretta sui beni di consumo più inquinanti.

Il primo metodo, per dovere di informazione, è stato un vero fallimento: ogni anno l’UE concede abbondanti deroghe ai big dell’industria e dell’energia che emettono la maggior parte della CO2 europea.

16 dicembre 2011
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I vostri commenti
pier luigi caffese, venerdì 16 dicembre 2011 alle13:28 ha scritto: rispondi »

Lo smog in Italia si puo' levare investendo 22 miliardi.Come? 5 miliardi vanno per il CCC che è un retrofit post combustion da applicare agli impianti fossili(tutti) e 17 miliardi vanno per stoccare rinnovabili e partire con la produzione di 600 GW,convertendone 400 GW in 70 miliardi di litri di refuels.Questa è la strada maestra perchè i certificati si prestano a truffe(5 miliardi nella C.E.)

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