Ecomafia: il record dei reati va alla Campania

Una fila di 82.181 tir carichi di rifiuti, uno dietro l’altro, lunga 1.117 km, più o meno da Reggio Calabria a Milano. È questa l’immagine fornita dal “Rapporto Ecomafia 2011“, il dossier di Legambiente sui fenomeni di criminalità ambientale in Italia presentato oggi a Roma nella sede del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro).

NUMERI

Secondo il rapporto di Legambiente, nel 2010 i clan che prendono parte al business dell’ecomafia sono aumentati rispetto al 2009, toccando la cifra record di 290 e un giro di affari che si aggira sui 19,3 miliardi di euro. Dal punto di vista regionale, la Campania continua a essere al primo posto quanto a numero di illeciti ambientali (3.849 per la precisione, circa il 12,5% del totale nazionale), seguita, nell’ordine, da Calabria, Sicilia e Puglia, dove si è consumato circa il 45% dei reati ambientali denunciati nel 2010.

Secondo le stime, il dato indica una flessione rispetto agli anni precedenti ma ciò è dovuto principalmente alla crescita delle attività illecite in altre regioni italiane, soprattutto quelle nord-occidentali quali la Lombardia, che ora hanno raggiunto il 12% del totale nazionale.

Sul totale di 30.824 reati accertati (+ 7,8% rispetto al 2009), comunque, il 41% è rappresentato dal traffico del cemento (dalle cave all’abusivismo edilizio) e dallo smaltimento illegale di rifiuti (dalle discariche ai traffici illegali), seguono i reati contro la fauna (19%; 5.835 reati), gli incendi dolosi (16%) e gli illeciti nella filiera agroalimentare (15%; 4.520 infrazioni, 2.557 denunce e 47 arresti).

IL BUSINESS DEL CEMENTO

In campo edilizio, il 2010 è stato caratterizzato da 6.922 illeciti e 9.290 persone denunciate. La prima regione come numero d’infrazioni è la Calabria (945), seguita dalla Campania (ben 1.586 persone denunciate) e dal Lazio.

Il dato diventa comunque particolarmente preoccupante se si focalizza l’attenzione esclusivamente sulle coste della Calabria. Nonostante infatti il 100% dei suoi Comuni sia interessato da aree a rischio idrogeologico, è stato accertato un abuso ogni 100 metri (5.210 in tutta la regione di cui 2.000 solo nella provincia di Reggio Calabria).

RIFIUTI TOSSICI

Con un totale di 29 inchieste, 76 aziende coinvolte, 61 persone arrestate e 597 denunciate, il 2010 è un anno da record per gli illeciti legati al traffico di sostanze tossiche di rifiuto. Anche in questo caso, i primi posti nella classifica delle regioni spettano, nell’ordine, a Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, ma, come già ribadito, cresce anche il numero di reati accertati in altre regioni quali Lazio e Lombardia.

La destinazione principale dei rifiuti tossici continua a essere rappresentata dai paesi esteri. Secondo l’Agenzia delle dogane, nel 2010 sono stati rilevati più di 100 reati legati al traffico internazionale di rifiuti, con sequestri nei porti che ammonterebbero a 11.400 tonnellate di rifiuti industriali.

COLLUSIONI

A concludere questo preoccupante rapporto non manca la segnalazione circa il numero crescente di politici, imprenditori e professionisti collusi con le organizzazioni criminali. Secondo le parole del magistrato Roberto Scarpinato, si tratterebbe di un vero e proprio “sistema criminale“, in cui da un lato viene fornita ampia disponibilità di denaro liquido e, dall’altra, competenze professionali e società di copertura.

Non mancano infine alcune piccole critiche all’operato del governo. Secondo il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, infatti:

Per combattere le ecomafie avevamo atteso con ansia il decreto col quale il governo avrebbe finalmente inserito i delitti ambientali nel codice penale. Purtroppo, a oggi, lo schema approvato rappresenta un’occasione mancata: nessuna possibilità di utilizzare le intercettazioni telefoniche e ambientali, niente rogatorie internazionali, tempi brevissimi di prescrizione.

7 giugno 2011
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studio papa, domenica 26 giugno 2011 alle6:20 ha scritto: rispondi »

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