La proposta da parte del Governo di introdurre l’art.131 bis nel Codice Penale, nell’ambito dell’Atto di Governo n. 130 ovvero lo Schema di Decreto Legislativo in applicazione della legge delega del 28 aprile 2014, n. 67, ha scatenato la reazione del WWF. L’articolo tratta l'”Esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto”, ovvero la possibilità di non applicare la pena per tutti i reati puniti con sanzione pecuniaria o con la reclusione sino a cinque anni. Come ha commentato però Donatella Bianchi, presidente del WWF:

Quasi tutti i reati che tutelano l’ambiente e gli animali prevedono pene detentive non superiori a cinque anni o la sola pena pecuniaria. Non meno grave è il fatto che questa “non punibilità” si applicherebbe anche a molti reati posti a tutela del patrimonio culturale e delle aree protette, nonché quelli in materia edilizia; e, ancora, i reati in materia di caccia e sul maltrattamento degli animali o a tutela di valori e beni contenuti in convenzioni internazionali come quella di Washington.

Ancora la possibilità di esenzione della pena prevista nella nuova norma coinvolgerà anche i reati di “disastro innominato e di getto pericoloso di cose”, utilizzati fino ad oggi in assenza di una specifica normativa penale a tutela dell’ambiente.

Si tratta insomma di una vera e propria minaccia nei confronti dell’ambiente e della possibilità di proteggerlo. In quanto “bene comune”, appartenente quindi alla collettività, potrà difficilmente usufruire dell’unico elemento di garanzia che prevede la possibilità di presentare “opposizione” al giudice da parte della persona offesa.

Appare evidente come nella stragrande maggioranza degli ecoreati sia praticamente impossibile individuare una figura di riferimento alla quale possa essere notificato il provvedimento, permettendo quindi l’opposizione. La genericità del testo poi, può comportare ampia discrezionalità nella sua applicazione.

Ecco che l’Associazione ha preso l’iniziativa di appellarsi al Governo: si è rivolta all’Ufficio Legislativo del Ministero della Giustizia (capofila del provvedimento), oltre che agli Uffici Legislativi dei Ministeri dell’Ambiente e dei beni Culturali avanzando la proposta di un apposito emendamento affinché vengano escluse esplicitamente dalla formulazione del decreto legislativo le disposizioni a tutela dell’ambiente e degli animali. Donatella Bianchi infatti ha aggiunto:

I pericoli che deriverebbero da questa nuova norma del codice penale per i beni ambientali, sono certi: il WWF spera che ci sia uno sforzo di tutti i ministri interessati e si ponga rimedio.

Un rimedio necessario perché questo caso rivela un forte e incomprensibile contrasto tra, da una parte l’impegno del Governo nel definire e rafforzare i reati ambientali e garantire una corretta azione di prevenzione e repressione in questo delicato settore e dall’altra la creazione di norme che permettano di eludere le pene.

2 marzo 2015
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WWF
I vostri commenti
Silvano Ghezzo, martedì 3 marzo 2015 alle18:10 ha scritto: rispondi »

Peccato che la Natura punisca tutti, a prescindere.

Luigi Fiorin, lunedì 2 marzo 2015 alle21:54 ha scritto: rispondi »

escludere, esentare, annacquare ecoreati, tanto a punire ci pensa la NATURA!

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