Quasi 30.000 infrazioni accertate nel 2013, per il 25% relative al settore agroalimentare. Più di 300 clan coinvolti, con l’aiuto di funzionari e dipendenti pubblici consenzienti o palesemente disonesti. Sono i principali numeri di Ecomafia 2014, il dossier di Legambiente che monitora e denuncia la situazione della criminalità ambientale in Italia.

Dedicato quest’anno alla memoria di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin e del sostituto commissario di Polizia Roberto Mancini, il dossier è stato illustrato alla presenza dei ministri della Giustizia e dell’Ambiente.

Le infrazioni censite da Legambiente mostrano un lieve calo (-14%) rispetto al 2012, dovuto soprattutto alla riduzione degli incendi. Aumentano invece le denunce (28.360, erano 28.132 l’anno precedente),diminuiscono i sequestri (7.764 nel 2013, 8.286 nel 2012), mentre rimane stabile a quota 160 il numero degli arresti. Sono state 21, infine, le amministrazioni comunali sciolte per condizionamento mafioso nel corso del 2013.

Commenta il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza:

Reati ambientali e corruzione sono strettamente connessi. E all’inizio di quest’anno sembrava possibile uno scatto politico in avanti per affrontarli finalmente con strumenti adeguati. Il disegno di legge sui reati ambientali approvato alla Camera e la gestazione in Parlamento di un disegno di legge sulla corruzione sono iter necessari e a nostro avviso non più rinviabili. Invece, ancora una volta, sono bloccati. La commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti non è ancora operativa.

Eppure, spiega il presidente dell’associazione ambientalista, senza l’approvazione di una legge che inserisca i reati ambientali nel codice penale, colpire gli ecocriminali resta ancora molto difficile.

Tornando ai dati di Ecomafia 2014, il dossier di Legambiente evidenzia un leggero calo del business delle Ecomafie (nel 2013 pari a quasi 15 miliardi di euro mentre era 16,7 miliardi l’anno prima), che si spiega con il calo della spesa pubblica che ha fatto in qualche modo diminuire anche le occasioni di guadagno per le cosche. In crescita, invece, i reati legati al ciclo dei rifiuti, che passano da 5.025 a 5.744, con 6.971 denunce (+ 15,9%) e 90 arresti: 90 (+3,4%).

Quanto invece alla localizzazione geografica, il 40% delle irregolarità è avvenuto nelle 4 regioni a tradizionale insediamento mafioso: in testa la Campania con 953 reati, il 17% del totale, seguita da Puglia, Calabria e Lombardia. Tra le provincie, prima è Napoli, seguita da Roma quindi Reggio Calabria e Salerno.

Boom per i reati del settore agroalimentare, che dai 4.173 del 2012 passano a ben 9.540, con il raddoppio delle denunce e 57 persone arrestate. Diminuiscono notevolmente, invece, gli incendi: dagli 8.304 del 2012 ai 3.042 del 2013 (- 63%). Il rapporto, inoltre, registra numerose truffe nel settore della green economy e delle energie rinnovabili.

Dichiara la direttrice nazionale di Legambiente Rossella Muroni:

Ecomafia 2014 evidenzia un nuovo aspetto delle attività degli ecocriminali che si muovono con strategie sempre più sofisticate camuffate di legalità che si espandono verso nuovi settori. Sul fronte della corruzione è necessaria una risposta urgente perché e proprio l’aria grigia dei funzionari pubblici corrotti che arricchisce e rende ancora più potente l’ecomafia.

Ancora grave, infine, la situazione nella Terra dei Fuochi, con la notizia della sospensione dei campionamenti sui suoli a rischio. Su questo, Legambiente chiede trasparenza e certezze sulla programmazione degli interventi e sui tempi.

11 giugno 2014
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