Ecosistema Urbano 2012: Venezia la città più sostenibile d’Italia

Peggiorano, o per lo meno non migliorano, le prestazioni ambientali delle grandi città italiane. È questo il quadro che emerge dalla XIX edizione di Ecosistema Urbano, la ricerca annuale di Legambiente e Ambiente Italia sulle politiche ambientali dei capoluoghi di provincia d’Italia, appena presentata a Venezia. Una vera e propria battuta d’arresto che, secondo i redattori del rapporto, non è spiegabile soltanto con la crisi economica che non accenna a dare tregua al Paese.

Commenta Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente:

Le città possono essere il fulcro di un rinnovamento radicale del Paese, perché insieme alla costruzione di un’economia a bassa emissione di anidride carbonica e la messa in sicurezza dei territori e degli edifici, rappresentano la via maestra per uscire dalla crisi economica e dal declino.

Il rinascimento urbano è possibile, non è un’utopia, ma oltre a una politica nazionale più attiva in questa direzione, serve anche il coinvolgimento e la consapevolezza delle singole persone. C’è un mondo di cose da fare ed Ecosistema Urbano fotografa fedelmente lo stato delle città italiane, mai come quest’anno così statiche nella qualità ambientale.

Tra i dati del dossier, preoccupa in modo particolare l’inquinamento atmosferico, con la concentrazione media di polveri sottili che è salita da 30 a 32 microgrammi per metro cubo. Male anche l’ozono, con 10 giorni all’anno in più di media (ora sono 37) di superamento dei limiti di legge.

Deludono quindi le politiche sulla mobilità, incluse le misure dedicate a trasporto pubblico, piste ciclabili e isole pedonali, pur se con qualche significativa eccezione. Oltre a smog e traffico, inoltre, preoccupa l’inefficienza energetica della amministrazioni cittadine. Drammatica la densità automobilistica, che ha raggiunto le 63,8 auto ogni 100 abitanti. Stabili i consumi di acqua potabile (164 litri a testa ogni anno) e l’efficienza della depurazione, che ha raggiunto una media nazionale dell’88%.

Va un po’ meglio sul fronte dei rifiuti, grazie alla netta riduzione della produzione a monte (20 chili in meno a testa in un anno), dovuta probabilmente alla crisi e alla conseguente riduzione dei consumi, e all’aumento della raccolta differenziata: dal 31,97% dello scorso anno all’attuale 37,96%. solo 12 città (Novara, Salerno, Trento, Pordenone, Verbania, Belluno, Oristano, Teramo, Benevento, Asti, Nuoro, Rovigo), comunque, raggiungono il 60% previsto dalla normativa di settore.

Quanto alle pagelle complessive, i giudizi migliori sono stati assegnati rispettivamente a Venezia tra le grandi città, Trento tra quelle di medie dimensioni e Verbania tra le piccole, ma Legambiente precisa che quelle premiate non sono “le città più sostenibili, ma le meno insostenibili”. Molto peggio, in ogni caso, il Sud Italia, con Messina, Reggio Calabria e Vibo Valentia agli ultimi posti nelle varie categorie.

Venezia, in particolare, conquista la testa della classifica grazie al miglioramento della depurazione dei reflui, che ora raggiunge il 90%, e a una crescita contenuta della raccolta differenziata, attualmente al 35,4%. Seguono, sempre nella categoria dei grandi capoluoghi, Bologna e Genova, replicando il podio della precedente edizione.

Ecco dunque le prime classificate nella categoria delle grandi città:

  1. Venezia;
  2. Bologna ;
  3. Genova;
  4. Padova;
  5. Firenze.

Nella graduatoria delle città medie, invece, la prima posizione va a Trento, che ha ridotto le concentrazioni di biossido di azoto nell’aria e sfondato il muro del 60% di raccolta differenziata, mentre tra i capoluoghi più piccoli la testa della classifica va a Verbania, grazie a politiche piuttosto buone in materia di rifiuti e biciclette.

Ecco la testa della classifica dedicata alle città medie:

  1. Trento;
  2. Bolzano;
  3. La Spezia;
  4. Parma;
  5. Perugia.

Queste, invece, le migliori tra le città piccole

  1. Verbania;
  2. Belluno;
  3. Pordenone;
  4. Mantova;
  5. Aosta.

Sul fronte opposto, maglia nera a Messina per le grandi città, Reggio Calabria per quelle medie e Vibo Valentia per i centri più piccoli, soprattutto per la scarsa disponibilità delle loro amministrazioni nel rispondere alle domande di Legambiente e Ambiente Italia per Ecosistema Urbano.

Negativo, comunque, il giudizio complessivo, soprattutto per le grandi città, che appaiono “in stallo” per quanto riguarda le politiche ambientali. Eppure, non mancano i segnali positivi, che fanno ben sperare per il futuro.

Lo spiega Alberto Fiorillo, responsabile aree urbane di Legambiente:

Nel nostro Paese diverse best practices ci dicono che produrre significativi cambiamenti nel modo di gestire e vivere la città è possibile. L’Area C di Milano o il porta a porta dei rifiuti di Andria, i tetti solari delle scuole di Bergamo, la mobilità e l’efficienza energetica di Bolzano, le nuove pedonalizzazioni del centro storico di Firenze sono esperienze che mostrano come – anche in tempi di vacche magre – il vero motore resta la voglia di fare.

29 ottobre 2012
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