Di economia circolare si parla ormai da diverso tempo. Le grandi aziende si sono avvicinate a questo modello di business intravedendone le opportunità e anche le istituzioni hanno iniziato a prendere in considerazione, a livello locale e internazionale, l’ipotesi di percorrere questa strada. Ancora oggi però non è semplice trovarne una definizione unica e sintetica per spiegare in modo esaustivo di cosa si tratta.

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Lo si può fare partendo da alcune considerazioni. L’economia circolare non è un dogma, ma una visione. Non è un insieme di linee guida da seguire ciecamente, bensì una direzione da intraprendere. Non è un punto d’arrivo, ma un approccio attorno al quale iniziare a ripensare le strategie di produzione, distribuzione e recupero di prodotti o servizi.

Abbiamo avuto modo di parlarne con HP nel corso di un incontro, andato in scena nella giornata di mercoledì a Londra, durante il quale l’azienda ha presentato il 2016 Sustainability Report, che descrive nel dettaglio l’attività condotta e le iniziative messe in campo lo scorso anno.

HP 2016 Sustainability Report

Per un gruppo come HP adottare un modello di business incentrato sull’economia circolare significa intervenire in fase di design dei prodotti, nel loro processo di produzione e nel recupero al termine del ciclo vitale, in modo da poterne riutilizzare i materiali in nome della sostenibilità; puntando inoltre sull’ottimizzazione di ognuno di questi step dal punto di vista energetico, andando così ad abbattere l’impatto sull’ambiente.

Dal report emerge che nel corso del 2016 sia le emissioni che il consumo di acqua sono diminuiti dell’1% rispetto ai dodici mesi precedenti. Una percentuale che potrebbe sembrare irrisoria, ma che se rapportata alla grandezza del business complessivo legato alle attività di HP si traduce in un notevole risparmio. Ancora, nel corso dell’anno sono stati riparati 5,05 milioni di componenti hardware (di ogni tipo, dalle stampanti ai laptop) a livello globale, 1,25 milioni di unità sono state recuperate e rimesse in vendita, mentre 119.900 tonnellate destinate al riciclo.

Un progetto per Haiti

Nell’ottica di sostenibilità si inserisce un programma messo in campo da HP ad Haiti, in collaborazione con Thread International e First Mile Coalition. Si tratta di un’iniziativa che mira al recupero delle bottiglie di plastica (unica fonte di acqua potabile nel Paese) da impiegare nella produzione di cartucce per le stampanti.

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Il progetto ha una triplice finalità: favorire il riciclo di un materiale altrimenti destinato a inquinare l’ambiente in cui viene smaltito trasformandolo “da rifiuto a risorsa”, creare occupazione nella popolazione locale (quello haitiano è il territorio più povero del continente americano) e ridurre l’impiego di nuove risorse in fase di produzione. Le prime cartucce così realizzate sono pronte per fare il loro debutto sul mercato.

Intervista a Kirstie McIntyre

Al termine dell’incontro abbiamo avuto modo di porre qualche domanda a Kirstie McIntyre, HP Director, Environmental Responsibility EMEA, per capire più a fondo quali siano le opportunità legate all’adozione di un business model basato sui principi dell’economia circolare e quali gli ostacoli da affrontare.

Quella legata all’economia circolare è una visione a breve termine o a lungo termine?

Una visione a breve termine, per noi, è di circa un anno. Nel nostro caso, guardare all’economia circolare è un’evoluzione naturale: già vent’anni fa abbiamo iniziato a cercare modi per “fare di più, con meno”. Un approccio che abbiamo applicato all’utilizzo delle risorse, alla gestione dei rifiuti e all’efficienza energetica.

Con il tempo abbiamo però visto che i suoi effetti su un modello di economia lineare erano limitati, allora si è iniziato a sperimentare soluzioni riconducibili all’economia circolare. Tre anni fa abbiamo iniziato a elaborare un concept in grado di connettere il nostro business all’esigenza di consumare meno materiali.

Lo abbiamo fatto in tre step: “core”, “growth”, “future”. Mantenere e innalzare il livello di riciclo, sviluppare nuove modalità per offrire servizi ai nostri clienti e infine innovare il mondo che ci circonda attraverso tecnologie come la stampa 3D e la digitalizzazione di quella tradizionale. Per tornare alla sua domanda: “core” è ciò che stiamo facendo ora, “growth” è la prospettiva per i prossimi tre anni circa e “future” riguarda tutto ciò che verrà dopo.

L’adozione di un modello di business legato all’economia circolare richiede una sorta di cambiamento culturale? Se sì, nel vostro caso, da parte dei clienti, dei partner, dei collaboratori o di tutti questi protagonisti?

Sì. Per quanto riguarda i clienti bisogna capire se sono disposti ad acquistare un prodotto sotto forma di servizio: non pagare la cifra intera per la proprietà di un bene, ma una somma diluita nel tempo per l’accesso al suo utilizzo. È questo ciò che costituisce il vero cambiamento culturale. Un processo non privo di difficoltà ad esempio nel settore pubblico, che in tutta Europa segue dinamiche rigide, molto difficili da cambiare. Anche in questo senso c’è bisogno di un cambiamento culturale. Alcuni Paesi sembrano più disposti ad attuarlo, altri meno.

Nuovi obiettivi

Per il futuro il gruppo si è posto ulteriori obiettivi: sviluppare nuove skill e migliorare la qualità dell’ambiente lavorativo per 500 mila dipendenti in tutto il mondo entro il 2025, raddoppiare il numero di iniziative incentrate sulla sostenibilità incluse nella catena dei fornitori entro il 2025 e favorire la formazione di 100 milioni di persone sempre entro il 2025.

In chiusura un focus su ciò che per HP è da sempre un core business, quello legato a stampanti e cartucce. La tecnologia Instant Ink (-57% di materiale impiegato per ogni pagina stampata) si inserisce appieno nell’ottica della circular economy: un sistema basato sui principi della Internet of Things che monitora il livello di inchiostro residuo e, all’occorrenza, provvede a inoltrare un ordine ancor prima che sia l’utente a farlo.

Il pacco consegnato a domicilio o in ufficio non solo contiene le nuove cartucce, ma anche il necessario per restituire quelle esauste all’azienda, così che possano essere recuperate, rigenerate e reimmesse sul mercato, limitando in modo significativo l’impiego di nuove risorse.

16 giugno 2017
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