Che l’abusivismo sia una delle piaghe del nostro Meridione è davvero difficile negarlo. Che però tale eco-dramma possa assumere dei dettagli davvero grotteschi è cosa meno nota, a tratti sorprendente anche per chi in quelle regioni abita da sempre. Un articolo del Corriere, ad esempio, racconta oggi la storia dell’ecomostro di Baia Campi nel Gargano (Puglia).

Una struttura colossale, costruita dentro il Parco nazionale del Gargano:

60 mila metri cubi di cemento abusivo in riva al mare Adriatico. Un bunker cementizio che ha fatto tabula rasa di pini d’Aleppo e ulivi, firmato dall’architetto Paolo Portoghesi.

Si tratta di una sorta di “cattedrale del turismo”, mai usata e abbandonata a se stessa. Il tragico però sta nello scoprire che tale idea non è stata partorita dalla mente assetata di denaro di qualche speculatore privato. L’opera, totalmente abusiva, è stata edificata dalla Regione Puglia stessa a partire dalla fine degli anni ’80, dopo lunghi anni di braccio di ferro per ottenere dei permessi che, alla fine, saranno ritirati.

Ciò che resta è una struttura enorme costata miliardi di lire, fra soldi statali e finanziamenti CEE, in preda al vandalismo; e un ambiente naturale turbato per sempre, in barba a vincoli ambientali e idrologici che dovevano proteggere la zona. L’ennesima grande opera, inutile, realizzata per alimentare un circolo di soldi fino a se stesso.

Alla fine le maglie della legge si sono chiuse troppo tardi: i colpevoli se la sono cavate con multe pari a 9 mila euro, inezie in confronto ai soldi consumati e, soprattutto, al danno ambientale procurato.

25 luglio 2011
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I vostri commenti
Giovvannisporttilli, domenica 18 settembre 2011 alle21:52 ha scritto: rispondi »

E cosa ci aspettiamo dalle coste non ancora cementate? Dalle città ancora verdi e pubbliche? Dai paesi con i campi coltivati? Dalle campagne ancora ciclibabili e salubri? Questi sono gli inseniamenti e gli insegnanti... Portoghesi ha formato e formerà giovani architetti che interverranno in futuro sui suoli... Qui non è solo un caso di spreco ma è in primis uno sproloquio formale di un presuntuoso insensibile al cobtesto in cui interviene.

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