Dopo tante discussioni e molta attesa, accompagnata peraltro da alcune polemiche da parte degli addetti ai lavori, partono oggi gli ecoincentivi 2013 che hanno l’obiettivo di aiutare i cittadini italiani a svecchiare il parco auto circolante con modelli più parchi e più puliti dal punto di vista ambientale.

>>Leggi le critiche UNRAE agli incentivi auto 2013

Chiarito già nelle scorse settimane come accedere agli incentivi 2013, la partenza dell’erogazione dei contributi prevede fondi complessivi per 120 milioni di euro da suddividere nel trienni che va dal 2013 al 2015.

Per l’anno in corso saranno a disposizione 40 milioni di euro, di cui 35,5 milioni riservati alle aziende e appena 4,5 milioni disponibili per i privati. Proprio questa suddivisione, unita al fatto che le risorse verranno erogate fino ad esaurimento con il rischio di lasciare così a secco numerosi cittadini, ha attirato polemiche e critiche da più parti.

Incentivi auto ecologiche 2013 dal 14 marzo: come richiederli

Non sono pochi, infatti, coloro che hanno fatto notare come gli incentivi 2013 dureranno pochissimo, soprattutto per quanto riguarda l’utenza privata. Le scarse risorse rischiano di andare esaurite nel giro di pochi giorni (alcuni ipotizzano addirittura che possano durare solo alcune ore) e difficilmente consentiranno davvero di svecchiare il parco auto italiano, avendo così un impatto nulla sia dal punto di vista ambientale che da quello puramente economico, in quanto gli stessi costruttori e i concessionari contavano sui contributi statali per risollevare le sorti di un mercato ormai in crisi da qualche anno.

Eppure, nonostante le interessanti premesse, il Governo ha preferito rivolgere la propria attenzione ai veicoli aziendali, a quelli in dotazione agli enti e ai mezzi adibiti ad uso pubblico, come taxi e vetture da noleggio, spiegando la scelta con la necessità di aiutare il ricambio di questo genere di modelli, in quanto si tratta solitamente di auto con forti percorrenze chilometriche annue.

In realtà, anche tale scusa appare un po’ claudicante, soprattutto alla luce delle limitazioni imposte alle aziende che voglio accedere agli incentivi. Per avere diritto al bonus la clientela aziendale, a differenza di quanto avviene per i privati, ha l’obbligo di rottamazione di un veicolo con almeno dieci anni di età, il che, tradotto nella realtà, potrebbe rendere ancora più esiguo il numero di aziende che riusciranno ad accaparrarsi il bonus.

La causa, in questo particolare caso, risiede nel fatto che raramente le flotte aziendali o i veicoli ad uso pubblico sono vetture con almeno dieci anni di servizio sulle spalle, mentre è più frequente che tale condizione sia verificabile su una vettura privata, specie se il proprietario non è in una condizione economica tale da consentirgli di effettuare un ricambio del proprio modello ogni quattro o cinque anni, come invece avviene per tanti mezzi commerciali.

Si tratta quindi di apparenti contraddizioni e controsensi che rischiano di inficiare un’iniziativa che pur essendo di base lodevole e degna di nota, rischia non solo di pesare sulle case di uno Stato sempre più in difficoltà dal punto di vista del bilancio, ma di trasformarsi addirittura in una sorta di “beffa” per tutti quei cittadini alle prese con i morsi della crisi che speravano nell’arrivo degli aiuti governativi per sostituire la vecchia utilitaria ormai superata e inquinante. Una sorta di commedia dai toni agrodolci in cui a rimetterci, come sempre, potrebbe essere ancora una volta il cittadino meno abbiente.

14 marzo 2013
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