Si è svolto ieri a Ecomondo 2015 il convegno dal titolo “Recycle: la sfida nel settore delle costruzioni”, organizzato da Legambiente con il contributo di ECO.MEN ed Ecopneus. È stato presentato il primo rapporto dell’Osservatorio Recycle sul riciclo nel settore dell’edilizia.

Si è parlato di quello che il nostro Paese potrebbe fare se venissero rispettati gli obiettivi imposti dalla Direttiva 2008/98/CE, secondo la quale entro il 2020 si dovrebbe raggiungere l’obiettivo del 70% dei materiali recuperati da cantieri di costruzioni e demolizioni, utilizzati nel mondo dell’edilizia.

In Italia invece attualmente siamo al 10% del riciclo di questi materiali, anche se ci sono parecchie differenze da Regione a Regione. Molto lontani dunque dai livelli raggiunti da Olanda, che utilizza per il 90% materiali di recupero, del Belgio (87%) e della Germania (86,3%).

Nel Belpaese ogni anno vengono prodotti più di 45 milioni di tonnellate di rifiuti inerti, sono 2.500 le cave da inerti attive e 15 mila quelle abbandonate (la maggior parte ex cave di ghiaia o sabbia). In totale il 62,5% di quanto viene cavato è composto da materiale inerte. Sono 100 le cave che potrebbero essere chiuse, secondo il rapporto, se il nostro Paese riuscisse a raggiungere il 70% di inerti di recupero utilizzati nei cantieri grazie alle 23 milioni di tonnellate di materiali che ne deriverebbero. Edoardo Zanchini, responsabile scientifico per Legambiente spiega che:

Un punto va sottolineato con attenzione, oggi non esistono più motivi tecnici, prestazionali o economici per non utilizzare materiali provenienti da riciclo nelle costruzioni.

Le esperienze raccontate in questo Rapporto descrivono cantieri e capitolati dove queste innovazioni sono già state portate avanti. Dimostra che i materiali da riciclo e recupero di aggregati possono essere assolutamente competitivi sia sul piano tecnico che su quello economico.

Valorizzando questa risorsa si creerebbe una nuova filiera green che darebbe origine a molti posti di lavoro, darebbe stimolo alla ricerca e all’innovazione e infine riuscirebbe a ridurre la quantità di combustibili fossili utilizzati nel settore e quindi anche le tonnellate di CO2 emessa in atmosfera. Per esempio, come illustra Zanchini:

Aumentando la quantità di pneumatici fuori uso recuperati e utilizzati fino a raddoppiarla al 2020, potremmo riasfaltare quasi 40.000 km di strade, con un risparmio energetico (considerando che non si userebbero più materiali derivati dal petrolio), di oltre 6,5 miliardi di kWh, pari al consumo annuo di una città come Reggio Calabria o Modena, con un taglio alle emissioni di gas serra pari a 700 mila tonnellate.

Cosa dovrebbe cambiare in Italia perché ci siano meno ostacoli all’utilizzo degli scarti dell’edilizia? Bisognerebbe aggiornare i capitolati, che attualmente impediscono l’obbligo di utilizzare materiali provenienti dal riciclo. Per questo Legambiente, in collaborazione con Atecap, ECO.MEN ed Ecopneus, ha elaborato il capitolato speciale d’appalto RECYCLE, che ha lo scopo di introdurre i corretti e aggiornati riferimenti normativi che permettano di superare le barriere e le discriminazioni oggi esistenti.

Serve inoltre il riordino e il rispetto della normativa, che ci permetta di seguire i modelli europei più virtuosi. Secondo Zanchini “è necessario l’intervento del Governo”. Esempi di buone pratiche in Italia ci sono già, e stanno a dimostrare che realizzare il cambiamento è possibile, bisogna solo trasformarli dall’eccezione alla regola.

5 novembre 2015
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