Il Parlamento UE approva il nuovo pacchetto di norme sull’economia circolare. A commentare il via libera, avvenuto martedì, da parte dell’assemblea comunitaria è Legambiente, che sottolinea come l’Europa abbia in questo caso intrapreso il cammino più ambizioso e positivo verso la trasformazione dei rifiuti da emergenza a “opportunità economica ed occupazionale”.

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Positivo il commento di Legambiente alla decisione del Parlamento UE di fornire il proprio via libera al pacchetto sull’economia circolare. Come ha sottolineato l’associazione ambientalista:

Questa è l’Europa che vogliamo. Il 24 aprile saremo a Bruxelles insieme ai campioni italiani dell’economia circolare a sostegno di un accordo ambizioso con il Consiglio.

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Si parla di un netto miglioramento rispetto alla proposta sull’economia circolare avanzata nel 2015 dalla Commissione europea, grazie all’impegno – sottolinea Legambiente – della relatrice Simona Bonafè, elevando l’obiettivo percentuale di riciclaggio al 2030 per i rifiuti solidi urbani (portato al 70%) e gli imballaggi (80%).

Secondo i calcoli presentati da Legambiente il risparmio annuo per le imprese europee ammonterebbe a 72 miliardi di euro, mentre verrebbero al contempo creati 580 mila posti di lavoro.

Occupazione che potrebbe crescere anche fino a 867 mila posti accompagnando le disposizioni presentate a “misure ambiziose per il riuso, in particolare nell’arredamento ed il tessile”. Per l’Italia si parla di un potenziale di almeno 190 mila nuovi occupati. Come ha dichiarato la presidente di Legambiente Rossella Muroni:

Questa è l’Europa che ci piace. Un’Europa capace di indicare una strategia moderna e sostenibile per uscire dalla crisi puntando su innovazione e coinvolgimento sinergico tra cittadini, istituzioni e economia. Il 24 aprile saremo a Bruxelles, insieme ai campioni italiani dell’economia circolare, proprio per sostenere un accordo ambizioso tra Parlamento e Consiglio e far sì che la riforma della politica europea dei rifiuti divenga al più presto realtà.

Anche il nostro governo deve però fare la sua parte. L’Italia, in sede di Consiglio, deve sostenere una riforma della politica comune dei rifiuti che faccia da volano per l’economia circolare europea, senza nascondersi dietro le posizioni di retroguardia di alcuni governi che si oppongono ad un accordo ambizioso con il Parlamento.

16 marzo 2017
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