Torna Ecosistema Urbano, la ricerca sulla vivibilità ambientale dei capoluoghi di Provincia italiani realizzata da Legambiente in collaborazione con l’Istituto di Ricerche Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore. Giunta alla sua ventiduesima edizione delinea una situazione per il nostro Paese che l’associazione definisce “statica”. A fornire le migliori performance è Verbania, una cittadina di circa 30 mila abitanti sulla sponda piemontese del Lago Maggiore.

Sono stati 104 i capoluoghi di Provincia analizzati in base a 18 parametri: tre sulla qualità dell’aria (concentrazioni di polveri sottili, biossido di azoto e ozono), tre sulla gestione delle acque (consumi idrici domestici, dispersione della rete e depurazione), due sui rifiuti (produzione e raccolta differenziata), due sul trasporto pubblico (uno sull’offerta e uno sull’uso che ne fa la popolazione), cinque sulla mobilità (tasso di motorizzazione auto e moto, modale share, indice di ciclabilità e isole pedonali), uno sull’incidentalità stradale, due sull’energia (consumi e diffusione rinnovabili).

È proprio Verbania ad arrivare al top accumulando un punteggio pari all’82,75% dei punti “verdi” assegnabili sui 100 che fanno riferimento ad un’ipotetica città ideale. A valerle questi risultati ci sono soprattutto le buone performance rispetto ai tre indici che misurano l’inquinamento atmosferico, che da soli fanno il 23% del totale.

Seguono Trento, Belluno, Bolzano, Macerata e Oristano. Bolzano si differenzia rispetto alle altre in quanto è l’unica in cui gli spostamenti urbani effettuati con mezzi privati a motore non superano il 30% del totale. Anche Macerata deve la sua posizione ai buoni valori rispetto agli indici relativi a PM10, NO2 e ozono.

In generale la situazione non crea grande entusiasmo: sono pochi e di lieve entità i passi in avanti fatti rispetto all’anno scorso. Si segnala un miglioramento soprattutto per quanto riguarda la raccolta differenziata e le energie rinnovabili, mentre non buone sono le performance in ambito di trasporto pubblico.

I viaggi effettuati con il servizio di trasporto pubblico in media fanno registrare complessivamente un lieve calo. A Venezia e Milano questo numero cresce, ma a fare da contraltare ci sono città come Catania, Messina, Palermo e Taranto dove non vengono superati i 50 viaggi per abitante all’anno; altre come Alessandria, Brindisi, Grosseto e Latina, che non arrivano nemmeno a 15.

Se la raccolta differenziata segna un miglioramento, così non è invece per la quantità di rifiuti prodotta pro capite annualmente rispetto al 2014: si è tornati a valori simili a quelli del 2013 (sono 540 kg/ab all’anno nel 2015), con una lieve crescita che sembra aver accompagnato una certa ripresa del nostro Paese.

La qualità dell’aria delle nostre città sembra essere migliorata, ma ciò è dovuto anche alle condizioni meteorologiche che hanno favorito la dispersione degli inquinanti. Si fanno notare per performance negative Frosinone, con 110 superamenti in un anno, dei livelli di PM10 stabiliti dalla legge, Torino, con 94 e Alessandria con 86. Per quanto riguarda l’ozono il numero delle città in cui le concentrazioni sono andate oltre il limite di legge scende dalle 51 del 2014 alle 28. Da segnalare i picchi di Genova (87 superamenti in un anno) e Rimini (64).

In termini di conversione verso le energie rinnovabili passano da 16 a 17 i capoluoghi che hanno più di 10 kW provenienti da impianti di solare termico e fotovoltaico, installati su edifici di proprietà comunale, ogni 1.000 abitanti. In questo senso è Salerno a raggiungere i valori più elevati con 181 kW ogni 1.000 abitati. A distanza seguono Padova, Massa e Pesaro, con circa 30 kW/1.000 ab.

Serve una vera e propria regia da parte del Governo e dei ministeri, serve un’innovazione urbana che sia abbastanza coraggiosa per trasformare le città e che sia in grado di incrociare i nuovi bisogni con i cambiamenti istituzionali, permettendo lo sviluppo di nuove filiere industriali. Lo afferma Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente, che spiega come per avere delle città più sostenibili si debba passare:

Dal rilancio della vita sociale nei quartieri, dalla valorizzazione della cultura, dalla riqualificazione energetica, dall’arresto del consumo di suolo, dagli investimenti nel sistema del trasporto periurbano, dal sostegno alla mobilità nuova.

Una scelta politica che andrebbe nella direzione dell’interesse generale: si crea lavoro migliorando il benessere e mettendo al sicuro le nostre città. Questa sì sarebbe un’ottima carta con cui l’Italia, patria dei liberi Comuni, si potrebbe presentare a Parigi, nella prossima COP 21 a dicembre.

27 ottobre 2015
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