Gli Stati Generali della Green Economy hanno concluso questo pomeriggio i propri lavori. Durante questa edizione 2016 sono stati affrontati alcuni dei principali nodi intorno ai quali si gioca il futuro della Green Economy in Italia come nel resto dell’Europa e del mondo. Temi particolarmente caldi sono risultati le strategie di attuazione dell’Accordo di Parigi, il recupero dei rifiuti nell’ottica di una economia circolare e le nuove prospettive della mobilità sostenibile.

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In occasione degli Stati Generali il Consiglio Nazionale della Green Economy ha presentato, all’interno della consueta cornice rappresentata da Ecomondo 2016, un decalogo per avviare l’Italia verso un’economia davvero verde, che sappia dimostrarsi durevole e che stimoli la ripresa degli investimenti e dell’occupazione. Secondo quanto “ha sottolineato Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile:

Le proposte di policy presentate dal Consiglio Nazionale agli Stati Generali della Green Economy– costituiscono un driver per un nuovo sviluppo per l’’Italia. Per rilanciare benessere, qualità ambientale e occupazione servono idee per nuovi beni e nuovi servizi: quelli di una green economy. Il Piano nazionale industria 4.0, per diventare motore di innovazione e rilancio delle imprese italiane, ha bisogno di ben più forti scelte in direzione green.

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Al termine di questa giornata conclusiva gli Stati Generali della Green Economy fanno registrare un numero di oltre 2.000 partecipanti nei due giorni, per 1.500 utenti streaming e circa 80 relatori italiani e internazionali, ai quali si è unito anche il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti.

Ne è emersa una Green Economy italiana ormai matura, si legge in una nota, che appare ormai “pronta a misurarsi sui mercati internazionali”. Una giornata conclusiva che apre nuovi scenari, conclude Ronchi, in vista dell’edizione 2017:

“La giornata conclusiva degli Stati Generali dedicata alle città apre nuovi scenari di lavoro per l’’appuntamento dell’’anno prossimo. Nelle città sono concentrati molti problemi, ma vi è anche un potenziale maggiore per lo sviluppo della Green Economy”.

Queste le 10 proposte presentate in occasione degli Stati Generali della Green Economy dal Consiglio Nazionale:

  1. Attuare l’’Accordo di Parigi sul clima con la definizione di una nuova strategia energetica nazionale basata su tre nuovi target: taglio delle emissioni di gas serra del 50% rispetto al 1990; riduzione dei consumi energetici del 40% rispetto alla scenario tendenziale; soddisfare il 35% del consumo finale lordo di energia con fonti rinnovabili. Ciò dovrà essere reso possibile mediante un Fondo per la transizione energetica alimentato dalla “riallocazione dei sussidi dannosi per l’’ambiente” e da una carbon tax progressiva che parta da 25 euro a ton/CO2 nel 2017 per raddoppiare nel 2030, integrata con l’’ETS (Emission Trading System).
  2. Sostenere l’’impegno dell’’Italia per l’’attuazione dell’’Agenda 2030 dell’’ONU per lo sviluppo sostenibile attraverso un aggiornamento triennale della strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile che contenga come obiettivo chiave quello della green economy.
  3. Sostegno alle politiche finanziarie e fiscali orientate al green mediante politiche pubbliche che incentivino gli operatori finanziari verso eco-investimenti; il sostegno allo sviluppo dei green bonds e una riforma fiscale ecologica.
  4. Promuovere strumenti di contabilità non finanziaria per indirizzare le imprese alla valorizzazione dei capitale naturale, allargando la platea delle imprese che devono fare una rendicontazione non finanziaria ed estenderla anche a Comuni, Regioni e Stato.
  5. Potenziare gli strumenti per lo sviluppo delle start-up green semplificando e velocizzando le procedure, agevolando l’’accesso ai finanziamenti, istituendo un Osservatorio e sviluppando acceleratori dedicati.
  6. Implementare e diffondere il marchio “made green in Italy” nell’’agroalimentare per sostenere la qualità e sostenibilità ecologica dei prodotti agricoli. La gestione di questo marchio deve essere trasparente riguardo l’origine dei prodotti e deve essere garantito da un efficace sistema di controllo.
  7. Sostenere una rapida definizione e il recepimento del nuovo pacchetto delle direttive europee sulla circular economy per i rifiuti. Nel recepimento deve essere previsto che la prevenzione della produzione dei rifiuti venga incrementata attraverso una strategia nazionale che attivi strumenti economici e leve fiscali e che la tariffa venga applicata in modo omogeneo a livello nazionale con incentivi per i comportamenti virtuosi di cittadini e imprese. Si deve puntare sulla raccolta differenziate di qualità e minimizzare il ricorso alla discarica.
  8. Promuovere ed estendere il Green Public Procurement valorizzando le norme del Codice degli appalti attraverso un sistema di monitoraggio, che consenta una raccolta dati omogenea e l’’introduzione di un Piano nazionale di formazione sul GPP.
  9. Riformare i servizi idrici anche per affrontare l’’adattamento climatico riducendo l’’impatto ambientale delle attività di regolazione e approvvigionamento anche rispetto ai servizi eco-sistemici fare un uso efficiente delle risorse ed incentivare il riciclo. Per la realizzazione delle infrastrutture idriche è necessario poi introdurre criteri ambientali minimi nelle gare per l’’aggiudicazione di lavori e servizi.
  10. Sviluppare politiche e misure per una mobilità più sostenibile prevedendo, seguendo l’’esempio di Olanda e Norvegia, che a partire dal 2030 entri in vigore il divieto di immatricolazione per le auto con alimentazione diesel e benzina fossili (le auto quindi potranno avere solo alimentazione elettrica, ibrida, da biocarburanti e gas). È necessario anche varare un Piano nazionale della mobilità che investa nella mobilità sostenibile e incoraggi la sharing mobility.

9 novembre 2016
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